Ciaminal, il sogno al calar del sole

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Tcheminàl e Tcheminàl dl’Anvèrs, indicati sulle cartine come Ciaminal/Chiominale/Ceminale e Casa Inversa, è un luogo posto a poco più di 1100 metri di altitudine e gode di una vista ampia e spettacolare a 180° su due vallate della Valli Lanzo (provincia di Torino). Si affaccia infatti sul crocevia della Val Grande e della Val d’Ala, frontalmente al santuario di Santa Cristina. Alle spalle ha la Valle Tesso e, a circa mezz’ora di cammino sul sentiero n. 332, si trova la cappella di San Giacomo di Moja.

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A sinistra la Val d’Ala. A destra la Val Grande.

Il “Ciaminal”, come usualmente viene definito dagli abitanti di Ceres, non è visibile dalle strade comunali. Occorre percorrere una carrareccia privata per giungere in questo luogo alpino appartato e particolare.
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Montagna masticata

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Si parte per il bellissimo Lago d’Afframont (1986 m) dal Villaggio Albaron di Balme (alta Val d’Ala)

L’edizione 2014 del Blogger Contest “la mia montagna nel blog”, ideato da altitudini.it in collaborazione con Le Dolomiti Bellunesi e l’associazione bergamasca Gente di Montagna, è stata vinta dal bellunese Fre mentre al secondo posto è arrivata Simonetta Radice. Terzo posto per Stefano Lovison.

Così ci informa Planet Mountain su questo concorso che porta gli scrittori della Rete a confrontarsi sulla loro visione della montagna nel XXI secolo.

Forse vi chiederete perché i camosci non hanno partecipato al concorso. La risposta è molto semplice: abbiamo mancato il termine utile per trasmettere i post, forse troppo presi a rincorrere le piste forestali che stanno appestando le Valli di Lanzo e ad inseguire la memoria dell'”Ultimo volo dei ragazzi di Sua Maestà“.

Non possiamo essere particolarmente dispiaciuti di tale mancanza perché proprio ieri, dopo aver ricevuto via posta ordinaria l’ultimo numero di Montagne360, ci accorgiamo di essere stati presi in considerazione dal mensile del CAI nella pagina dedicata al Web & Blog. Leggi il resto dell’articolo

Albini

AlbinaQuando lessi il libro “L’estate di Albina“, suggeritomi dall’amico Gianni Castagneri, non pensai che nel romanzo ci fosse una storia vera, quella del camoscio bianco che fu avvistato nel 1968 per poi, dopo qualche anno, scomparire a causa della proverbiale inadeguatezza umana ad abitare il pianeta Terra.

L’autore, Virgilio Giacchetto, è una di quelle persone che vorresti avere sempre con te quando scarpini sui sentieri alpini. Ma è anche una di quelle persone che vorremmo incontrare più spesso anche nella quotidianità, stante il suo grande amore per la natura e il suo vivo e limpido rispetto per gli animali che con noi condividono la vita. E soprattutto per il suo rispetto per il “silenzio”, la materia più preziosa che la montagna sa custodire, sempre che certi esemplari di esseri umani (tanti, purtroppo), con la loro alienante estraneità, riescano a starne sufficientemente distante.

E’ quel “silenzio” che noi albini reclamiamo quando l’uomo contemporaneo si avvicina alla soglia – un umile sentiero di montagna? – superata la quale dovrebbe essere in grado di intercettare il limite nel suo agire.


Testo e foto di Virgilio Giacchetto

La Valle d’Aosta si rivela terra interessante non solamente per le sue meravigliose montagne, per i laghi alpini e le vallate ricche di scorci suggestivi, ma anche per la sua fauna selvatica che da qualche tempo si è arricchita, grazie al ritorno di specie considerate estinte sull’insieme del suo territorio. Sino all’anno scorso un branco di lupi ha sfruttato come zona di caccia le tre vallate del Gran Paradiso e gli avvistamenti di diversi esemplari, nonché le tracce di predazioni all’interno e ai margini dei confini del Parco Nazionale, sono state numerose e ampiamente documentate da fotografie e testimonianze di chi ha avuto la fortuna di imbattersi in questi affascinanti animali. Si sono registrati inoltre, in particolare negli anni novanta, alcuni avvistamenti della lince e inequivocabili impronte lasciate sulla neve dallo schivo, splendido felino.

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La montagna dolce è l’unica possibile

logo Sweet mountains

logo Sweet mountains

Il rosa evoca un ritorno alla fanciullezza, alla dolcezza, al tramonto. Un colore che dipinge ed abbellisce le pareti delle montagne e contrasta con la sua “rudezza”.

Il progetto Sweet mountains intende creare una rete di turismo consapevole nelle Alpi Nord-occidentali che diverrà esecutiva entro la fine di ottobre.

L’Associazione Dislivelli lo presenta, in collaborazione con Slow Food, al Salone Internazionale del Gusto – Terra Madre 2014 per essere operativa nella stagione invernale 2014-2015.

Mi è piaciuto intitolare questo post con il decimo comandamento di Sweet Mountains ovvero “La montagna dolce è l’unica possibile”.
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Il dolmen del Colombin

dolmen ColombinDa quando, tre anni fa, avevo letto dell’esistenza di un Dolmen nel vallone del Colombin, riuscire a trovarlo era diventata una questione di puntiglio. Purtroppo le scarse citazioni di questo monumento megalitico, davano soltanto indicazioni approssimative circa la sua reale posizione. Un paio di volte abbiamo provato a cercarlo nel posto sbagliato, erroneamente convinti che si trovasse nei pressi dell’Alpe Colombin. La settimana scorsa, guardando la cartina della Val Grande realizzata dal CAI di Lanzo, ho notato che vi è riportato il dolmen; la posizione desumibile dalla cartina è poco a valle della parete denominata “La California” sulla quale Marco Blatto e compagni hanno tracciato numerose vie di arrampicata. Confidando nella precisione della carta, una rapida esplorazione il giorno successivo, ci ha permesso finalmente di trovarlo.

Siamo ancora in Val Grande di Lanzo, la stessa in cui si trova il dolmen di Cantoira, di cui ho ampiamente parlato in un post precedente, e precisamente a monte del paese di Forno Alpi Graie, in un vallone laterale sulla sinistra idrografica detto appunto “del Colombin”, che culmina con il Colle della Piccola. Leggi il resto dell’articolo

Blu cielo

blu cieloIn montagna il cielo è di un azzurro-blu intenso ed i fiori sono di una colorazione vivace e sfrontata. I colori vividi dei fiori (arancio, giallo, viola, azzurro, rosa, blu, bianco)  sono una difesa e garanzia di sopravvivenza data la brevità della stagione estiva e del caldo ad alte quote. Tali colorazioni servono ad attirare il maggior numero di insetti impollinatori possibili per perpetrare la riproduzione della specie.

Ma del colore del cielo non ero riuscita a darmi alcuna spiegazione finché mi è capitato tra le mani un volumetto edito da EditorialeDomus (Collana Meridiani Montagne Narratori) intitolato Un gentleman in cima al Weisshorn – Memorie del grande alpinista-scienziato vittoriano.

Questo libercolo riporta sia gli scritti di John Tyndall in merito alla  prima salita del Weisshorn che alcuni brevi suoi trattati sui colori dell’acqua, del ghiaccio e del cielo. Leggi il resto dell’articolo

Articolo 9

Art. 9 della Costituzione Italiana

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

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Segnalo il documento “Elezioni nazionali 2013:  AGENDA AMBIENTALISTA per la Ri/Conversione ecologica del Belpaese” stilato da sette importanti associazioni ambientaliste Italiane (C.A.I., FAI, Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, T.C.I., W.W.F.)

Queste,  scandagliando  i Programmi e le Agende dei partiti e delle coalizioni in lizza per le Elezioni 2013, evidenziano gravi carenze e mancanze di obiettivi sostenibili sul presente e futuro prossimo del nostro Paese e scrivono una loro Agenda con 80 proposte su 12 filoni fondamentali per la riconversione.

Infine, queste sette Associazioni ambientaliste, che hanno chiesto incontri a tutte le parti politiche coinvolte,  le risposte ai punti salienti proposti verranno pubblicate su un “Diario elettorale”, che è consultabile sui siti web delle singole Associazioni.

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Luoghi persi, tra memoria e futuro

Spaesati“Ritorno al paese che non c’è”, così si intitola l’estratto del libro Spaesati, che ha scritto Antonella Tarpino, e che Einaudi Editore mette online (qui l’estratto).

«Futuro e rovine sembrano termini incongrui. Eppure il racconto dell’Italia caduta ai margini e spaesata (dalle baite alpine del nord-ovest un tempo teatro della guerra partigiana, alle cascine della Bassa ora riabitate da Indiani fino ai borghi irpini, abruzzesi del post terremoto e alla Calabria dei tanti paesi abbandonati) suggerisce un vocabolario inatteso che ci attrezza al futuro impervio dei  nostri giorni: la tenacia del fragile, la speranza nella memoria, il senso (così concreto in montagna) del limite troppo spesso varcato».

Antonella Tarpino è stata invitata da Corrado Augias nella trasmissione “Le Storie” per presentare questo libro dal cui estratto traspare tutta la bravura di questa storica nel farci posare l’anima nei luoghi persi dell’Italia (qui la puntata). E in quei luoghi si riconoscono le montagne dietro casa, quelle dove non nevica firmato, i villaggi che navigano senza tempo nelle vallate non triturate dalla globalizzazione e dall’omologazione.

Un viaggio che parte da Paraloup (ne ho parlato qui e qui) per attraversare l’Italia lungo i luoghi degli spaesamenti. Spaesamenti che, per chi ha occhi attenti e sensibili, possono aiutare a vedere lontano.

Antonella Tarpino, Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro

La montagna dentro (2)

pastoreSono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere“.

Mi ha impressionato molto la drammatica vicenda del pastore della Valle Divedro Walter Bevilacqua che ha scelto di non sottoporsi ad un trapianto di rene per poter continuare a vivere.

Da quanto sto apprendendo dai mass media (anche sui notiziari della tv), le montagne perdono un uomo davvero speciale che aveva vissuto solo per gli animali e l’agricoltura.

Prima di tutto, prima di ogni riflessione, c’è la domanda: “Ma io lo avrei fatto?”. La risposta non è immediata, ma alla fine è un “no, forse no”. La mia debolezza mi scuote e solleva allo stesso tempo. Eppure, di fronte a Walter Bevilacqua, tolgo il cappello, con quel soffio di devozione piccola ma sincera che può sorgere anche tra uomini lontani.”

Così scrive Pino Suriano su “Tempi“.

Ecco quello che ho trovato su internet:

Il sacrifico del pastore. Rinuncia al trapiano e muore” – Vanity Fair (18 gen. 2013)

Lascio il mio posto a chi ha famiglia. Rinuncia al trapianto e muore” – La Stampa (19 gen. 2013)

La cordata umana che ha unito Torino con Susa

Con estrema gentilezza, l’amico Lodovico Marchisio mi ha trasmesso la relazione in merito Sentiero Umano che ha unito Torino con Susa venerdì scorso, il “giorno della fine del mondo (21-12-2012)”, e che volentieri pubblico qui, visto che ne avevo accennato (qui il post).

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La cordata umana che ha unito per tre minuti dalle 12,21 alle 12,24 Torino con Susa venerdì 21 dicembre è partita (idealmente perché la gente non si è mossa dal punto in cui era stata dislocata) da piazza Castello a Torino, percorrendo via Po, via Cernaia, incanalandosi poi su corso Francia sino a raggiungere tutte le località della bassa val di Susa ed arrivare nel cuore di Susa transitando per tutti i paesini della valle. Sono stati uniti circa 53 km di catena umana ideata da Michelangelo Pistoletto, artista, pittore e scultore italiano, animatore e protagonista della corrente dell’arte povera, che ha espresso la sua idea con queste significative parole:

L’umanità ha vissuto due paradisi, il primo in cui era totalmente compresa nella natura, il secondo in cui si è espansa in un proprio mondo artificiale cresciuto fino a confliggere con il pianeta naturale. È venuto il momento di dare inizio al Terzo Paradiso nel quale l’umanità riuscirà a conciliare e coniugare l’artificio con la natura, creando un nuovo equilibrio esteso a ogni livello e ambito della società. Un passaggio evolutivo nel quale l’intelligenza umana trovi i modi per convivere con l’intelligenza della natura”. Leggi il resto dell’articolo

Un sentiero umano da Torino a Susa

bannerino-susaValle di Susa
50.000 persone si terranno per mano da Piazza Castello a Torino fino a Susa, collegando la città alla valle

«Per vie ad alta velocità stiamo portando il mondo alla rovina ambientale, climatica, energetica e sociale. Un sentiero più umano ci può far cambiare direzione, evitando l’abisso e scoprendo nuovi territori della conoscenza, per un avvenire più sostenibile e più gratificante».

Questo il messaggio del climatologo Luca Mercalli che parteciperà al Sentiero Umano di Solidarietà Artistica e Ambientale, una catena di mani lunga 50 km per unire Torino a Susa. Il 21 dicembre 2012 alle ore 12, nella giornata del Re Birth Day, 50.000 persone si terranno per mano da Piazza Castello a Torino fino a Susa, collegando la città alla valle. Per unire Torino, prima Capitale d’Italia, alla Valle di Susa, luogo di incontro di paesi, popoli, culture, e per sostenere l’impegno a favore della Terra e del Paesaggio valorizzando una terra ricca di tradizione, di storia, di arte, di bellezze naturali, di cui l’Italia è l’emblema nel mondo. […]

…continua qui: Un sentiero umano lungo 50 km

www.sentieroumano.it

“Siamo donne, uomini, bambini, convinti che l’Arte salverà la Natura e il Mondo per le generazioni che verranno. Siamo alunni e studenti delle scuole, siamo insegnanti e genitori, siamo operatori della salute e dell’ambiente, siamo artisti, siamo volontari, siamo associazioni, siamo cittadini indipendenti, legati ai valori della solidarietà, della salvaguardia dell’ambiente, della custodia e del rispetto per la Terra e per tutti gli esseri viventi che la popolano. Siamo le istituzioni, gli amministratori locali, fieri del loro territorio che intendono fare conoscere ed amare, preservandone la naturale bellezza e integrità”.

www.sentieroumano.it/MANIFESTO.html

Aumenta la tecnologia, diminuisce la nostra umanità?

Verso il Gran Bernardé (agosto 2012)

Tre blog e quattro amici durante una bellissima ed appagante escursione verso il Gran Bernardé (agosto 2012)

Carlo Grande è uno di quei giornalisti che mi fanno sempre percepire un senso di umanità importante. Forse assomiglia semplicemente al mio, di senso, sta di fatto che quando navigo tra le sue riflessioni è come se mi guardassi allo specchio.

Questo post non c’entra con la montagna vissuta (c’entra però in ottica digitale) e spero che per una volta mi consentirete di sconfinare. Non parlerà di monti, valli e paesaggi stratosferici ma comunque l’argomento è strettamente collegato proprio con quello che state usando mentre mi leggete, ovvero Internet – la tecnologia – , il blog, i social network e via dicendo.

Tecnologia ed umanità.

A Carlo Grande, a cui ho chiesto l’autorizzazione di riportare qui il suo pensiero, ho scritto che amo vivere esperienze tecnologiche che mi proiettano poi in esperienze umane. Detto in altri termini, il mezzo  – ovvero Internet in questo caso – deve servire come mezzo per un fine nobile: quello di avvicinare gli esseri umani “fisicamente” per vivere la realtà condividendone le emozioni. E infatti, per ora, sono oltremodo soddisfatto che questo blog ci ha permesso di conoscere delle persone meravigliose con cui condividere l’amore per la montagna.

Vi lascio alle riflessioni di Carlo Grande (che ringrazio di cuore) che trovo sempre molto piacevoli e frizzanti. In questo caso, la riflessione l’ho pescata nell’ultimo numero di Piemonte Parchi ove l’ultima pagina è sempre dipinta dai suoi pensieri (ma perché coloro che scrivono in modo intelligente e brillante devono ritrovarsi in ultima?). Leggi il resto dell’articolo

Un giro in Valle Maira

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www.ilventofailsuogiro.com

Elva è un bellissimo villaggio alpino adagiato in un conca immersa nella Valle Maira. Per capire quella montagna, e cosa gli è successo quando l’impetuosa industrializzazione della pianura cuneese s’è portata via i suoi montanari, può essere interessante partire dall’editoriale di Marco Albino Ferrari, che ha scritto per il numero di  Meridiani Montagne sulle Alpi Occitane (n° 49 di marzo 2011), e poi magari vedere il film il cui trailer mi è subito piaciuto molto.

Dopodiché non resta che mettere lo zaino in spalla…

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Chersogno

Monte Chersogno (3026 m)

Elva, in Valle Maira, ha conosciuto un triste primato nazionale. Negli anni Ottanta è stato riconosciuto come il comune più povero d’Italia. Spopolamento, mancanza di risorse, assenza di un turismo di grandi numeri avevano portato il piccolo comune occitano a uno stato di semi abbandono. Poi, anche grazie al film Il vento fa il suo giro (a richiesta, in allegato), le cose hanno cominciato a cambiare e questi luoghi si stanno lentamente conquistando l’attenzione di un pubblico consapevole. Oggi la Valle Maira è al centro di un vero fenomeno di riscoperta da parte di quella minoranza di estimatori della cultura alpina che rifugge le mete del turismo di massa (vedi pag. 74 e 102). Le difficoltà, però, non sono certo finite. Il vero buco nero, il vero problema che continua a gravare su queste aree marginali è l’assenza di politica. Di una politica per la montagna. Con lo spopolamento degli anni Sessanta-Settanta, anche il serbatoio di voti delle vallate alpine è andato esaurendosi e la montagna è sparita dagli interessi elettorali dei partiti. Leggi il resto dell’articolo

Con la fantasia

[…] Posso solo dire che spesso mi è capitato di incappare durante le mie escursioni nei boschi in alcuni ruderi di case abitate molti decenni fa e la curiosità è sempre stata tanta di entrarci e non mi sono mai fatto scappare l’occasione di dare un’occhiata all’interno giusto per immergermi con la fantasia nella vita montanara di persone che vivevano molto isolate dal resto delle altre. […]”

Trovo molto bello questo commento di Riccardo fatto al post “Superpredatori“. E’ uno sguardo “cittadino” che si posa sui volti dei montanari (“persone che vivevano molto isolate dal resto delle altre”; infatti “noi” viviamo non isolati bensì ammassati nelle metropoli, ma siamo comunque soli). Mi piace il suo approccio verso le terre alte perché riesce a descrivere con efficacia quel lieve e sfuggente “contatto”  che, durante un’escursione, si può prendere con la vita dei montanari facendoci sorgere sani e salvifici interrogativi sulla nostra vita da cittadini e confrontando il nostro stile di vita, divoratore di risorse, con quello delle genti alpine che facevano letteralmente miracoli per sopravvivere in ambienti durissimi. Leggi il resto dell’articolo

Artificiel

Dopo i bellissimi post di martellot e paologiac, con cui ci siamo immersi nelle montagne da sogno, e dopo aver sfiorato il mondo leggendario dei montanari, lasciamoci le vallate alpine alle spalle e ritorniamo con i piedi per terra immergendoci nella nostra quotidianità fatta di metropoli e di artificiale: questa è la cultura dominante.

Solo 15 secondi iniziali in lingua francese. Poi il cortometraggio è accompagnato esclusivamente da musica. Da non perdere.

Grazie a Gabriella Giudici.