Un disastro annunciato

Il fuoco inizia a divampare nella mia mente il giorno prima degli incendi scoppiati in Val di Susa. Durante un’escursione sulle mulattiere di pietra assetate incontriamo due signori in divisa. Gli chiedo a quale corpo appartengono: “Siamo ex guardiacaccia della Città Metropolitana di Torino. Ora facciamo parte della Vigilanza Faunistica-Ambientale“. Mi spiegano, poi, che controllano i cacciatori e ultimamente sono stati anche a verificare la presenza del lupo nelle Valli di Lanzo. “Ce ne sono tanti, le tracce si trovano!“.
Non mi ricordo di aver mai incontrato durante le mie uscite in montagna queste persone che hanno certamente un compito importante: “sorvegliare e conservare il patrimonio naturale e l’assetto ambientale“, come scoprirò su internet.
Domando quanti sono in forze.
Eravamo in 86. Ora siamo rimasti in 17 e dobbiamo interessarci di tutto l’ambiente della ex Provincia di Torino“.
Diciassette… Penso alle Alpi di Torino… Val Pellice, Val Chisone e Germanasca, Valle di Susa, Valli di Lanzo, Valle Orco, Valle Soana, quella di Ribordone, di Traversella… Un territorio enorme e ricco di natura lasciato praticamente abbandonato!
Ma attenzione, oltre ad essere rimasti in pochi, abbiamo solo 100 euro al mese per la benzina! Quando finisce, e succede in fretta, rimaniamo in ufficio in mezzo alle scartoffie“. Leggi il resto dell’articolo

Nel cuore delle Alpi

Più gli anni passano e più mi sento vicino alla montagna di personaggi come Renzo Videsott, Anacleto VerrecchiaVirgilio Giacchetto, o di quel Guardaparco incontrato tra le pagine di un libro che mi ha proiettato verso escursioni indimenticabili. Personaggi che hanno avuto in comune qualcosa di importante da proteggere per consegnarlo all’avvenire.

In alta Val d’Ala (Valli di Lanzo), sospeso sul Piano della Mussa, il Piano della Ciamarella (2100 m) è nel cuore delle Alpi Graie meridionali. Dominato dalla mole dell’Uja di Ciamarella (3676 m), dall’Albaron di Sea (3261 m) e dalla Bessanese (3620 m), si concede come un affascinante ed incantevole punto di contatto grazie ad un umile sentiero che arranca fino al Ghicet di Sea (2726 m), valico che porta nel Vallone di Sea e nella Val Grande.

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Madesimo, la perla della Valchiavenna

Canalone sotto la cima Groppera (2948 m): qui si progetta di fare un tunnel

Testo e foto di Maria Luisa Ravazzi

A Madesimo, LA perla della Valchiavenna, ci si arriva da Como con la statale SS 36 Milano – Colico – Lecco o da Como con la statale Regina SS 340 o dal più famoso Passo dello Spluga (chiuso d’inverno) o dal Passo del Maloja SS 37.
E’ un paesino circondato da vette alte; si pensi che in Val di Lei si scia a circa 2900 metri. Chi impara a sciare a Madesimo scia dovunque perché già anni e anni fa le piste erano veramente difficili. Quelle che chiamano rosse da altre parti si possono tranquillamente definire nere e la più nera delle nere è il famoso Canalone descritto ampiamente da Dino Buzzati che l’ha definita la più bella pista delle Alpi.
Madesimo ERA altresì famosa per le sue acque termali e per Carducci che vi soggiornò per diversi anni.
E’ una conca meravigliosa che termina con la montagna che vedo da casa mia che si chiama Pizzo Spadolazzo.
Solo soggiornando lì si possono effettuare tante camminate ad alta quota senza dover nemmeno spostare l’auto.
E io che ci vado da quando avevo sei anni, da sempre la considero il mio “buen ritiro”. Dal momento che non sono più giovanissima ricordo persino il vecchio stabilimento dove Carducci andava.
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C’era una volta un sentiero

Comincio con una precisazione doverosa: quanto segue esprime pensieri ed opinioni personali e non il punto di vista ufficiale del CAI.
IMG_1261rLa primavera scorsa, nell’ambito delle attività della Commissione Sentieri del CAI di Lanzo, volte al recupero ed alla valorizzazione di vecchi sentieri abbandonati, è stato ripulito e segnalato il sentiero sulle pendici del Monte Rosso, che collega Cantoira con le borgate abbandonate di Senale e Pian Uccello (Val Grande di Lanzo), passando a fianco del dolmen del Rio Combin per poi ridiscendere verso la Stura all’altezza della frazione Bergognesco e tornare così al punto di partenza, realizzando un bellissimo percorso ad anello.

Da Senale un altro sentiero, attraverso un meraviglioso traverso pianeggiante in faggeta, permette di raggiungere il sentiero storico 301 che da Cantoira sale a Santa Cristina.
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Strade, moto, quad sui sentieri del Piemonte (e nel resto d’Italia)

A piedi in Piemonte vol.3Come suggerisce il titolo di questa bella pubblicazione, la natura del Piemonte può riservarci fantastiche sorprese se le andiamo incontro a piedi. E ai nostri piedi, che amano portarci lontano, basta davvero poco per muoversi e sentirsi liberi.
Appena sfoglio le prime pagine di “A piedi in Piemonte“, scritto da Filippo Ceragioli, Aldo Molino e Mariano Salvatore, e stampato da Iter Edizioni nel 2008, mi imbatto sulle indicazioni pratiche dove, guarda caso, ci sono anche quelle relative alle strade, alle moto e ai quad: qui gli autori denunciano il rischio di devastazione della rete sentieristica piemontese.
Chi segue questo blog sa bene che nulla è cambiato negli ultimi anni, anzi, le cose peggiorano e l’escursionismo è sempre più minacciato e sotto attacco dalle politiche di sviluppo (?) per la montagna e dalle lobby dei motori (accoppiata perfetta). Nel 2013 l’Emilia Romagna ha legiferato dando la possibilità di percorrere i sentieri di montagna anche con mezzi motorizzati. Lo scorso anno invece è stata la Lombardia ad approvare una legge che consente ai Comuni di autorizzare lo svolgimento di manifestazioni che prevedono l’utilizzo di mezzi a motore su sentieri, mulattiere e boschi.


Strade, moto, quad

Testo di Filippo Ceragioli, Aldo Molino e Mariano Salvatore.

ruspaPer l’escursionista le strade sterrate sono meno piacevoli che i sentieri, ma camminare su sterrato è pur sempre meglio che non sgambare sul duro asfalto. Nella prima edizione di questa guida ci auguravamo che qualche amministratore si accorgesse prima che fosse troppo tardi di come i sentieri e le mulattiere siano un bene prezioso da salvare dalla distruzione. In qualche caso l’augurio è stato messo in pratica, ma a inficiare il lavoro di non pochi amministratori illuminati il partito dello sviluppo ad ogni costo ha proseguito insensibile nella sua strada. Ci si lamentava allora di “ruspa selvaggia”. Quelle considerazioni valgono tuttora. Strade agro-pastorali si insinuano nei boschi, sulle colline e nelle valli e decretano l’abbandono o la distruzione – a colpi di ruspa – delle vecchie mulattiere. E alle prime piogge, essendo ques’ultime fatte quasi sempre senza il minimo criterio che non sia quello del minore costo possibile, ecco frane, smottamenti e fango. Leggi il resto dell’articolo

Il mega elettrodotto delle Valli di Lanzo

Panorama da Punta Serena

Panorama da Punta Serena con il Santuario di Sant’Ignazio sullo sfondo

[…] La diversità di paesaggi, specie e geni continua a diminuire nelle Alpi. Spesso le strategie e le normative a protezione della biodiversità non sono attuate efficacemente. Settori chiave quali l’agricoltura, l’energia o i trasporti hanno obiettivi in parte contrapposti. La pianificazione territoriale, anello di congiunzione tra questi settori, dovrà fare sì che la biodiversità e l’interconnessione ecologica non cadano vittime degli interessi di singoli soggetti. Perché la protezione della biodiversità sia riconosciuta come obiettivo sociale è necessario mettere in evidenza l’utilità degli ecosistemi funzionanti. La CIPRA è impegnata in questo senso fin dal 1952, anno della sua fondazione. E supporta i Comuni che svolgono un ruolo determinante ai fini della conservazione a lungo termine della biodiversità. […]
Dal Rapporto annuale 2014 Cipra Internazionale

Se avete voglia di capire qualcosa di più di questa opera ciclopica, vi suggerisco alcuni documenti per riflettere. Leggi il resto dell’articolo

La Luna di Baldissero

I Monti Pelati di Baldissero Canavese

Questo non è un post astronomico, come il titolo potrebbe lasciar supporre, ma è invece dedicato ad un luogo decisamente particolare, situtato indicativamente tra i paesi di Castellamonte, di Vidracco e di Baldissero Canavese, ovvero i Monti Pelati. Si tratta di fatto di una serie di rilievi molto modesti, che si sviluppano appunto nel Canavese, e molto conosciuti nell’ambito naturalistico piemontese. Come mai? Perché sono in sostanza piccole montagne prevalentemente “pelate” (come dice il nome) a causa della loro natura geologica che certamente non favorisce la crescita di una ricca e lussureggiante vegetazione.

Questo non vuol dire che non vi sia vegetazione, anzi, vi sono infatti alcune specie piuttosto interessanti dal punto di vista biogeografico, solo che le specie arboree sono decisamente scarse, sia per le caratteristiche del suolo e sia, occorre sottolinearlo, per l’azione dell’uomo che a più riprese, e a diversi livelli, ha interferito con le dinamiche ecologiche dell’area. Questa relativa mancanza di una flora lussureggiante rende i Monti Pelati immediatamente riconoscibili, tanto che spiccano con evidenza in mezzo alle aree boscate dei dintorni.

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Appello per la salvaguardia dei corsi d’acqua

Acque trasparentiL’acqua è fonte di vita preziosa ma – ahimé – bistrattata, dimenticata e lasciata indifesa dal nostro Paese. Siamo decisamente in ritardo nel recepire le direttive europee e nell’adeguamento della normativa nazionale sulla gestione delle acque.

Occorre rivedere e modificare il sistema degli incentivi (i certificati verdi) e le regole per salvaguardare e tutelare gli ultimi corsi d’acqua naturali e la loro biodiversità.

In Italia, l’energia idroelettrica ha un ruolo importante nella produzione delle fonti rinnovabili per ridurre le emissioni di CO2 ma è necessario ripensare con attenzione allo sfruttamento eccessivo dei corsi d’acqua prima che sia troppo tardi. In Piemonte la totalità dei corsi d’acqua con significativa portata sono già stati interessati da derivazioni, che spesso, lo ricordiamo, non essendoci controlli, non rilasciano assolutamente il deflusso minimo vitale previsto, con grave danno per gli ecosistemi fluviali.

E poi siamo sicuri che l’acqua, con il cambiamento climatico in corso, è un bene infinito?

A fronte di questa drammatica situazione, oltre cento tra comitati ed associazioni ambientaliste hanno firmato l’appello nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico (qui il documento in pdf ) promosso dal CIRF, Centro italiano per la riqualificazione fluviale.

Questo appello nazionale rivolto al Ministero dello Sviluppo Economico, al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Parlamento, alle Regioni, alle Province Autonome di Trento e Bolzano e al Segretariato della Convenzione delle Alpi è stato presentato il 28 ottobre scorso alla Camera dei Deputati.

Tra le associazioni firmatarie anche il Club Alpino Italiano, nella persona del Presidente Generale Umberto Martini.

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La fata del fuoco

salamandra3Inaspettati incontri si sono verificati per tre settimane di fila.

Ho anche effettuato un salvataggio dietro casa: l’ho presa e lasciata libera nei prati, in prossimità di castagni e di un rivo d’acqua e lontano dal traffico delle auto perché temevo venisse schiacciata ed investita.

Sto parlando di salamandre pezzate trovate sul mio cammino.

Sono quelle dipinte di nero con sgargianti pois gialli, pelle lucida, liscia e lunga coda ed hanno una buffa camminata. Per difendersi dai predatori e per proteggere la pelle dalle infezioni, secernono una sostanza leggermente tossica. Leggi il resto dell’articolo

Andar per laghi alpini…

Il Piemonte è zona ricca di laghi e non ne difettano le meravigliose Alpi Graie meridionali…

Tra rocce montonate o rododendri, in mezzo ad altopiani, incastonati tra i monti, vicini ad alpeggi o in ambienti severi e selvaggi, circondati da boschi di faggi, solitari, grandi, minuscoli, artificiali, con acque cristalline o scure, di facile accesso o più appartati, pescosi, con piccoli girini e ranocchie, ricchi di leggende e fate dell’acqua, i laghi alpini costellano le nostre Valli.

Per lo più sono di origine glaciale, generati dal lavorio millenario e lento dei ghiacciai che ha creato delle depressioni riempitesi d’acqua una volta ritiratosi. Il Lago di Malciaussia è artificiale, il Lago Dietro la Torre ed il Lago della Rossa sono semi-artificiali.

Nell’arco dei millenni questi specchi d’acqua solitamente sono destinati a scomparire ed interrarsi. I torrenti immissari spostano e versano detriti, sabbia, terra e ciottoli fino a colmare la loro superficie, trasformandosi così in torbiere.

I laghi d’alta quota vivono in ambienti estremi (estati brevi ed inverni lunghi e severi). Sono dei piccoli ecosistemi lontani dagli insediamenti umani ma soggetti ai cambiamenti climatici ed agli impatti antropici che minacciano il loro delicato equilibrio.

Questa carrellata di foto racconta della loro avvenenza, delle loro acque – a tratti trasparenti, a tratti tenebrose -, della neve e del ghiaccio, delle cime che fan capolino dentro di esse, delle nebbie che li avvolgono, dei prati fioriti e del vento.

Qui per lo slideshow

Vi invito a raggiungerli per godervi questa magia.

Per chi poi desidera approfondire la conoscenza dei laghi piemontesi: “Tutti i laghi senza lacune. Ecosistemi, risorse, patrimonio da preservare“, pubblicazione a cura dall’Arpa Piemonte (scaricabile gratuitamente).

Le Chardon bleu

Il Chardon bleu o La Reine des Alpes (Eryngium alpinum) è una delle tante meraviglie che si possono incontrare andando a spasso perIMG_1114 i monti.

Purtroppo la sua bellezza, insieme ad altri fattori come l’abbandono dei pascoli alpini, è stata anche la causa della sua quasi totale scomparsa dalle Alpi. Esiste però un posto dove la sua popolazione è ancora notevole: si tratta di un vallone laterale, il Vallon du Fournel, della valle della Durance, compreso nel Parc National des Ecrins nelle Alpi francesi. Leggi il resto dell’articolo

Il Pasé. E una strada, o due…

Pasé

“Il Pasé” in Val Grande di Lanzo (foto Camosci bianchi)

Al post “Una storia conosciuta da pochi sulle montagne di Gian Piero Motti” fa purtroppo seguito questo di dragoonflame dove potete ammirare l’opera meravigliosa di “sviluppo economico” che si sta realizzando in Val Grande di Lanzo.

La storia di questa pista forestale va avanti dal 1998. Adesso finalmente la miseria umana è riuscita a fare breccia tra coloro che hanno fatto di tutto per difendere questa meravigliosa zona delle Valli di Lanzo, anche ricorrendo al Consiglio di Stato.

C’è da stupirsi in questo Paese? Dove siamo riusciti a far crollare anche Pompei? C’è da meravigliarsi se stiamo diventando sempre più poveri quando siamo incapaci di intercettare le vere e concrete possibilità di sviluppo economico? Quelle che andrebbero a beneficio di tutti e non solo dell’impresucola con la draga e del progettista di zona?

Questa strada la si sta facendo grazie ai fondi dell’Unione Europea. Ma visto che trattasi di soldi che piovono dal cielo, invece che andare a devastare un intero versante di una montagna, non sarebbe più furbo ed intelligente prendere i soldi e fare delle buche? E poi dopo riempirle? Almeno si lascerebbe la possibilità alle future generazioni di godere di ambienti intatti dove ritrovare benessere  – per il fisico e per la mente – lontano da metropoli appestate di strade, di inquinamento e di logiche predatorie (che ormai hanno infettato anche le vallate alpine), in paesaggi e natura che meritano di non vedere incisi nelle loro straordinarie bellezze la mediocrità umana.
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“Noi nelle Alpi”, un coordinamento per difendere la montagna

Noi nelle Alpi

9 luglio 2014

Nasce il Coordinamento “Noi nelle Alpi”: difendere la montagna e promuovere lo sviluppo del turismo sostenibile.

Alcune Associazioni che da sempre seguono i problemi della montagna si sono unite in coordinamento, unendo risorse e specifiche competenze; tale coordinamento, che ha assunto la denominazione di “Noi nelle Alpi”, si pone l’obiettivo di promuovere la montagna attraverso uno sviluppo turistico rispettoso dell’ambiente alpino e contrastare iniziative che danneggino l’ecosistema naturale.

“Noi nelle Alpi” dialoga con le istituzioni regionali e le amministrazioni locali, portando proposte per un turismo delle terre alte distribuito nelle quattro stagioni, che porti benessere e occupazione alla gente di montagna senza distruggere il patrimonio naturale. Il futuro del turismo montano non è la monocultura dello sci ma una serie di progetti che garantiscano presenze turistiche dodici mesi all’anno, tra i quali:

  • diffondere il turismo escursionistico non solo nella stagione estiva
  • promuovere itinerari di scoperta del patrimonio culturale e naturale
  • sviluppare l’accoglienza locale con la creazione di “alberghi diffusi” recuperando il patrimonio residenziale in stato di abbandono
  • valorizzare i percorsi storici ed i sentieri tematici
  • valorizzare anche in autunno e primavera il turismo alla scoperta dei sapori della tradizione locale coinvolgendo le aziende agricole sul territorio
  • proporre la mobilità dolce con navette, servizio taxi per gli escursionisti, uso integrato del treno, veicoli elettrici, noleggio biciclette per ridurre l’inquinamento causato dai mezzi a motore
  • rispondere alla richiesta di tranquillità e vita sana con offerta di vacanze-benessere
  • recuperare l’agricoltura di montagna

AGRAP (tel. 0121.842664; segreteria.agrap@gmail.com)

CAI Piemonte (tel. 011.5119480; cai.piemonte@libero.it)

Italia Nostra Piemonte e Valle d’Aosta (tel. 349.2944119; piemonte-valledaosta@italianostra.org)

Le Ciaspole (tel. 347.4049039; leciaspole@leciaspole.it)

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta (tel. 011.2215851; info@legambientepiemonte.it)

Mountain Wilderness Piemonte e Valle d’Aosta (tel. 327.9104555; gonella@mountainwilderness.it)

Pro Natura Piemonte (tel. 011.5096618; torino@pro-natura.it)

WWF Piemonte e Valle d’Aosta (tel.011.4731746; piemonte@wwf.it)

Giovane Montagna, sezione di Pinerolo (tel. 340.1996968; segreteria@giovanemontagnapinerolo.it)

Qui il volantino “Noi nelle Alpi” da scaricare in formato pdf (186 KB).


Se non si uniscono le forze di tutti coloro che vogliono difendere le Alpi, in pochi decenni delle nostre montagne non ne rimarrà più niente, e non solo perché i ghiacciai scompariranno per i nostri devastanti stili di vita, ma anche e soprattutto perché (così Paolo Rumiz nel 2009) “viviamo un momento terribile in cui c’è un assalto alla baionetta alle ultime risorse pulite del paese, che si trovano tutte quante in quota“.

Predatori di ogni sorta guardano alle montagne come alle ultime risorse naturali da monetizzare senza scrupoli (anche grazie ai fondi europei che nessuno controlla come vengono spesi), dopo che buona parte dell’Italia è stata ridotta ad un’immensa Terra dei Fuochi.

Leggete cosa già scriveva Paolo Rumiz nel 2008. Lettera la sua inviata al 98° Congresso Nazionale del CAI di Predazzo.

Una storia poco conosciuta sulle montagne di Gian Piero Motti

pista forestale tra Pera Bereghina e Castello

Un tratto di una delle due piste del progetto definitivo. Cliccarci sopra per ingrandire.

Grazie ad un commento dei “Rocciatori Val di Sea“, lasciato sul post “Nel vallone di Trione”, veniamo a conoscenza di questa tristissima notizia per noi che apprezziamo molto i paesaggi delle Valli di Lanzo e tanto ci impegniamo per farli conoscere:

«[…] a proposito di Rivotti e Alboni… prepariamoci a due nuove strade: una che collega Pera Berghina ai Ghielmi che si sovrapporrà all’attuale sentiero balcone e l’altra da Alboni alle Benne quindi a Roci Ruta e alla Vaccheria, per raggiungere i Pasè con largo tornante e infine Pian delle Riane (!!!). I lavori inizieranno tra breve.»

Questa strada è dal 1998 che si cerca di fare in Val Grande (siamo nel territorio del Comune di Groscavallo, in provincia di Torino). Ne siamo venuti a conoscenza qualche tempo fa grazie ad un articolo dell’avvocato Fabio Balocco, consigliere di Pro Natura.

Del progetto relativo a questa pista carrozzabile nel 2011 si è interessato anche il WWF, qui il link.

Poi più nulla.

Abbiamo saputo da alcuni testimoni che le ruspe sono entrate in azioni da qualche settimana partendo da Pera Berghina (1564 m) che si trova a nord dei Rivotti (versante a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo).

Adesso proviamo a capire come mai in Italia ci sono buone leggi ma vengono sostanzialmente e tranquillamente “scavalcate”.
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Vassola ed idroelettrico

Torrente alpinoNell’ultimo numero di alpMedia il pensiero della CIPRA traspare limpidamente: “I corsi d’acqua alpini non sono rinnovabili”, si ritiene cioè che nelle Alpi non vi sia posto per nuovi impianti idroelettrici.

Il 90% circa dei torrenti alpini e dei fiumi è già utilizzato per la produzione di energia idroelettrica che “se fonte pulita, locale e rinnovabile, non può comunque evitare un impatto notevole sia sugli habitat naturali sia sul paesaggio”.

La CIPRA chiede “di preservare il rimanente 10% dei corsi d’acqua alpini attualmente ancora integri, e di porre fine alla realizzazione di qualsiasi nuovo impianto idroelettrico che li riguardi. Non è infatti questa la soluzione al problema energetico, che è invece legata, in primo luogo, alla riduzione dei consumi e all’utilizzo più efficace ed ecologico degli impianti stessi.Leggi il resto dell’articolo