Un millenario per le Alpi

«Sensibili alla bellezza e permeabili all’amore»

Tre anni per san Bernardo di Aosta

Testo di Bruno Farinelli*

Uno dei più importanti storici del Novecento, Fernand Braudel, dovendo indicare quale catena montuosa europea rappresentasse al meglio la montagna mediterranea si trovò, quasi costretto, a negare questo primato alle Alpi: non di certo per antipatia verso lo spazio alpino ma, al contrario, perché riconosceva a esso delle caratteristiche che lo rendevano unico nel suo genere. «Sì, ma le Alpi sono le Alpi», ragionava Braudel nel suo Mediterranée, «montagne eccezionali per risorse, discipline collettive, qualità dell’umanità, numero delle strade». L’eccezionalità delle Alpi deriva soprattutto da quella «qualità dell’umanità» individuata dallo storico francese, un’umanità che su di esse s’insediò nei secoli, contraddistinta da una profonda spiritualità. Tra le grandi figure che rappresentarono al meglio questa eccezionalità dell’ambiente alpino, possiamo sicuramente annoverare quella di san Bernardo di Aosta, il cui nome rimanda immediatamente al passo del Gran San Bernardo, dove il santo fondò un ospizio nel secolo XI.

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Una notte al Rifugio Boccalatte-Piolti

porta ingresso camerata BoccalatteE’ una giornata splendida di fine agosto tra i colossi della catena del Monte Bianco così come prevista dal meteo che segnala solo un “lieve rischio di qualche isolato rovescio temporalesco sulle alte vallate di confine con la Francia” (quando?), e noi puntiamo la prua verso la Val Ferret ormeggiando l’auto nel fondale di Planpincieux, 2600 metri sotto le Grandes Jorasses e 1200 sotto il Rifugio Boccalatte-Piolti che finalmente, dall’8 luglio di quest’anno, si è riempito nuovamente di umanità ed accoglienza dopo un lungo periodo di abbandono. Siamo molto curiosi di conoscere la guida alpina Franco Perlotto che ha deciso di dedicare i suoi prossimi 12 anni alle tensioni alpinistiche che solo un’immensa e leggendaria montagna come le Grandes Jorasses può trasmetterti (l’amo come nessun’altra al mondo). E’ davvero un nido d’aquila quello che ci attende, abbarbicato su di un roccione inforcato dai ghiacciai di Planpincieux e delle Jorasses. Una salita escursionistica (EE) dura dove bisogna trovarsi a proprio agio afferrando la verticalità assistita dai canaponi e da una scala che si fa beffa di un caminetto. Una salita accompagnata dalle continue ed ansiose rotazioni degli elicotteri mentre tutt’intorno scenari da favola disseminano nell’anima graffi di emozioni indelebili.
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L’ermellino del Gran San Bernardo

ermellinoHo avuto la fortuna di trovarmelo davanti proprio mentre avevo la fotocamera in mano, pronta per scattare. E’ la prima volta – e credo che sarà anche l’ultima – che riesco a fotografarlo, anche perché è una specie animale a rischio estinzione. Guizzava come un matto a destra e a manca tra le rocce della via per il Gran San Bernardo, forse per prepararsi alla notte di San Silvestro.
Incontrare la fauna alpina è sempre uno dei momenti più emozionanti dell’escursionismo. Se poi si riesce anche a portarsela a casa, lasciandola comunque nel loro habitat, allora si può essere sicuri che l’escursione programmata è comunque riuscita, anche se per qualche motivo non raggiungiamo la nostra meta prefissata.
Il fato ha poi voluto farmi sfogliare uno dei libri di montagna che amo più. Tra quelle pagine un guardaparco del Parco Nazionale del Gran Paradiso, nei primi anni ’50, scrive anche di questo piccolo mammifero (quando non era ancora a rischio estinzione), che raggiunge a malapena i 30 centimetri di lunghezza. Leggi il resto dell’articolo

Un balcone sulla Tribolazione

Sarà che sono affettivamente legato al Gran Paradiso, gruppo montuoso le cui valli piemontesi erano meta di gite domenicali con la famiglia durante la mia infanzia, però, a parte questo, tale massiccio ha da sempre colpito la mia fantasia ed è da sempre, per me, l’emblema della montagna. È decisamente alto, è coperto da ghiacciai che, pur non raggiungendo quasi mai dimensioni notevoli, caratterizzano estesamente il territorio montuoso e, soprattutto, ospita alcuni luoghi che presentano una bellezza paesaggistica e naturalistica di immenso valore.

Per comodità il turista domenicale torinese frequenta forse più spesso la Valle Orco anche perché, a parte le recenti limitazioni al traffico delle ormai celebri “A piedi in Paradiso”, la sua strada raggiunge la notevole quota di 2612 m del Colle del Nivolet con panorami davvero incantevoli. Tra l’altro segnalo che il solo Nivolet meriterebbe un post a parte. Leggi il resto dell’articolo

Albini

AlbinaQuando lessi il libro “L’estate di Albina“, suggeritomi dall’amico Gianni Castagneri, non pensai che nel romanzo ci fosse una storia vera, quella del camoscio bianco che fu avvistato nel 1968 per poi, dopo qualche anno, scomparire a causa della proverbiale inadeguatezza umana ad abitare il pianeta Terra.

L’autore, Virgilio Giacchetto, è una di quelle persone che vorresti avere sempre con te quando scarpini sui sentieri alpini. Ma è anche una di quelle persone che vorremmo incontrare più spesso anche nella quotidianità, stante il suo grande amore per la natura e il suo vivo e limpido rispetto per gli animali che con noi condividono la vita. E soprattutto per il suo rispetto per il “silenzio”, la materia più preziosa che la montagna sa custodire, sempre che certi esemplari di esseri umani (tanti, purtroppo), con la loro alienante estraneità, riescano a starne sufficientemente distante.

E’ quel “silenzio” che noi albini reclamiamo quando l’uomo contemporaneo si avvicina alla soglia – un umile sentiero di montagna? – superata la quale dovrebbe essere in grado di intercettare il limite nel suo agire.


Testo e foto di Virgilio Giacchetto

La Valle d’Aosta si rivela terra interessante non solamente per le sue meravigliose montagne, per i laghi alpini e le vallate ricche di scorci suggestivi, ma anche per la sua fauna selvatica che da qualche tempo si è arricchita, grazie al ritorno di specie considerate estinte sull’insieme del suo territorio. Sino all’anno scorso un branco di lupi ha sfruttato come zona di caccia le tre vallate del Gran Paradiso e gli avvistamenti di diversi esemplari, nonché le tracce di predazioni all’interno e ai margini dei confini del Parco Nazionale, sono state numerose e ampiamente documentate da fotografie e testimonianze di chi ha avuto la fortuna di imbattersi in questi affascinanti animali. Si sono registrati inoltre, in particolare negli anni novanta, alcuni avvistamenti della lince e inequivocabili impronte lasciate sulla neve dallo schivo, splendido felino.

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Rifugio Giorgio Bertone

Per cominciare l’anno con buoni auspici, ci ritroviamo al cospetto di Sua Maestà il Bianco che, sebbene svogliato, alla fine riesce a farsi ammirare nella sua splendida livrea invernale.

Per gustare altre foto della bellissima escursione con le racchette da neve, ecco la collezione su Flickr (slideshow) oppure la semplice galleria delle foto.

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Courmayeur – Rifugio G. Bertone

BiancoLocalità di partenza: Courmayeur (1220  m).

Dislivello: 750 m

Difficoltà: E o EAI (a seconda della stagione).

Tempo di salita: 2 h e 15 min. dal centro di Courmayeur; 1h e 45 min da Villair Superiore (1327 m).

Cartografia: Carta dei sentieri n.1 – Monte Bianco Courmayeur 1:25000 edita da L’Escursionista Editore.

Segnavia: n. 42; bolli gialli con paline segnaletiche (questo itineriario fa parte dell’Alta Via n.1 della Val d’Aosta. Rientra nel TMB); attenzione a non farsi ingannare dai bolli bianco-rossi (in uso dalla Forestale). In Valle d’Aosta i bolli ufficiali sono di colore giallo. Leggi il resto dell’articolo

Al cospetto del Rosa

verso il Colle VascotchazIl Colle di Vascoccia (2559 m) in alta Val d’Ayas (siamo in Valle d’Aosta) è tra la Becca di Nana (3010  m) ed il Monte Facciabella (2628  m).

Il vento Matteo non ha permesso a me ed agli amici del Cai Uget di raggiungere la cima del Facciabella (il cui toponimo probabilmente deriva dal vocabolo celtico Bel,  “alto”, e da face, “terreno molto ripido adibito a pascolo”) ma il superbo panorama del massiccio del Monte Rosa, una volta giunti al Colle, ci ha ampiamente ripagato.

Siamo in terra Walser e proprio nella frazione di Mandriou ho notato alcune case con la loro inconfondibile architettura. Dei Walser, estremamente moderni, mi piacciono alcune loro scaltrezze per poter sopravvivere in alta quota:

  • il ritardo del matrimonio e un’autoregolamentazione delle nascite (per non depredare, in periodi di magri raccolti,  le risorse dell’ambiente);
  • una grande stufa al centro della casa che irradia calore dal centro alle zone circostanti (tornata di moda con la bioarchitettura) e la stalla sita al piano inferiore della casa. Leggi il resto dell’articolo

La Fiera di Sant’Orso

IMG_0189Come ogni anno, negli ultimi due giorni di Gennaio, ad Aosta si svolge la consueta fiera di Sant’Orso. Più di mille artisti ed artigiani, alcuni professionisti, ma la maggior parte hobbisti, presentano i frutti del loro lavoro e della loro passione. La tradizione è oramai millenaria. In passato questi giorni freddi, nel pieno dell’inverno erano il periodo di riposo e di tempo libero per pastori e contadini, da qui la scelta del periodo, ai nostri occhi di cittadini decisamente infelice. La fiera, che esprime anche l’identità ed il forte senso di appartenenza storico-culturale al proprio territorio, è un occasione di incontro tra amici lontani per il resto dell’anno (ovviamente lontani per i mezzi e le possibilità di un tempo).

La fiera portava e porta ancora oggi ad Aosta in questi due giorni, gli artigiani del legno, del ferro battuto, della pietra ollare, della lana, lino e canapa, cioè dei prodotti del territorio montano, ad esporre e vendere i loro prodotti, principalmente attrezzi agricoli, oggetti per la cucina e l’arredo della casa, vestiario e oggetti decorativi. A parte gli artigiani che vivevano di questi lavori, molti montanari esponevano i prodotti delle lunghe serate invernali altrimenti forzatamente inattive. Oggi la maggior disponibilità economica ed il grande afflusso di persone “di fuori” ha fatto aumentare sia il numero di espositori, che la quantità di oggetti decorativi, principalmente in legno, diventati ormai preponderanti rispetto agli oggetti di utilità. Anche la presenza diffusa sul territorio regionale di scuole che insegnano ai giovani queste attività artigianali, aumenta il numero di persone che vi si dedicano e, mantiene vive tradizioni che in altre ragioni alpine sono quasi scomparse. Leggi il resto dell’articolo

Ambiente alpino a rischio in Valle d’Aosta (2)

I lavori di costruzione della centrale idroelettrica nel Plan de Breuil al cospetto del Mont Gelé

Grazie all’aiuto di Ruggero Franceschini (CAI di Bollate), a cui ho chiesto i dettagli del sentiero che attraversa il Plan du Breuil (siamo in Valle d’Aosta in un vallone laterale della bellissima Valpelline: leggete questo post), e di Andrea Sappino (membro della Commissione Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle d’Aosta del CAI e di Legambiente; sue le foto che vedete in questo post fatte la scorsa estate: grazie della sua gentilezza), possiamo sapere qualcosa di più della stupenda zona alpina che è oggetto dell’appello di Alberto Conserva (pubblicato da Mountain Wilderness), socio cinquantennale del CAI.

Tanto per cominciare proviamo a “zommare” sull’area in questione per capire dove si sta costruendo la centrale idroelettrica con relative strade camionabili che stanno cancellando parte del sentiero escursionistico (il n.6, come mi ha informato Ruggero). Leggi il resto dell’articolo

Ambiente alpino a rischio in Valle d’Aosta

Foto di Ruggero Franceschini

Eaux Blanches – Foto di Ruggero Franceschini
http://www.flickr.com/photos/tfrarug/8141140879

Costruzione di una centrale elettrica e di una nuova strada sull’Alpe di By

“Sul lato orientale dell’Alpe di By, al centro delle Alpi Pennine in Valle d’Aosta, alla testata della valle di Ollomont, esisteva un’area non ancora attraversata da strade percorribili da mezzi meccanici, quindi un territorio particolarmente amato da escursionisti e frequentatori della montagna. E’ l’area detta delle Acque Bianche (Eaux Blanches) per il colore che in estate hanno i torrenti che scendono dal Mont Gelè, trasportando il limo glaciale. I suoi alpeggi esposti a vedute spettacolari sulla catena del Mont Velan e Grand Combin contengono ancora gioielli di architettura rurale, ricchi di testimonianza, di silenzio e di pace. L’area è circondata da un bosco di larici che giunge fino ai massimi livelli della vegetazione arborea ed è visitata oltre che dagli escursionisti anche da altri ospiti molto discreti. Le acque che scendono dal ghiacciaio del Mont Gelè, sono uno spettacolo nello spettacolo, formando pozze cascatelle, scorrendo sul fondo di un vallone che incide l’Alpe. L’incontaminata bellezza del luogo continuerà a vivere solo nel ricordo di quei fortunati che l’hanno conosciuta e non sarà mai più disponibile a chi visiterà in futuro questi luoghi, perché è in fase di avanzata realizzazione un progetto di sfruttamento delle acque e di una rete stradale per il transito di mezzi pesanti. La costruzione di una centrale elettrica sta erodendo il bosco di larici con sbancamenti che compromettono la stabilità del terreno in un’area già colpita in passato da alluvioni e frane, preludendo a successivi interventi invasivi. Prioritario è ora il transito di autocarri, mezzi pesanti e l’intubamento delle acque, mentre i vecchi alpeggi sono adibiti a rotatorie per il traffico degli autocarri. Fra trent’anni, quando la concessione di sfruttamento sarà scaduta ed il ghiacciaio del Mont Gelè scomparso, questi ammassi di cemento e acciaio resteranno completamente inutilizzati ed in rovina ad imperitura testimonianza della imprevidenza degli amministratori del bene pubblico della nostra epoca.” Leggi il resto dell’articolo

Renato Chabod

Renato Chabod

Senza volerlo mi sento obbligato, su attenta e brillante segnalazione del mio amico GP, a fare una doverosa spiegazione in merito al titolo del libro, ovvero “Montagnes valdôtaines”, del post precedente, quello su Massimo Mila.

“Sei sicuro del titolo?” mi scrive via mail Gianpaolo. Un sussulto… Certo, ho il libro ma quel titolo è in verità da attribuire originariamente a Renato Chabod mi fa intendere GP. La colllana “Narratori“, con la quale la rivista Meridiani Montagne ha pubblicato una raccolta degli scritti di Mila, ha adottato quel titolo per richiamare un po’ l’attenzione. Chiarita la cosa mi rimane però una perplessità, nel buco nero della mia ignoranza:

Ho rincorso per tanto tempo su ebay quel libro di Chabod…” mi scrive GP. Ebay? GP mi sta parlando di una rarità? Ma queste montagne valdostane sono davvero così introvabili ?

Mi butto su Librinlinea… figuariamoci se non si trova alla Biblioteca Nazionale della Montagna di Torino… Digito “Montagnes valdôtaines” (senza il tettuccio sulla “o”…) ma di Renato Chabod nessua traccia in tutto il Piemonte. Allora ci metto anche il circonflesso sulla “o”. Niente. Leggi il resto dell’articolo

Massimo Mila

Forse complice il fatto di aver compiuto un’immersione in una Valle da sogno (spero di riuscire a parlarvene presto), forse il fatto che sto iniziando una nuova avventura con il CAI Uget, forse il fatto che in quella Valle c’erano montagne da fine del mondo…ma soprattutto il caso, che ieri sera ha voluto che mi ritrovassi tra le mani un libro,  Montagnes valdôtaines, di Massimo Mila, acquistato qualche anno fa, in occasione del ventennale della sua morte avvenuta nel 1988.

Nella quarta di copertina leggo queste poche righe che mi sono piaciute tanto:

Se l’alpinismo è qualcosa di più di uno sport, questo è dovuto al fatto che è una forma di conoscenza. Conoscenza approfondita, a misura di microscopio, della crosta terrestre su cui ci tocca vivere. Conoscerla fino all’ultimo anfratto, fino all’ultima ruga che solca una parete, fino all’ultimo risalto infinitesimale che permette al sestogradista di passare su una placca disperatametne liscia.”

Massimo Mila

La vita è fatta di sogni

La vita è fatta di sogni ed io ne ho uno: voglio andare in Nepal ad ottobre! Mi devo allenare e così sono venuto fin quassù.”

Così mi acccoglie Beppe, un escursionista settantacinquenne davvero molto in gamba, al Rifugio Bertone sui Monti della Saxe.

Nevica fino alla notte precedente in quest’inzio d’anno ed attraversare i boschi di abete rosso è davvero affascinante.

Intorno a noi solo neve incorniciata dai contrafforti del versante sud del Bianco e i sogni di chi ama le montagne in ogni stagione.

Assaggio d’autunno

Un tuffo in Valle d’Aosta, nei dintorni di Morgex, per navigare nel bacino idrografico racchiuso dalle due creste del Mont Colmet e del Mont Chavret, ove si trovano i laghi di Pietra Rossa e di Arpy. Abbiamo partecipato all’escursione interregionale del CAI (Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta). Una bellissima occasione per condividere in compagnia (oltre 120 partecipanti!) l’inizio dell’autunno circondati da colori entusiasmanti.

Siamo partiti dal Colle San Carlo per raggiungere prima il Col Croce e poi la Punta omonima. Sebbene qualche nuvola innocua abbia oscurato un po’ il cielo, siamo comunque riusciti a godere degli ampi panorami che si possono ammirare percorrendo la cresta che congiunge questi due punti notevoli. La catena montuosa del massiccio del Monte Bianco è lì, a portata di mano, e trasportata nei nostri sogni dai vapori autunnali.

Assaggio d’autunno slideshow

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