La traversata degli specchi

Escursione estremamente raccomandabile per la grande varietà dei paesaggi, la selvaggia bellezza e l’accentuato contrasto fra la parte bassa, mediana e alta dei valloni dove si fondono mirabilmente il verde cupo dei boschi, il verde morbido dei pascoli, il ferrigno color delle rocce e in cui spiccano alcuni fra i più bei laghi delle Valli di Lanzo. Il Gran Lago d’Unghiasse, lungo più di 600 m e largo, nel punto massimo circa 200, è adagiato su un vasto ripiano erboso dominato a N dal monte omonimo. (Giulio Berutto)

Avete appena letto cosa Giulio Berutto scrisse per la traversata Vallone di Vassola – Vallone d’Unghiasse (Valli di Lanzo e Moncenisio, IGC 1996) ma tale magnifica descrizione calza a pennello anche per la traversata che qui vi proponiamo, che esclude il Vallone di Vassola come trampolino di lancio per raggiungere i laghi mentre si serve del Vallone di Vercellina per chiudere il giro ad anello. Si parte e si arriva agli Alboni (1384 m, frazione di Groscavallo), marciando in senso antiorario. Leggi il resto dell’articolo

Il castagno dimenticato

Vorrei che i giovani potessero gustare tante castagne e ascoltare i nonni che raccontano la loro vita, seduti vicino a un cumulo di ricci.

Tutto questo ha fatto parte della nostra economia, della nostra cultura, del nostro passato: quando l’uomo aveva rispetto della natura e amor di Dio e la natura lo ricompensava a piene mani.

Lia Poma

Avrei voluto commentare direttamente il post di Ivo Reano (Non c’è pace per il patrimonio escursionistico delle Valli di Lanzo) ma non è possibile aggiungere contributi fotografici e/o risorse internet nel form delle risposte.

Di costruzione di strade sterrate nelle Valli di Lanzo qui – purtroppo – se ne è trattato ampiamente (tag: https://camoscibianchi.wordpress.com/tag/piste-agro-silvo-pastorali/) ma non ci era mai capitato di avere un resoconto da parte di un titolato ORTAM (ovvero con un’importante formazione culturale fornita da parte del Sodalizio), che può vantare una lunga esperienza sul campo, soprattutto nel rilevamento dei sentieri tramite GPS, procedura necessaria per attuare il catasto del patrimonio escursionistico piemontese, come previsto dalla Legge della Regione Piemonte n. 12 del 2010.

Negli ultimi dieci anni, in cui abbiamo assistito alla proliferazione di decine e decine di chilometri di piste-agro-silvo-pastorali, sovente di dubbia utilità, da parte delle istituzioni locali non abbiamo mai sentito tirare in ballo una parola molto importante ovvero “patrimonio” che invece è posta in risalto proprio nella Legge Regionale del 2010. Leggi il resto dell’articolo

Non c’è pace per il patrimonio escursionistico delle Valli di Lanzo

Gli amministratori del blog “I camosci bianchi”, d’intesa con l’autore Sig. Ivo Reano, hanno deciso di sospendere questo post.

Appena ci saranno aggiornamenti in merito, provvederemo a pubblicarli tempestivamente.

Ci scusiamo con tutti i lettori per il disguido.

Cordialmente,

I camosci bianchi

Lago del Servin o delle Tre Pietre

Risalendo il Vallone del Servin

“[…] Partiamo presto e nella fresca mattinata primaverile ci innalziamo lungo il ripido sentiero che risale il Vallone di Servin, ammirando sempre il sublime spettacolo del levar del sole che indora le alte superbe vette; la Lera vista da qui in quest’ora è veramente magnifica: una guglia di fuoco puntata contro il cielo. Breve fermata al Piano di Servin per prendere fiato, poi per l’ultima ripida scarpata raggiungiamo il Piano 3 Pietre, e qui ci riposiamo. […] “

Fra cielo e abisso – Carlo Virando alpinista, da Viù al Club Alpino Accademico Italiano di Marino Periotto (edito dalla Società Storica delle Valli di Lanzo)

Oltre che dal volo maestoso dei gipeti, il cielo del versante sud del Comune di Usseglio, in alta Valle di Viù, è dominato dalla Punta della Forcola (2248 m), contrafforte della Torre d’Ovarda (3069 m) i cui versanti precipitano delimitando due valloni: quello di Venaus, verso est, e quello del Servin ad ovest. Su quello di Venaus passa la conosciutissima autostrada escursionistica del Nord-ovest, ovvero la Grande Traversata delle Alpi coincidente con il Sentiero Italia (oltre 7000 chilometri lungo tutto lo Stivale), mentre quello del Servin è solcato da un sentiero (il n. 124 nel catasto dei sentieri della Regione Piemonte) che nel 2016 è stato rianimato dai volontari del Cai di Lanzo, dopo molti anni di abbandono e incuria. Da ovest verso est, le vette principali che fanno da corona al nostro Vallone sono: la Punta Corna (2960 m), il Monte Servin (3109 m), la cima Ortetti (2974 m) e la Torre d’Ovarda, con queste ultime tre che giacciono sullo spartiacque Val di Viù-Val d’Ala. A 2463 metri, proprio al centro del vallone, si adagia un piccolo ma incantevole specchio d’acqua: il Lago del Servin. Per scoprire perché chiamato anche “delle Tre Pietre” avete solo una cosa da fare: mettervi in cammino e lasciarvi sorprendere da un altro angolo stupefacente delle Valli di Lanzo. Leggi il resto dell’articolo

Montagne

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Mito e fortuna delle Alpi occidentali tra Ottocento e Novecento

Museo Civico Alpino «Arnaldo Tazzetti» | Usseglio
Dal 27 giugno al 26 luglio 2020

Testo di Emanuela Lavezzo*

Il Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti” di Usseglio, capofila del Museo Diffuso Valle di Viù, quest’estate propone la mostra Montagne. Mito e fortuna delle Alpi occidentali tra Ottocento e Novecento. Ideata e fortemente voluta da Alberto Tazzetti, presidente del Museo, e realizzata in collaborazione con Luca Mana, direttore della Fondazione Accorsi-Ometto, Antonio Musiari, docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti, e con il contributo per gli approfondimenti storici di Eugenio Garoglio e Alessia Giorda.

L’esposizione offre un percorso cronologico su come la montagna è stata percepita e raffigurata da vari artisti, a partire dalla fine del Settecento, quando iniziarono le prime esplorazioni “d’alta quota”, fino alla metà del secolo scorso, attraverso quattro sezioni tematiche: dall’alba dell’alpinismo, al mito delle Alpi, alla montagna come luogo di distensione e svago.

Aprono la rassegna alcune interessanti opere provenienti dalla Fondazione Accorsi-Ometto che propongono al visitatore l’approccio pioneristico di scoperta della montagna, avviato negli ultimi decenni del Settecento, quando contemporaneamente ai primi studi scientifici di botanica e di geologia, nasceva l’alpinismo. Leggi il resto dell’articolo

Prima nidificazione con successo di Gipeto in Piemonte

Nel 2019 sulle Alpi sono stati accertati 57 territori di Gipeto (Gypaetus barbatus), di cui 15 in Italia: 9 nel Parco Nazionale dello Stelvio ed in Valle Venosta, 5 in Valle d’Aosta e nel Parco Nazionale del Gran Paradiso e 1 in Provincia di Torino nelle Valli di Lanzo. In quest’ultimo territorio, la coppia locale si è riprodotta con successo, portando all’involo un giovane in data 18 agosto 2019. Quest’evento rappresenta la prima riproduzione con successo in Piemonte dall’inizio del progetto internazionale di reintroduzione, intrapreso nel 1976 e dai primi rilasci di animali nati in cattività a partire dal 1986.

Quanto avete appena letto è il riassunto del documento Prima nidificazione con successo di Gipeto (Gypaetus barbatus) in Piemonte dall’inizio del progetto di reintroduzione della specie sulle Alpi che la Rivista Italiana di Ornitologia ha pubblicato online.

Il 12 febbraio scorso avevamo parlato del Gipeto in merito al seminario “Sulle ali degli avvoltoi” (qui il post) che doveva tenersi il 14 marzo a Salbertrand ma che è stato rimandato a data da destinarsi.

Se volete saperne di più su questa prima nidificazione del Gipeto in area piemontese, qui il documento scaricabile in versione pdf (364 KB).

Nel frattempo abbiamo saputo che anche quest’anno la coppia è tornata a nidificare nelle Valli di Lanzo. Speriamo con successo! Leggi il resto dell’articolo

La corda spezzata

Un vecchio che muore è una biblioteca che brucia.
(Proverbio africano)

Nel 2012 la Società Storica delle Valli di Lanzo pubblicò Le belle età, un volume bellissimo e ricco di splendide fotografie di Enzo Isaia, che documenta i giorni della vecchiaia in alta Valle di Viù, nelle Valli di Lanzo.

Questo libro non contempla la nostalgia. Documenta e analizza il passato e l’odierna quotidianità di donne e uomini che testimoniano non solo la loro storia, ma quella di un paese, di una valle. Lo fanno attraverso l’intervista e lo scatto fotografico (dalla presentazione di Bruno Guglielmotto-Ravet).

Resistere è un imperativo in questa epoca e non soltanto nella parentesi epidemica. Resistere alla deriva umana e culturale soprattutto, perché se nel XXI secolo stiamo facendo spirare venti di morte, la responsabilità è solo nostra. E’ inaccettabile aver permesso ad un virus di sfogare tutta la sua letalità sui più deboli ed indifesi, sebbene circondati da scoperte scientifiche eccezionali e mirabili tecnologie che non dovrebbero solo servire per giocare e fare business, ma soprattutto per vivere umanamente e dignitosamente. Leggi il resto dell’articolo

L’isolamento delle Valli di Lanzo

Una cartolina di Balme nel 1972

Testo di Gianni Castagneri

I tempi complicati che la situazione attuale ci costringe a vivere, ci porta ad esperienze che credevamo relegate al passato e che solo qualche mese fa avremmo ritenuto impensabili. Le opportune misure di contenimento del contagio, che ci trattengono dal continuare a fare ciò a cui eravamo allegramente abituati, ci paiono anche un po’ strette. La solitudine ci attrae se è autoimposta ma appena ne siamo obbligati la percezione cambia: ci appare come una privazione di quella libertà di cui prima eravamo persino inconsapevoli.

A Balme, paese sempre un po’ ai margini, geografici, politici, economici, tecnologici, sociali, l’isolamento forzato non è una novità e nemmeno un alibi. Nel passato queste condizioni rientravano nelle normali circostanze della vita in alta montagna, accettate grazie soprattutto alla relativa autosufficienza dell’economia tradizionale, che poteva supplire sia pure con sacrifici e privazioni, al protrarsi dei disagi.

Alcune informazioni, reperite dalla storica Mariateresa Serra, che al tema delle pestilenze ha dedicato molte delle sue ricerche, ci ricordano che già Il 7 settembre 1564 fu vietato l’ingresso delle valli a chiunque, “salvo habbi suva bolletta dal luogo donda viene contrassegnata del sigillo di Lanzo”. Disposizione che viene ripetuta nel 1577 e di nuovo nel 1630. Leggi il resto dell’articolo

Olio di noci

Testo di Lia Poma

L’olio di noci oggi è considerato per diversi effetti benefici sulla salute ma una volta…

L’utilizzo dell’olio di noci è noto fin dai tempi dei Romani.

Era usato in sostituzione all’olio di oliva nelle case contadine e come combustibile per lampade; ai giorni nostri lo troviamo nella cosmetica come idratante per i capelli e la pelle, nella pittura ad olio ed ancora in cucina ma, a causa del suo prezzo elevato, ha poca diffusione.

Un tempo le nostre valli erano isolate, inesistenti i mezzi di comunicazione. Erano le campane, con i loro rintocchi, l’unico mezzo per diffondere le notizie, anche le calamità; le popolazioni, contando il numero dei rintocchi, sapevano vita e morte di tutta la valle. Leggi il resto dell’articolo

Una culla tutta piemontese per il Gipeto

Foto di Francesca Serafino. Cliccare e osservare al centro

Il 26 ho fatto una passeggiata dai Rivotti all’alpe Gias dei Signori e abbiamo visto un rapace che volteggiava nella vallata avvicinandosi molto a noi. Davvero emozionante! Pensi possa essere un gipeto?“.

Nel messaggio su WhatsApp di Francesca, il 26 è un giorno di dicembre dell’anno scorso. Giro subito le sue foto a Maurizio Chiereghin che ci confermerà che il maestoso avvoltoio che domina lo spazio alpino dell’alta Val Grande, regalando emozioni indescrivibili, è proprio un Gypaetus barbutus!

Le foto di Francesca sono un ottimo spunto per fare quattro chiacchiere con Maurizio su WhatsApp che mi informerà che trattasi di un giovane di due-tre anni di età (non riesce bene a vedere il piumaggio). L’osservazione è stata fatta alle 12:26: un dato che servirà per fare la scheda degli avvistamenti di questo meraviglioso avvoltoio che ama nutrirsi esclusivamente di carcasse di animali, soprattutto delle loro ossa.

Nel 2019 Maurizio ha fatto ben 108 osservazioni di gipeto nelle Valli di Lanzo, praticamente una ogni tre giorni! Leggi il resto dell’articolo

Balme si candida all’alpinismo

Il piccolo villaggio di Balme (1432 m) dominato dal versante est dell’Uja di Bessanese (3620 m)

Balme si candida a diventare il primo Villaggio degli alpinisti del Nord-Ovest

Balme, il più piccolo ed elevato comune delle Valli di Lanzo, ha presentato la propria candidatura a far parte del prestigioso circuito dei Villaggi degli alpinisti (Bergsteigerdorfer), sotto l’egida della Convenzione delle Alpi. Il Club alpino italiano, tramite l’Unione delle Sezioni del Canavese e Valli di Lanzo (Intersezionale CVL), ha promosso l’adesione, ritenendo che proprio Balme possegga tutte le caratteristiche per rientrare tra le località prescelte.

I Villaggi degli alpinisti, promossi inizialmente in Austria, sono esemplari nuclei di sviluppo regionali con una rilevante tradizione nel turismo alpino sostenibile. Garantiscono una elevata qualità dell’offerta turistica per gli escursionisti e alpinisti, si caratterizzano per una qualità paesaggistica e ambientale eccellente, impegnandosi per la conservazione dei valori culturali e naturali locali. In qualità di centri di competenza alpina i Villaggi degli alpinisti puntano su serietà, abilità, consapevolezza, nonché sul comportamento responsabile e rispettoso dell’ambiente da parte di chi è ospite. Leggi il resto dell’articolo

Luoghi

Siamo andati a cercare la Via Lattea passando da Vrù.

Ci siamo andati come facevano i vecchi montanari, a piedi, lasciandoci sospingere da tramonti infiniti e da oscurità senza tempo.

Ci siamo andati a Natale, quando la luce del giorno muore dietro le creste e il buio divora tutto.

Vrù è un minuscolo villaggio alpino, autentico come gli orizzonti delle Valli di Lanzo. Lo scovi sospeso e sonnecchiante su di un giaciglio glaciale, custode di tempi remoti quando i montanari seppero, con la loro povertà, lasciarci la Bellezza. E un domani possibile. Leggi il resto dell’articolo

Come Torino dimentica le sue montagne

Testo di Fabrizio Goria

Torino ha dimenticato chi è, ma potrebbe ripartire dalle Valli di Lanzo

Immaginate di essere in una città che è completamente circondata da montagne che possono arrivare ad oltre 3000 metri. Immaginate che, tecnicamente, queste montagne possono essere raggiunte in meno di un’ora. E immaginate che queste montagne contengano una tal biodiversità quasi unica al mondo. In pratica, un sogno per tutti gli appassionati di natura, ma anche per tutti coloro i quali vivono per l’alpinismo. E non è un caso che questa attività si chiami così. Perché è “nata”, nel senso contemporaneo del termine, sulle Alpi. Ora, immaginate che questa città abbia perduto completamente di vista le sue origini, le sue tradizioni, le sue montagne. Stiamo parlando di Torino. E stiamo parlando del rapporto che Torino ha con le Valli di Lanzo. Valli selvagge, paradiso per molti, ignorate da troppi. Leggi il resto dell’articolo

Il regno del silenzio

Testo e foto di Gianni Castagneri

«Lassù sotto la luna!».
Era ormai trascorso molto tempo da quando quelle poche parole erano fluite dalla voce per nulla meravigliata di quello che fu un giovane e solido alpigiano, quando inoltrandosi un po’ alticcio e a notte fonda verso le malghe estive, imboccando il ripido sentiero era stato sorpreso dai gendarmi assegnati all’inibizione del contrabbando. Gli chiedevano dove fosse diretto e la sua era stata una risposta schietta, convincente e quasi elegante, visto che proprio là in alto, sopra gli alpeggi che doveva raggiungere, scintillava una provvidenziale luna piena.
Un mattino di fine estate di tanti anni dopo, mentre il sole già cominciava ad arrossare la grande parete adombrata da nembi solo apparentemente minacciosi, inforcato pensieroso lo zaino con in mente la perspicace esclamazione che anni prima aveva contraddistinto quel montanaro, mi inoltravo alla riscoperta di quel vallone ormai deserto. Incedevo senza alcuna premura, disgiunto dall’impazienza che invece dissimulavano le prime auto sull’asfalto della lontana carrozzabile. Tra quei declivi, un tempo vissuti con lentezza e perfino incredibilmente coltivati, era da tempo sceso il sipario. Ormai, i pendii erbosi pettinati dalle ricorrenti brezze, per secoli curati e dissodati con necessaria accortezza e sui quali avevano pasturato migliaia di vacche e capre, vestivano il desolante stadio di un frettoloso oblio e del conseguente e immeritato silenzio. Leggi il resto dell’articolo

I progetti hanno voce, ma non in capitolo

Testo e foto di Manuela Casalino

Ecco il primo vero freddo e la prima neve, che scatta subito il “dove andare a sciare”. Basterà digitare “pullman da Genova per località sciistiche” che vi si aprirà un mondo. È iniziata anche quest’anno la sfida a chi offre di più come comfort di viaggio, wi-fi, TV, skipass, addirittura percorsi spa per il relax della giornata sulla neve! Ed ancora navette gratuite per andare a cena la sera! Il “compreso di…” è quello che ci fa sentire dei grandi ad aver saputo apparentemente risparmiare. Le partenze sono strutturate per fare in modo che la giornata possa svolgersi interamente sulla calca delle piste. Perciò si parte presto ed in poche ore si è già pronti per quella che è la giornata ideale dell’amante della neve, pardon, dello sci. Sì, perché anche io Amo la neve, la montagna, ma quella ben oltre e lontana dalle piste. Amo quella che profuma di sentiero in tutte le stagioni, quella che devi camminare e camminare, fermarti, scoprire, baciare; quella dove i nuovi fiori e le vecchie foglie giocano a nascondino in quel tramando di saggezza che è la Terra. Ma un pullman diretto per le Valli di Lanzo, per i tanti come me, non c’è. Lo dico meglio: NON C’È! Prova a partire con me da Genova. Senza auto. Leggi il resto dell’articolo