L’avventura del margaro – Parte terza

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L’Uja di Bellavarda (2345 m), in Val Grande di Lanzo, domina la conca prativa ove sorge il santuario della Madonna del Ciavanis (1880 m)

Piergiuseppe ci contagia con il suo frizzante entusiasmo e ci racconta della sua grande passione. Nella narrazione emerge la gioia di rivedere i suoi amici ma anche la fatica e le difficoltà quotidiane che si incontrano a livello pratico, economico e burocratico. Le “bestie” non riconoscono le domeniche e le festività e una stessa situazione, come rappresentata dalla foto qui a sinistra, può essere incantevole per un’escursionista ma vista con gli occhi del margaro “…si è bella – dice Pier – ma pensaci, tra 10 minuti la temperatura si abbasserà di un bel po’ e tu stai portando i paletti del filo, e sei sudato…

Pier rievoca i giorni estivi trascorsi in alpeggio a quasi duemila metri di quota, sul versante esposto a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo.


Eccomi qua, terza parte di un’avventura meravigliosa.

Per chi non avesse letto i post precedenti, mi presento. Sono Piergiuseppe, ho 14 anni e vivo in provincia di Padova (Teolo sui Colli Euganei). Mia nonna e mia bisnonna sono nate a Vonzo, paesino del comune di Chialamberto (To) a 1231 m.

Vonzo

Quest’anno ho frequentato la 3° media, e in questa occasione posso pensare a programmi estivi unici perchè non ci sono compiti per le vacanze.

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Una notte al Daviso

A chi non piace sentire raccontare storie, leggerle o essere, in prima persona, narratore?

Quasi sempre mi capita di partecipare ed essere coinvolta nelle vicende dei personaggi usciti dalla penna di scrittori o raccontati dalla loro voce. Gioisco, mi emoziono alle loro vicende, mi intristisco ed in più amplifico e lego, a quelle sensazioni, i miei ricordi e le mie esperienze personali. In una parola: empatia.

A volte mi capita di essere così coinvolta che la mia curiosità mi spinge a ricercare altre notizie su di loro.

Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni (1845-1890) ritratto di Gigi Chessa

Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni (1845-1890). Ritratto di Gigi Chessa

Così è avvenuto, ad esempio, per il balmese Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni maestro d’alpinismo ed una delle più grandi guide alpine italiane dell’800 al quale è dedicato l’Ecomuseo delle Guide Alpine di Balme (Valli di Lanzo).

Mi sono chiesta: “Possibile che non gli sia stata intitolata anche una cima o un rifugio?”.

In maniera del tutto casuale sono “inciampata” nell’autobiografia di Ugo Manera Pan e Pera ed ho scoperto che nell’autunno del 1968, alla ricerca di nuovi posti da scoprire o sconosciuti, e non valorizzati, l’autore accetta la proposta di Gian Piero Motti “di tentare una nuova via su di un ardito pilastro vergine alla testata della Valle Grande di Lanzo, quella selvaggia cerchia di pareti che forma una delle muraglie più interessanti e suggestive delle Alpi Graie.”
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Basta schiaffi!

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Inaugurazione sentiero “Carlo Mattio” (30 nov. 2013)

Il Club Alpino Italiano, forte dei suoi 310 mila soci, è il primo portatore di interessi verso l’escursionismo e l’alpinismo tant’è che le istituzioni statali si affidano ad esso quando c’è bisogno di manodopera gratuita e qualificata per intervenire sul territorio montano. Ad esempio, la Regione Piemonte nel 2009 ha cercato le oltre 80 sezioni Cai piemontesi per assoldare volontari affinché si tracciassero con il GPS i sentieri delle montagne piemontesi, allo scopo di realizzare il catasto regionale del patrimonio escursionistico. Il 13-14 giugno di quell’anno anche il sottoscritto partecipò al corso dopo essersi munito di dispositivo GPS a proprie spese (e non è stata l’unica sostenuta). Pensate che c’è chi si è talmente adoperato per tale missione – dimostrando encomiabile spirito volontaristico e di sacrificio per una giusta causa – da mappare ben 500 Km di sentieri negli ultimi anni. Questo signore, socio del Cai di Lanzo (ma potrebbe essere un qualsiasi altro volontario di una qualsiasi altra sezione Cai), ama l’escursionismo e i sentieri che consentono di praticarlo, soprattutto quelli storici, modellati dalla sapiente opera dei vecchi montanari che non avevano petrolio da estrarre ma gambe alimentate da niente. Bel messaggio ecologista-salvifico contiene un sentiero, vero? Soprattutto in questi tempi antropocenici.

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La sottile linea rossa

2016-04-24 004 (1024x683)Carta e segnaletica ci spingono sovente a frequentare la certezza. Un’escursione guidata dai bolli bianco-rossi e dalle frecce ci regala momenti molto rilassanti e piacevoli nelle Alpi. La mente è libera dall’ansia dell’orientamento perché ci pensano quei discreti simboli, in sintonia con la carta escursionistica, a direzionare i nostri piedi. Il resto è pura e totale immersione nella natura alpestre dove lasciare la nostra anima libera di vagare.
Oggi il vento da Nord, che spazza le Valli di Lanzo, ci respinge dall’alta Val Grande dove avremmo voluto posizionarci per respirare gli ampi e suggestivi panorami della catena Gura-Mulinet-Martellot. Abbiamo bisogno di protezione da queste raffiche fredde che scendono impetuose dalla muraglia di roccia e ghiaccio. Le foreste che ricoprono il versante della media Val Grande ci attendono. Chi ama l’escursionismo quattro stagioni sa molto bene che il bosco è un alleato straordinario. In ogni periodo dell’anno, e con ogni tempo, ti protegge permettendoti di non rinunciare quasi mai a solcare sentieri. Leggi il resto dell’articolo

La libertà delle scimmie

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Vi propongo due percorsi che conducono fra montagne bellissime e ovviamente – visto che siamo nati in un Paese che ama la libertà – voi sarete liberi di scegliere quale preferite: uno è stato creato dall’uomo che cammina, l’altro dall’uomo gommato. Visioni differenti ma, per fortuna, non viviamo come quelli dell’Isis e quindi possiamo scegliere dove posare i nostri piedi, soprattutto se cerchiamo la bellezza camminando.

Torniamo con i piedi per terra (quello di prima era un mondo fantastico): vi propongo due percorsi che vi conducono fra montagne bellissme: uno era stato creato dall’uomo che cammina – e ora non esiste più – l’altro è diventato una frazione, tutto sommato molto piccola, dei 30 km di piste forestali del PSR create nelle Valli di Lanzo che hanno spianato antichi sentieri, come quello che vedete in questa prima tornata di foto (subito qui sotto). L’altra carrellata vi mostrerà cosa è rimasto dopo la massima espressione di amore per la libertà dei comuni delle Valli di Lanzo, sponsorizzati, a suon di milioni, dall’Unione Europea (se non sapete di cosa parlo, leggete prima questo post). Leggi il resto dell’articolo

Un inno alla biodiversità alpina

2015-06-13 810 (1024x683)L’Italia detiene il record europeo della biodiversità in una superficie pari a un trentesimo di quella europea, con 55.600 specie animali (pari al 30% delle specie europee) e 7.636 specie vegetali (pari al 50% delle specie europee). Ne parla Piemonte Parchi.

Le Valli di Lanzo, pur non essendo un parco, non sfigurano minimamente in questo record anzi, offrono il loro contributo in maniera consistente: un vero serbatoio di biodiversità a due passi da Torino.

A proposito di biodiversità: se pensate che sia solo un’altra parola con cui monetizzare l’ambiente, mettendola sul mercato con la greeneconomy, allora provate a leggere questo articolo per comprenderne l’estrema importanza: sono i mattoni della vita sulla Terra.

Sabato scorso abbiamo incontrato alcuni di questi “mattoni”, in tutto il loro splendore, lungo il sentiero per il Monte Bellavarda (2345 m), montagna che tutti conoscono, anche i sindaci che non camminano. Siamo partiti da Lities (1144 m, Comune di Cantoira) con la paura di imbatterci nell’ennesima pista forestale che dovrebbe raggiungere la graziosa chiesetta di San Domenico (1772 m), situata in ambiente molto panoramico e suggestivo.
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Il mega elettrodotto delle Valli di Lanzo

Panorama da Punta Serena

Panorama da Punta Serena con il Santuario di Sant’Ignazio sullo sfondo

[…] La diversità di paesaggi, specie e geni continua a diminuire nelle Alpi. Spesso le strategie e le normative a protezione della biodiversità non sono attuate efficacemente. Settori chiave quali l’agricoltura, l’energia o i trasporti hanno obiettivi in parte contrapposti. La pianificazione territoriale, anello di congiunzione tra questi settori, dovrà fare sì che la biodiversità e l’interconnessione ecologica non cadano vittime degli interessi di singoli soggetti. Perché la protezione della biodiversità sia riconosciuta come obiettivo sociale è necessario mettere in evidenza l’utilità degli ecosistemi funzionanti. La CIPRA è impegnata in questo senso fin dal 1952, anno della sua fondazione. E supporta i Comuni che svolgono un ruolo determinante ai fini della conservazione a lungo termine della biodiversità. […]
Dal Rapporto annuale 2014 Cipra Internazionale

Se avete voglia di capire qualcosa di più di questa opera ciclopica, vi suggerisco alcuni documenti per riflettere. Leggi il resto dell’articolo

Gias Nuovo Fontane

2014-11-08 383 (1024x683)[…] Forno Alpi Graie, situato alla confluenza dei due valloni della Gura a NO e di Sea a SO (albergo). Dominato dal Bec Cerel a SO e dalle propaggini del Barrouard a N, con la frastagliata costiera del Mulinet a O, è posto in uno scenario alpestre di rara e selvaggia bellezza.[…] […] Sulla sinistra di chi giunge, allo sbocco del Vallone di Sea, tra frassini ed abeti, sorge il Santuario della Madonna di Forno, fondato nel secolo XVII e meta, specie nel passato, di numerosi pellegrinaggi.[…]

Alpi Graie meridionali – Giuda dei Monti d’ItaliaBerutto/Fornelli

Così la Guida dei Monti d’Italia – C.A.I./T.C.I. presenta Forno Alpi Graie (1219 m), frazione del Comune di Groscavallo (Val Grande di Lanzo) e base di partenza di svariati itinerari, sia escursionistici che alpinistici e sia di arrampicata sportiva.

Questa volta abbiamo camminato prima sul Sentiero Balcone e poi sul sentiero n. 320, per guadagnare così Gias Nuovo Fontane (1996 m), sublime punto di osservazione dove sprofondare letteralmente sui colossi di roccia che ci separano dall’Alta Moriana. Questo sentiero, percorso qualche settimana fa in occasione della prima spolverata di neve sulle alte cime, può essere considerato un’alternativa al Sentiero Balcone che ha come partenza il villaggio dei Rivotti. Leggi il resto dell’articolo

I garzoni del Ciavanis

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Gli estesi alpeggi della conca del Ciavanis nel versante a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo

I nipoti margari di nonno Giuseppe (vedete prima questo post), Felice Alberto e Piergiuseppe, sono ritornati nelle loro amate Valli di Lanzo, più motivati e felici che mai.

Subito esclamano: “Questa non è solo più un’esperienza, ma una piccola passione che speriamo possa crescere“.

Nel loro scritto a due voci emerge, con vivo e sincero entusiasmo, la gioia di essere utili alla montagna, e a se stessi, ma anche la stanchezza provocata dal freddo, dalla pioggia copiosa e dalla grandine dell’estate 2014. Ma non si sono persi d’animo.

Piergiuseppe ha vissuto per un mese in alpeggio tra luglio ed agosto mentre Felice Alberto è stato in Inghilterra per studio ed è salito in alpeggio al suo ritorno.

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Il garzone del Trione

Alpe di Trione

Alpe Trione (1648 m). Sullo sfondo il Bec Ceresin e le montagne del versante a mezzogiorno della Val Grande

Nel XXI secolo il  vallone di Trione è una stupenda escursione della Val Grande di Lanzo il cui sentiero è una tratta della GTA (Grande Traversata delle Alpi).
Questo vallone è anche un fantastico alpeggio, venduto nel 2012 dal Comune di Chialamberto ad una società privata.
Quante volte ci è successo di percorrere sentieri che attraversano alpeggi abbandonati e poi di domandarci come doveva essere la vita di chi ci lavorava? Quante volte abbiamo pensato alla fatica di vivere la montagna lasciandoci alle spalle le baite crollanti, magnifici esemplari di architettura alpina?
Con il racconto che segue, e poi con il prossimo, cercheremo di costruire un ponte che ci permetta di collegare il presente con il passato, magari poi intravedendo tracce di avvenire nei sorrisi di nuove generazioni.
Il passato è il racconto di nonno Giuseppe che, da adolescente, nell’anno 1949 ha lavorato negli alpeggi del Trione. Il presente invece sono le esperienze straordinarie vissute dai suoi splendidi nipoti Felice Alberto e Piergiuseppe nel 2012 (all’epoca rispettivamente di 10 e 12 anni di età!) e nel 2013 che su questo blog hanno voluto raccontarle (qui il post del 2012 e qui quello del 2013). Non poteva finire così, perché anche la scorsa estate questi meravigliosi ragazzi hanno trascorso le loro vacanze negli alpeggi del Ciavanis, lasciandosi alle spalle, per alcune settimane, il mondo urbanizzato, artificioso ed ipertecnologico della pianura.
Ma questa è anche e soprattutto la storia di amore di due bellissimi valloni, il Trione e il Vassola, valloni laterali della Val Grande di Lanzo, autentici gioielli delle Alpi Graie meridionali. Uno è il vallone di Giuseppe, l’altro quello di Anna.
Storie di generazioni e di montagne tanto amate. Tanto anche da chi le ha vissute da semplici escursionisti, da turisti di passaggio o da viaggiatori stanchi delle “città atrofizzate che si credono il centro del mondo”, per dirla con le parole di Paul Virilio del libro “Città panico. L’altrove comincia qui”.
Un’ultima cosa: questo racconto contiene parole in patois francoprovenzale delle quali abbiamo cercato di fornire la traduzione, con le note a piè di pagina, per favorire la comprensione del testo. In quelle parole c’è la Montagna, c’è l’identità e l’autenticità dei luoghi alpestri delle Valli di Lanzo. In quei suoni c’è un mondo straordinario, una ricchezza ed una diversità che dovrebbero essere tramandate alle prossime generazioni.

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Una masticata di Valli di Lanzo

verso Pian di CeresSabato scorso nelle Valli di Lanzo la mattina era nuvolosa e freddina e poco adatta per portarsi in alta quota. Decidiamo allora di fare una passeggiata a Santa Cristina (1340 m) ma preferiamo partire da Ceres (Val d’Ala), seguendo il sentiero n. 242, perché non abbiamo alcuna voglia di rattristarci attraversando le odiose piste autostradali che stanno spuntando come funghi nelle Valli di Lanzo, sconvolgendo così irrimediabilmente paesaggi e sentieri storici (per carpire l’euforia da piste forestali del GAL & C. leggete il post “30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo”; per leggere tutti i post sull’argomento, dal più recente in poi, c’è il tag “piste-agro-silvo-pastorali“).

Ci piace pensare che il versante ceresino del percorso al Santuario possa essere ancora intatto, così come l’abbiamo camminato ed apprezzato decine di volte negli ultimi anni e in tutte le condizioni meteorologiche e su cui abbiamo dedicato molti scritti su questo blog dal punto di vista storico-culturale, con passione e desiderio di scoperta. E invece la barzelletta, così di moda ultimamente nelle Valli di Lanzo, è in agguato al Pian di Ceres (830 metri circa), nei pressi della cappella della peste del XVI secolo.

Dalla rupe di Santa Cristina decidiamo poi di rientrare via Cantoira lungo il sentiero n. 301 (che poi diventa 301 A) quello già sfregiato dalla pista forestale di cui ci ha parlato e documentato l’amico Marco la scorsa estate (post “Andar per piste nelle Valli di Lanzo“). Inizialmente, proprio per evitare la mestizia (in questa giornata di per sé già molto grigia), avremmo voluto ritornare a Ceres passando per i Monti di Voragno ma ormai il danno l’abbiamo subito. Tolto il dente non ci resta che piangere.

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Le meraviglie di Vonzo

VonzoFrequento il villaggio alpino di Vonzo (frazione del Comune di Chialamberto, in Val Grande di Lanzo) da molti anni ormai.

E’ una magnifica base di partenza delle mie escursioni ma anche una tappa molto gradevole per incontrare gli amici che proprio lì hanno casa.

Con lo zaino in spalla ho percepito il senso dell’immenso e dell’infinito al Santuario del Ciavanis, ho posato, in vetta, il mio sguardo su orizzonti sconfinati, disceso scalinate in pietra fabbricate dalla stupefacente abilità dei montanari, traversato colli e vallate, visto specchiarsi montagne nelle acque cristalline dei laghi…

Mi sono poi lasciata incantare dalla leggenda della Balma delle streghe (o meglio delle “fate”) ma anche scontrata dolorosamente con il progetto idroelettrico nel Vallone di Vassola.

Recentemente ho letto due testi che parlano di questa amena borgata: immaginare i luoghi descritti così bene dalle autrici mi ha commosso e mi ha permesso anche di focalizzare tanto i ricordi piacevoli ed idilliaci quanto i cupi episodi di guerra che, ovviamente, mi rappresento soprattutto grazie ai ricordi trasmessi dei miei cari.
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Appello per la salvaguardia dei corsi d’acqua

Acque trasparentiL’acqua è fonte di vita preziosa ma – ahimé – bistrattata, dimenticata e lasciata indifesa dal nostro Paese. Siamo decisamente in ritardo nel recepire le direttive europee e nell’adeguamento della normativa nazionale sulla gestione delle acque.

Occorre rivedere e modificare il sistema degli incentivi (i certificati verdi) e le regole per salvaguardare e tutelare gli ultimi corsi d’acqua naturali e la loro biodiversità.

In Italia, l’energia idroelettrica ha un ruolo importante nella produzione delle fonti rinnovabili per ridurre le emissioni di CO2 ma è necessario ripensare con attenzione allo sfruttamento eccessivo dei corsi d’acqua prima che sia troppo tardi. In Piemonte la totalità dei corsi d’acqua con significativa portata sono già stati interessati da derivazioni, che spesso, lo ricordiamo, non essendoci controlli, non rilasciano assolutamente il deflusso minimo vitale previsto, con grave danno per gli ecosistemi fluviali.

E poi siamo sicuri che l’acqua, con il cambiamento climatico in corso, è un bene infinito?

A fronte di questa drammatica situazione, oltre cento tra comitati ed associazioni ambientaliste hanno firmato l’appello nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico (qui il documento in pdf ) promosso dal CIRF, Centro italiano per la riqualificazione fluviale.

Questo appello nazionale rivolto al Ministero dello Sviluppo Economico, al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Parlamento, alle Regioni, alle Province Autonome di Trento e Bolzano e al Segretariato della Convenzione delle Alpi è stato presentato il 28 ottobre scorso alla Camera dei Deputati.

Tra le associazioni firmatarie anche il Club Alpino Italiano, nella persona del Presidente Generale Umberto Martini.

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Colle della Crocetta

Verso il Colle

Utimi metri di salita prima del Colle

La partenza non è delle più rincuoranti: una leggera foschia mi aleggia intorno rendendo i colori più grigi e le forme più indefinite.

La cappella della Madonna della Visitazione dei Rivotti, avvolta da grigie nubi, guarda verso valle solitaria.

E’ umido, ma fin dai primi passi mi tolgo la maglia e rimango in maniche corte. La camminata in salita mi sta scaldando.

Osservando i primi alpeggi che incontro lungo il sentiero, mi accorgo di non essere la sola sveglia al mattino presto. I margari, come api laboriose, mungono nella stalla le loro bestie. I secchi in rame sono colmi di latte fresco: mi piacerebbe chiedere loro di berne un sorso ma non mi oso disturbarli, li saluto, scambio due parole veloci e proseguo. Leggi il resto dell’articolo

Sfregiamoci

Ecco lo sfregio al paesaggio del versante sud della Val Grande di Lanzo provocato dalla costruzione della pista Pera Berghina-Pian delle Riane, attraverso il bosco del “Pasé”, nel Comune di Groscavallo (qui il post con le foto fatte nel bosco). Scatti effettuati ieri sullo spartiacque Val d’Ala-Val Grande di Lanzo nei pressi di Punta del Rous (2556 m).

Chi fa queste cose non ama la montagna.

Qui la galleria foto (con la possibilità di ingrandirle nel formato originale).

Qui i post correlati (dal meno recente):

Una storia poco conosciuta sulle montagne di Gian Piero Motti

Il Pasé. E una strada, o due…

MAN è arrivato nelle Valli di Lanzo

30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo

Andar per piste nelle Valli di Lanzo

Montagna: piste forestali, lo sviluppo (in)sostenibile nelle alpi occidentali (articolo di Fabio Balocco sul Fatto Quotidiano)

Si chiama Sviluppo Rurale 2014-2020