Un giovane artista di montagna

“Ogni villaggio è un microcosmo che tende a riprodurre il macrocosmo dell’umanità intera, anche se in proporzioni un po’ diverse” (Luigi Luca Cavalli Sforza).

Minella_inaugurazione piccola pinacotecaQuesta notizia l’ho scoperta, quasi per caso, da un minuscolo articolo uscito sul quotidiano “La Stampa” nel fine settimana 20-21 luglio (non ricordo esattamente la data).

La nascita di questa piccola pinacoteca è un gioiellino per ricordare il pittore di Frassinetto Carlo Bonatto Minella nato nel 1855.

Mi piace evidenziare che, in un periodo dove le braccia nell’agricoltura erano fondamentali nei lavori famigliari, i genitori di questo giovane pittore hanno riconosciuto e supportato, seppur con fatica ed indebitandosi, il talento del figlio facendolo studiare a Torino presso l’Accademia Albertina.

L’Associazione Culturale AREACREATIVA42 di Rivarolo Canavese –tra i cui scopi ha la valorizzazione dell’arte storicizzata e la promozione del contemporaneo con particolare attenzione alle nuove generazioni– ha istituito il premio biennale per giovani artisti dedicato a Carlo Bonatto Minella.

Il tema di quest’ultima edizione (2013) verte sul tema “Oltre il corpo… l’anima”, …[una suggestione che trae origine dalla silente e sospesa pala d’altare con “La pietà” custodita all’interno della Chiesa Parrocchiale di Frassinetto in Canavese (TO); qui la scarnificazione del corpo senza vita del Cristo e l’atmosfera vibrante di “un tempo nel tempo” suggeriscono l’invisibile agli occhi: l’anima!]… Leggi il resto dell’articolo

Punta Quinzeina

ChiapinettoE’ una primavera umida e fresca, con anomalia negativa ma non eccezionale come lo dimostra l’ARPA Piemonte grazie ad una relazione meteo-climatica. Non so se è un caso, ma il tempo continua a peggiorare sempre nei fine settimana e così decido  di recarmi in montagna durante un dì lavorativo: il regalo fattomi per il mio compleanno, sebbene un po’ tardivo.

Prima di partire per l’escursione, recupero  informazioni aggiornate sulla zona bussando all’amico GP il quale la Bella Dormiente la saluta tutti i giorni dalla sua finestra, o quasi. Le notizie che mi propina sono esaurienti, come sempre, e soddisfano le mie domande.

Lascio così l’auto a Chiapinetto, una borgata ubicata poco a monte di Frassinetto. Calzo gli scarponi ed indosso lo zaino: il campanile rintocca le 8 di mattina. In lontananza, nei boschi, un rumore di motosega quasi preannuncia una primavera piovosa ed un’estate molto breve… la stessa idea che mi viene suggerita dalle formichine quando le osservo nei loro movimenti frenetici alla ricerca di cibo e nella loro smania di saccheggiare la casa delle Valli di Lanzo.

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E’ il turno della Val Soana…

…e della sua acqua, del suo territorio, del suo stupendo paesaggio, dei suoi angoli assai suggestivi e benefici.

E’ il momento di questa Valle sacrificarsi per il PIL, ovvero per la felicità del genere umano?

Ecco un altro assalto alla diligenza – per dirla con le parole di Paolo Rumiz – lo stesso di cui è oggetto il Torrente Vassola e il Rio Paglia in Val Grande di Lanzo (oltre a vari progetti sul torrente Stura, nel fondovalle, per costruire centrali idroelettriche) e di cui su questo blog si documenta costantemente (tag: Vallone di Vassola).

Da fonti autorevoli vengo a conoscenza che attualmente in Piemonte ci sono oltre 300 richieste di progetti di derivazione dell’acqua per scopi idroelettrici grazie agli incentivi sorti con i certificati verdi.

Qui sotto una segnalazione – in forma di petizione –  inviatami via mail da Andrea Sappino che riguarda la bellissima Val Soana:

San Besso insolito

Particolare raffigurante San Besso, Duomo di Ivrea (provenienza foto http://it.wikipedia.org/wiki/San_Besso)

[…] il declino economico delle zone alpine era evidente: la popolazione residente era stata decimata dalle incursioni dei Barbari e dalle epidemie – nel 250 si era diffusa nuovamente la peste portata dall’Oriente. Le difese sulle alture denotano un generale impoverimento, un abbandono della tradizionale posa del corredo nelle tombe e un recupero di situazioni difensive naturali, come le caverne. Anche la manutenzione delle strutture di uso pubblico, come gli impianti termali e le strade, risultava troppo costosa per le popolazioni locali. Molte zone rurali e montane vennero abbandonate.

Alla fine del III inizio IV secolo, il conflitto tra paganesimo e cristianesimo era al suo livello più alto e proprio in questo periodo si colloca la vicenda della Legione Tebea sulle Alpi. Diocleziano, nella sua lotta contro il cristianesimo, aveva arruolato soldati in natione Thebea, l’odierna Luxor, per inviarli in Gallia contro i Bagaudi, popolazione indigena delle Alpi che aveva aderito al cristianesimo e si ribellava all’autorità di Roma pagana. Quando i legionari giunsero nel 285 a Octodurum (Martigny), si rifiutarono di obbedire agli ordini e si convertirono a loro volta alla nuova fede. Diocleziano ordinò il massacro di tutta la Legione, in quanto rifiutandosi di sacrificare agli dei di Roma i legionari commettevano tradimento verso lo Stato. È poco probabile che tutti i 6600 uomini della Beata Legio venissero giustiziati, probabilmente si trattò di esecuzioni dimostrative per ripristinare l’ordine militare e spaventare i rivoltosi. Il fatto fu raccontato nella Passio Acaunensium Martyrum, scritta dal vescovo Eucherio di Lione nel 434. In una lettera allegata, il vescovo Teodoro raccontò della traslazione dei corpi dei martiri nella basilica di Agaunum (Saint Maurice). I soldati scampati all’esecuzione si dispersero sulle Alpi, diffusero la parola di Cristo, furono venerati come santi, e divennero il pretesto per giustificare la presunta antichità delle chiese locali. Molti di questi santi, inoltre, subirono a loro volta il martirio per mano delle popolazioni locali, pagane, restie ad aderire a qualsiasi novità venisse loro proposta. Così per esempio San Besso in Val Soana: i locali lo gettarono da una rupe, ma sull’impronta lasciata dal corpo nel terreno sottostante fu costruito un santuario, mentre il corpo intatto fu trasportato da re Arduino nella cattedrale di Ivrea […]”. Tratto da: “Ospitalità sui passi alpini. Viaggio attraverso le Alpi da Annibale alla Controriforma” – Silvia Tenderini.

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A sud della Kinzejna

Il momento giusto per salire la Quinzeina me lo suggerisce una previsione meteo:

Cielo: soleggiato o abbastanza soleggiato oltre i 1300-1500 metri circa e su interno Valle d’Aosta, irregolarmente nuvoloso altrove, anche più nuvoloso al mattino e verso sera.”

“…oltre i 1300-1500 metri circa…”

Oltre. A me interessa quello. Andare oltre.

L’auto l’abbandono a 1100 metri in bocca alla borgata Chiapinetto per raggiungere la quota di crociera di 2300 metri, la vetta nord della Quinzeina. Una punta escursionistica, niente scalata ma solo una lunga scarpinata tra pascoli abitati da giovani malgari e dalle loro bestie. E da abitazioni primitive straordinariamente belle. Favolose perché narrano. Raccontano come non sanno fare invece i palazzoni cementificati e civilizzati della mia city. Leggi il resto dell’articolo

Ingria

Ingria è un minuscolo ma incantevole Comune della Val Soana. E’ uno di quei luoghi che nell’epoca dell’alta velocità ci sfugge come niente quando capita di essere tutti intenti a raggiungere la nostra meta, una vetta o un lago alpino. Si carica lo zaino, si monta in macchina e si pensa solo ad arrivare al parcheggio dove indossare gli scarponi: tutto quello che attraversiamo, dalla partenza all’arrivo, semplicemente non può esistere, sommersi come siamo in quegli attimi di niente prodotti dalla velocità.

E allora, come si può scoprire un villaggio alpino come lo è Ingria -un vero luogo– se da lì non si decolla per escursioni particolarmente ricercate e “famose” ?

A luglio di quest’anno partecipo ad un concorso fotografico sulla mia adorata Val Soana, più per gioco che per aspirazioni di vittoria, e così mi ritrovo invitato proprio in quel di Ingria per la premiazione. Leggi il resto dell’articolo

Vestiti valsoanini

Lo panet del col, (lo scialle) – Crediti: http://www.vallesoana.it

E’ da qualche settimana che le statistiche di WordPress mi informano che in rete si sta cercando qualche risorsa sui “vestiti valsoanini“. Il fatto curioso è che questa ricerca finisce per intercettare, tramite Google (provate), il post  “Tera dla nei, tera dli pràche parla di Graziano Grua, valsoanino, ovvero colui che ha composto il canto che dà il nome al post (in italiano: “Terra della neve, Terra dei prati”).

Effettivamente, compiendo tale ricerca, Google restituisce solo quattro pagine di risultati e non mi sembra, da uno sguardo sommario, che ci sia alcun link che faccia proprio riferimento ai vestiti valsoanini.

Peccato, penso io. E poi, se ci soffermiamo un attimo a pensare, nell’era di internet e della condivisione, non è carino che Google non riesca a restituire qualche immagine dei costumi della Val Soana.

Ma ci saranno da qualche parte in rete?

Mi viene in mente un punto di partenza che si rivelerà subito azzeccato ed è rappresentato dal sito www.vallesoana.it (ricco anche di notizie per gli escursionisti) che ho scoperto alcuni anni fa quando ho sognato un trekking  nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Leggi il resto dell’articolo

L’Oasi di Rigoni Stern

Nell’ambito delle celebrazioni per i novant’anni del Parco Nazionale del Gran Paradiso, domenica 15 luglio, grazie agli Amici del Gran Paradiso, nascerà in Valle Soana, al Pian dell’Azaria, un’ «Oasi» dedicata al grande uomo e scrittore Mario Rigoni Stern.

Nel maggio del 1940 gli fu ordinato dai suoi ufficiali di recarsi a Campiglia, in Val Soana, per fare l’istruttore di roccia dei suoi  alpini. Aveva diciotto anni.

Qui l’articolo che avevo letto su “La Stampa” e da cui estrapolo una sua frase:

Quando ero libero dal corso di roccia andavo su al Pian dell’Azaria: per me quel luogo è sempre stato il più bello del mondo. I prati fioriti, il torrente ricco di trote e i camosci che avevano da poco partorito con i piccoli che scivolavano sulle chiazze di neve dei pendii. Poi c’era la maestrina… “.

Se si va al Santuario di San Besso (2019 m), prima di prenderne la deviazione, vale la pena raggiungere il Pian dell’Azaria (1575 m) percorrendo la strada reale di caccia. Leggi il resto dell’articolo

Caldo a 3000 metri

Il ghiacciao Ciardoney a 2850 metri di quota visto dalla webcam (20 giugno 2012)

Sono ben 5 i gradi a 2850 metri misurati alle ore 3:50 (temperatura aria minima) di mercoledì 20 giugno dalla stazione meteorologica in Val Soana (Gran Paradiso).

Questa è la temperatura minima registrata sul ghiacciaio Ciardoney. Troppo alta per evitare un precoce sciogliemento della neve accumulata nei mesi scorsi.

In città è molto difficile rendersi conto di cosa succede a quelle altezze. Qualche volta in estate capita di leggere sui quotidiani le notizie dello zero termico oltre i 4000 metri, magari parlando di zone alpine molto famose come il Monte Rosa.

Basta un clic per proiettarci direttamente sopra il ghiacciaio di Ciardoney e verificare cosa succede grazie alla  stazione meteorologica automatica con webcam con cui possiamo conoscere molti dati, quasi in tempo reale.

Ecco il sito: www.nimbus.it/moncalieri/ciardoney/ciardoney.asp

Se poi vogliamo verificare effettivamente se questi 5 gradi sono relativamente tanti a quella quota per il mese di giugno, effettuando un confronto storico (come temperatura minima del giorno), possiamo “giocare” con le risorse che ci offre il sito di Nimbus (www.nimbus.it). Leggi il resto dell’articolo

I camosci del Pian delle Masche

Un ottimo libro che ci permette di andare alla scoperta di luoghi stupendi, al di fuori degli itinerari escursionistici più battuti, è quello scritto da Marco Blatto, Raffaele Monti e Luca Zavatta che si intitola “Le Valli di Locana, Piantonetto e Ribordone” edito da l’Escursionista & Monti editori.

Vi parlo di questa guida escursionistica perché mi ha permesso di scoprire qualcosa di più di quel “Pian delle Masche” di cui ho parlato nel post Tera dla nei, tera dli prà.

Questo pianoro delle streghe è una spianata circolare posizionata sulla cresta che unisce Cima Ròsta a Cima Loit, tra il vallone di Guaria e la conca sovrastante il santuario di Prascondù, nel comune di Ribordone (siamo in provincia di Torino a cavallo tra la Valle di Ribordone e la Val Soana). Molti sono i luoghi di montagna così battezzati dall’immaginario popolare delle genti alpine. Leggi il resto dell’articolo

Tera dla nei, tera dli prà

Complice la pioggia e la voglia di riorganizzare  il blogroll dei Camosci bianchi , mi trovo a rovistare in alcuni siti interessanti e ricchi di risorse che mi fanno intraprendere qualche bel “percorso” di montagna. Uno di questi è il sito Chambra d’oc – portal d’Occitènia (http://www.chambradoc.it/) che tra i vari “viaggi” che propone ce n’è uno che mi fa prendere contatto con la lingua francoprovenzale. Nella sezione “Vivre la monthana” apprendo che c’è una canzone (file audio qui) che ci racconta di luoghi di montagna che possono essere anche uno spunto per fare delle escursioni insolite, alla ricerca di aree alpine un po’ meno conosciute e frequentate, al di fuori dei percorsi più battuti, ma sicuramente molto interessanti.

“E’ nel 1999 che Graziano Grua, Valsoanino di radici ha composto il canto “Terra della neve, Terra dei prati” con l’idea di proporla come Inno franco provenzale. Leggi il resto dell’articolo