L’anello di Rocca Tovo

Gli escursionisti provetti che risalgono in auto tutta la Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo), per guadagnare il Pian della Mussa (1800 m), difficilmente si accontenteranno di salire sulla vetta di Rocca Tovo che è alta “solo” 2298 metri e richiede poco meno di due ore di marcia per raggiungerla.

Intorno a questo ex lago di origine glaciale -il Piano-, su cui passa la Strada provinciale 1 delle Valli di Lanzo, ci sono vette molto più accattivanti che possono attirare le loro ambizioni.

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Le molte ombre e poche luci del progetto Punta Corna

Testo di Alberto Valz Gris*

Nei giorni scorsi il quotidiano La Stampa e altri giornali locali hanno dato spazio ad una serie di articoli (qui per visionarli) in cui si parla di un progetto di estrazione mineraria nella zona di Punta Corna nel Comune di Usseglio, in alta Valle di Viù (Valli di Lanzo). Il progetto è in realtà avviato da qualche anno, ma i quotidiani lo riportano giustamente al dibattito pubblico dato che quest’anno l’azienda titolare, l’australiana Alta Zinc Ltd, ha rinnovato la richiesta per proseguire ed estendere l’area in cui effettuare sondaggi alla ricerca di cobalto, argento e metalli associati nella zona di Punta Corna. I permessi di ricerca sono stati avanzati anche per i comuni di Balme e Lemie.

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Lago del Servin o delle Tre Pietre

Risalendo il Vallone del Servin

“[…] Partiamo presto e nella fresca mattinata primaverile ci innalziamo lungo il ripido sentiero che risale il Vallone di Servin, ammirando sempre il sublime spettacolo del levar del sole che indora le alte superbe vette; la Lera vista da qui in quest’ora è veramente magnifica: una guglia di fuoco puntata contro il cielo. Breve fermata al Piano di Servin per prendere fiato, poi per l’ultima ripida scarpata raggiungiamo il Piano 3 Pietre, e qui ci riposiamo. […] “

Fra cielo e abisso – Carlo Virando alpinista, da Viù al Club Alpino Accademico Italiano di Marino Periotto (edito dalla Società Storica delle Valli di Lanzo)

Oltre che dal volo maestoso dei gipeti, il cielo del versante sud del Comune di Usseglio, in alta Valle di Viù, è dominato dalla Punta della Forcola (2248 m), contrafforte della Torre d’Ovarda (3069 m) i cui versanti precipitano delimitando due valloni: quello di Venaus, verso est, e quello del Servin ad ovest. Su quello di Venaus passa la conosciutissima “autostrada” escursionistica del Nord-ovest, ovvero la Grande Traversata delle Alpi coincidente con il Sentiero Italia CAI (oltre 7000 chilometri lungo tutto lo Stivale), mentre quello del Servin è solcato da un sentiero (il n. 124 nel catasto dei sentieri della Regione Piemonte) che nel 2016 è stato rianimato dai volontari del Cai di Lanzo, dopo molti anni di abbandono e incuria.

Coppia adulti di Gipeto in Val di Viù: Italia 150 BG660 e Bellacò (2 febbraio 2020 – foto di Beppe Castelli tratta dal n. 2 del 20 luglio 2021 di “Avvoltoi Piemonte“)

Da ovest verso est, le vette principali che fanno da corona al nostro Vallone sono: la Punta Corna (2960 m), il Monte Servin (3109 m), la cima Ortetti (2974 m) e la Torre d’Ovarda, con queste ultime tre che giacciono sullo spartiacque Val di Viù-Val d’Ala. A 2463 metri, proprio al centro del vallone, si adagia un piccolo ma incantevole specchio d’acqua: il Lago del Servin. Per scoprire perché chiamato anche “delle Tre Pietre” avete solo una cosa da fare: mettervi in cammino e lasciarvi sorprendere da un altro angolo stupefacente delle Valli di Lanzo. Continua a leggere “Lago del Servin o delle Tre Pietre”

Grandi panchine e grandi croci, nuove proposte per il turismo della montagna

Testo e foto di Toni Farina

Big Bench di Vinchio (At)

Sono chiamate Big Bench e ormai sono un must, un brand, si trovano in molte location, tant’è che c’è pure un apposito tour. E, udite udite, c’è pure una Big Bench Community Project.

Mi scuso per il maccheronico uso dell’inglese, ma oggi va così, tanto vale farci il callo.

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Il paesaggio negato

«Il paesaggio rappresenta uno spazio di vita in cui riconoscersi, un antidoto allo spaesamento generato da non-luoghi senza identità, relazione e storia. La perdita più grande, sia per i residenti nella montagna alpina che per i suoi frequentatori più sensibili, rischia di essere quella di trovarsi al cospetto di uno scenario muto, fatto di cose anonime, museificate ed alienanti. Sono queste le ragioni per le quali non vogliamo che i paesaggi alpini vengano messi a tacere. Le nostre Alpi devono continuare a comunicare la propria anima alle future generazioni, pur con le necessarie trasformazioni imposte dai tempi e dalla natura delle cose» (Annibale Salsa – I paesaggi delle Alpi).

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La mia salita al Plu (Cresta Botto)

Una ricognizione suggestiva su una salita insolita nelle valli di Lanzo

Testo di Enrica Grandis

Sono diverse e si sovrappongono le motivazioni che spronano a una salita in montagna: per alcuni è la passione di una vita, per altri è l’anelito della prestazione, o ancora uno sfogo o un desiderio di mettersi alla prova, qualcuno per assecondare il desiderio di altri, ma tutto in qualche modo si intreccia. Nel mio sentire è la curiosità a dominare su tutto. Non sono un’atleta né un’alpinista, solo un’amante della montagna, e sono curiosa. Tuttavia per frequentare la montagna devo comunque allenarmi, almeno un po’. Quel minimo accettabile e con quella certa costanza che consente di godersi una bella gita con gli sci o una piacevole scalata senza troppi affanni. La curiosità mi porta in luoghi incantevoli, a volte singolari. Ogni tanto capita un’occasione un po’ speciale, come questa, alla cresta Botto. Continua a leggere “La mia salita al Plu (Cresta Botto)”

La nuova normalità alpina

Le due foto che vedete di seguito ritraggono entrambe il Rio Courbassere che scende dal versante sud del Monte Plu (2196 m), in Val d’Ala (Valli di Lanzo). Quella di sinistra è stata scattata il 9 aprile 2021 mentre quella di destra il 9 aprile 2007. Siamo a 1245 metri sul sentiero 239, poco prima di toccare l’Alpe Cré da Riàn (1230 m), situato nella palestra di roccia delle Courbessere.

Il versante a solatio della Val d’Ala è ormai da molti giorni desolatamente privo di innevamento fino sul crinale dello spartiacque, che in questo tratto della Valle (area del Comune di Ala di Stura) arriva a circa 2500 m di quota.

Ad inizio aprile, le condizioni dei torrenti assomigliano a quelle che si rinvengono in estate inoltrata, con le temperature torride degli ultimi anni. La situazione è un pochino migliore a nord, ma non è certo incoraggiante.

Potete scorrere la barra verticale bianca nel centro per fare il confronto, tenendo d’occhio l’asterisco rosso.

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La Cresta Botto al Monte Plu

Illuminati dagli ultimi raggi del sole di una giornata di fine autunno, gli speroni del Monte Plu invitano a guardare in alto.

Il Monte Plu (2196 m) sorge completamente in Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo) e dalla sua cresta orientale, che forma una lunga spalla rocciosa, si staccano tre distinti crestoni. Da ovest: lo Sperone Grigio, la Cresta Botto e la Piramide. Verso sud-est, invece, precipita nel Vallone di Crosiasse la “Cresta della Scuola“. Tra queste rocce, situate in un ambiente estremamente selvaggio, solitario e tetro, si sono cimentati alpinisti del calibro di Boccalatte, Motti, Manera, i fratelli Piero e Lino Fornelli, Dionisi,…


Il tracciato della via della Cresta Botto. Alla sua sinistra ed in alto, si scorge la vetta del Monte Plu (2196 m). Clic per ingrandire.

Testo di Luca Enrico (CAAI)

Quando vado a ripetere certe salite desuete, cadute ormai nel dimenticatoio, cerco spesso di identificarmi nei primi salitori. In un viaggio a ritroso nel tempo provo ad immedesimarmi in quegli alpinisti che non molto dissimilmente da me risalirono gli stessi sentieri e le stesse rocce che oggi io sto percorrendo. Eppure tante cose sono cambiate, soprattutto per salite che hanno cento anni o poco meno. Un altro mondo, altri problemi, altri ritmi, eppure credo che la passione sia sempre immutata, che quella che ci spinge oggi sia identica a quella che spinse quei pionieri. Continua a leggere “La Cresta Botto al Monte Plu”

Io non mi diverto

Ho guardato il bellissimo documentario “Le Temps d’une Vie” che il Gran Paradiso Film Festival ha concesso gentilmente in visione gratuita.

E’ la storia a ritroso di uno stambecco del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Si chiama Becco e i suoi geni sono sopravvissuti alle ere glaciali fino a quando non ha incontrato Homo sapiens, rischiando così l’estinzione. Ma poi ha incrociato un Re e dei guardaparco e così la sua traiettoria è cambiata. Il film narra del tempo di una vita: quando hai imparato il segreto dell’infinito, è tempo di morire. Continua a leggere “Io non mi diverto”

Le suggestioni del Plu

Un ambiente tra i più suggestivi delle Valli di Lanzo; soprattutto in autunno il paesaggio del Plu assume un fascino veramente straordinario, per la vastissima gamma di colori dei fitti boschi alla base degli speroni. Anche in inverno quando la neve colma i ripidi e profondi canaloni il Plu è interessantissimo; il paesaggio muta e si avvicina assai a quello dell’alta montagna.

Gian Piero Motti (1974)

Non è necessario essere alpinisti provetti per sentire un ambiente così affascinante, come quello descritto da Motti. Continua a leggere “Le suggestioni del Plu”

Barmes News blog

Testo e foto di Gianni Castagneri

Barmes News – ieri, oggi, domani – alla scoperta del nostro villaggio. Ricordo ancora la sorpresa e l’emozione provata una sera di dicembre del 1993 quando Giorgio Inaudi, ideatore e fondatore del notiziario, mi consegnò il numero 1 della rivista. Il titolo era già una linea programmatica. E i contenuti, fin dall’inizio, preannunciavano la scoperta di notizie spesso sconosciute agli stessi autoctoni.

Scriverà Inaudi in occasione del numero 50 della rivista: Continua a leggere “Barmes News blog”

Il Sentiero dei Cacciatori

Questo post è un’altra tappa nel lungo percorso che ci ha fatto scoprire il sorprendente Vallone di Crosiasse in Val d’Ala (Valli di Lanzo).

Abbiamo iniziato nel 2014 parlando del ripristino del sentiero 241, danneggiato ed impraticabile a causa di eventi meteorologici distruttivi. Poi nel 2018 siamo stati sulla vì dla lòbia (la via del balcone), ardito ed incredibile sentiero storico di pietra che percorre la destra orografica del Vallone. Mancava un altro tassello per placare la nostra curiosità escursionistica, ovvero quel sentiero dei cacciatori che dovrebbe iniziare da Case Belfè, ma si sa, gli amanti delle doppiette fanno di tutto per occultare le partenze dei loro percorsi di caccia… quindi non deve essere facile reperirlo! Così mi disse un valligiano qualche tempo fa. Pensate come iniziò a viaggiare l’immaginazione… Esiste quindi una via che percorre la sinistra orografica di Crosiasse? Ovvero il versante di destra salendo da Bracchiello col sentiero 241? Continua a leggere “Il Sentiero dei Cacciatori”

La traversata degli specchi

Escursione estremamente raccomandabile per la grande varietà dei paesaggi, la selvaggia bellezza e l’accentuato contrasto fra la parte bassa, mediana e alta dei valloni dove si fondono mirabilmente il verde cupo dei boschi, il verde morbido dei pascoli, il ferrigno color delle rocce e in cui spiccano alcuni fra i più bei laghi delle Valli di Lanzo. Il Gran Lago d’Unghiasse, lungo più di 600 m e largo, nel punto massimo circa 200, è adagiato su un vasto ripiano erboso dominato a N dal monte omonimo. (Giulio Berutto)

Avete appena letto cosa Giulio Berutto scrisse per la traversata Vallone di Vassola – Vallone d’Unghiasse (Valli di Lanzo e Moncenisio, IGC 1996) ma tale magnifica descrizione calza a pennello anche per la traversata che qui vi proponiamo, che esclude il Vallone di Vassola come trampolino di lancio per raggiungere i laghi mentre si serve del Vallone di Vercellina per chiudere il giro ad anello. Si parte e si arriva agli Alboni (1384 m, frazione di Groscavallo), marciando in senso antiorario. Continua a leggere “La traversata degli specchi”

Il castagno dimenticato

Vorrei che i giovani potessero gustare tante castagne e ascoltare i nonni che raccontano la loro vita, seduti vicino a un cumulo di ricci.

Tutto questo ha fatto parte della nostra economia, della nostra cultura, del nostro passato: quando l’uomo aveva rispetto della natura e amor di Dio e la natura lo ricompensava a piene mani.

Lia Poma

Avrei voluto commentare direttamente il post di Ivo Reano (Non c’è pace per il patrimonio escursionistico delle Valli di Lanzo) ma non è possibile aggiungere contributi fotografici e/o risorse internet nel form delle risposte.

Di costruzione di strade sterrate nelle Valli di Lanzo qui – purtroppo – se ne è trattato ampiamente (tag: https://camoscibianchi.wordpress.com/tag/piste-agro-silvo-pastorali/) ma non ci era mai capitato di avere un resoconto da parte di un titolato ORTAM (ovvero con un’importante formazione culturale fornita da parte del Sodalizio), che può vantare una lunga esperienza sul campo, soprattutto nel rilevamento dei sentieri tramite GPS, procedura necessaria per attuare il catasto del patrimonio escursionistico piemontese, come previsto dalla Legge della Regione Piemonte n. 12 del 2010.

Negli ultimi dieci anni, in cui abbiamo assistito alla proliferazione di decine e decine di chilometri di piste-agro-silvo-pastorali, sovente di dubbia utilità, da parte delle istituzioni locali non abbiamo mai sentito tirare in ballo una parola molto importante ovvero “patrimonio” che invece è posta in risalto proprio nella Legge Regionale del 2010. Continua a leggere “Il castagno dimenticato”

Non c’è pace per il patrimonio escursionistico delle Valli di Lanzo

Gli amministratori del blog “I camosci bianchi”, d’intesa con l’autore Sig. Ivo Reano, hanno deciso di sospendere questo post.

Appena ci saranno aggiornamenti in merito, provvederemo a pubblicarli tempestivamente.

Ci scusiamo con tutti i lettori per il disguido.

Cordialmente,

I camosci bianchi