Come Torino dimentica le sue montagne

Testo di Fabrizio Goria

Torino ha dimenticato chi è, ma potrebbe ripartire dalle Valli di Lanzo

Immaginate di essere in una città che è completamente circondata da montagne che possono arrivare ad oltre 3000 metri. Immaginate che, tecnicamente, queste montagne possono essere raggiunte in meno di un’ora. E immaginate che queste montagne contengano una tal biodiversità quasi unica al mondo. In pratica, un sogno per tutti gli appassionati di natura, ma anche per tutti coloro i quali vivono per l’alpinismo. E non è un caso che questa attività si chiami così. Perché è “nata”, nel senso contemporaneo del termine, sulle Alpi. Ora, immaginate che questa città abbia perduto completamente di vista le sue origini, le sue tradizioni, le sue montagne. Stiamo parlando di Torino. E stiamo parlando del rapporto che Torino ha con le Valli di Lanzo. Valli selvagge, paradiso per molti, ignorate da troppi. Leggi il resto dell’articolo

Il regno del silenzio

Testo e foto di Gianni Castagneri

«Lassù sotto la luna!».
Era ormai trascorso molto tempo da quando quelle poche parole erano fluite dalla voce per nulla meravigliata di quello che fu un giovane e solido alpigiano, quando inoltrandosi un po’ alticcio e a notte fonda verso le malghe estive, imboccando il ripido sentiero era stato sorpreso dai gendarmi assegnati all’inibizione del contrabbando. Gli chiedevano dove fosse diretto e la sua era stata una risposta schietta, convincente e quasi elegante, visto che proprio là in alto, sopra gli alpeggi che doveva raggiungere, scintillava una provvidenziale luna piena.
Un mattino di fine estate di tanti anni dopo, mentre il sole già cominciava ad arrossare la grande parete adombrata da nembi solo apparentemente minacciosi, inforcato pensieroso lo zaino con in mente la perspicace esclamazione che anni prima aveva contraddistinto quel montanaro, mi inoltravo alla riscoperta di quel vallone ormai deserto. Incedevo senza alcuna premura, disgiunto dall’impazienza che invece dissimulavano le prime auto sull’asfalto della lontana carrozzabile. Tra quei declivi, un tempo vissuti con lentezza e perfino incredibilmente coltivati, era da tempo sceso il sipario. Ormai, i pendii erbosi pettinati dalle ricorrenti brezze, per secoli curati e dissodati con necessaria accortezza e sui quali avevano pasturato migliaia di vacche e capre, vestivano il desolante stadio di un frettoloso oblio e del conseguente e immeritato silenzio. Leggi il resto dell’articolo

I progetti hanno voce, ma non in capitolo

Testo e foto di Manuela Casalino

Ecco il primo vero freddo e la prima neve, che scatta subito il “dove andare a sciare”. Basterà digitare “pullman da Genova per località sciistiche” che vi si aprirà un mondo. È iniziata anche quest’anno la sfida a chi offre di più come comfort di viaggio, wi-fi, TV, skipass, addirittura percorsi spa per il relax della giornata sulla neve! Ed ancora navette gratuite per andare a cena la sera! Il “compreso di…” è quello che ci fa sentire dei grandi ad aver saputo apparentemente risparmiare. Le partenze sono strutturate per fare in modo che la giornata possa svolgersi interamente sulla calca delle piste. Perciò si parte presto ed in poche ore si è già pronti per quella che è la giornata ideale dell’amante della neve, pardon, dello sci. Sì, perché anche io Amo la neve, la montagna, ma quella ben oltre e lontana dalle piste. Amo quella che profuma di sentiero in tutte le stagioni, quella che devi camminare e camminare, fermarti, scoprire, baciare; quella dove i nuovi fiori e le vecchie foglie giocano a nascondino in quel tramando di saggezza che è la Terra. Ma un pullman diretto per le Valli di Lanzo, per i tanti come me, non c’è. Lo dico meglio: NON C’È! Prova a partire con me da Genova. Senza auto. Leggi il resto dell’articolo

La prima neve

Gli ultimi tre post sono un sentiero. Un sentiero per un certo verso impossibile da immaginare perché cominciato durante una giornata che per il mondo, per la maggior parte del mondo, si doveva stare a casa, lasciando che il “maltempo” facesse il suo corso.

Ci sono cose che la montagna mi ha insegnato, passo dopo passo. Tante, tutte belle, tutte importanti. Ma una, più preziosa dell’oro, è il credere in se stessi. Sempre.

Quando parti per la montagna, anche quando tutto sembra contro di te, anche quando mille voci ti direbbero di stare a casa, e poi invece scopri che hai vissuto momenti indimenticabili, sempre con mille piccole e grandi sorprese, e con tanti insegnamenti, oltre ai mille e più incanti, allora capisci che la montagna è davvero grande. Comprendi che le montagne non sono sostituibili. Soprattutto quando ti fanno incontrare persone meravigliose. Leggi il resto dell’articolo

Rendez-vous al Rifugio Gastaldi

Sono le sei di mattina quando al Pian della Mussa prendiamo il sentiero per il Rifugio Gastaldi. Le previsioni meteo per questo week-end di fine luglio non lasciano molto spazio alla fantasia. Sabato sono previsti temporali dalle ore centrali, con possibili fenomeni intensi con locali nubifragi, grandinate e violente raffiche di vento. Domenica manco a parlarne.

Sfogliamo diversi bollettini meteo, compresi quelli che forniscono previsioni ora per ora. Intorno alle 12 di sabato 27 luglio dovrebbe cominciare a piovere. Tutti convergono su questo punto. Bene. Noi non abbiamo alcuna intenzione di stare a casa ad aspettare la pioggia e allora pensiamo che una colazione al Gastaldi sia una cosa fattibile. Ma a che ora partire con l’escursione? Due ore per salire con calma. Altre due per scendere. Sei più quattro dieci. Almeno un’ora per godersi il Rifugio e per fare una chiacchierata con Roberto. E siamo alle 11. E poi se prenderemo qualche goccia, pazienza. Saremo comunque in discesa, cammineremo su di un buon sentiero protetti dalle giacche a vento. Attenzione al massimo, certo. Ma con tutta la solitudine e il silenzio prodotto dal ticchettio delle gocce sugli indumenti… Una stupenda sensazione di intimità che solo la montagna ti può donare, soprattutto quando il tempo non è “bello”. Leggi il resto dell’articolo

Alla scoperta delle tre Valli di Lanzo: una traversata escursionistica

Elena e Francesca

… le montagne attorno a Torino, visibili nei giorni chiari, e a portata di bicicletta, erano nostre, non sostituibili, e ci avevano insegnato la fatica, la sopportazione, ed una certa saggezza”.

Il sistema periodico, Primo Levi

Siamo Francesca e Elena, appassionate camminatrici, e quest’estate abbiamo deciso di intraprendere una traversata escursionistica delle tre Valli di Lanzo (Val Grande, Val d’Ala e Val di Viù) per godere della tranquillità di queste vallate ed esplorare nuovi sentieri di collegamento. Vi raccontiamo qui la nostra avventura.
Partiamo giovedì 25 luglio 2019. Il nostro itinerario comincia da Forno Alpi Graie, in Val Grande. Raggiungiamo la meta con i mezzi pubblici: treno GTT fino a Cirié, poi un primo bus ci porta al capolinea di Ceres ed infine un pulmino ci conduce fino alla piazzetta del paesino, qui la strada e il caos terminano e partono i sentieri.
Siamo già state in queste zone tante altre volte, ma oggi c’è l’emozione in più del sapere che non torneremo a valle a fine giornata, che potremo finalmente dimenticare Torino per qualche giorno, e lasciare spazio a prati, rocce e fiori di tantissimi tipi diversi. Leggi il resto dell’articolo

Il Colle della Valletta

Il Colle della Valletta (2500 m)

A me è capitato di utilizzare questo luogo così ameno come meta a sé stante: risalito il Vallone Vercellina, ho deviato a destra per il Gias Massi (m 2315), da cui un sentiero abbastanza evidente mi ha condotto al Colle della Valletta. Di qui sono sceso al Gias dou Soleil (m 2203) e di lì a Pian d’le Riane, chiudendo poi l’anello. Un giro che vale davvero la pena.

(Gian Marco Mondino, post I laghi di Unghiasse)

Abbiamo abbandonato la GTA-Sentiero Italia del Vallone di Vercellina deviando a destra per il Gias Massi, mentre in alto su di un dosso una famiglia di stambecchi ci ammiccava invitandoci ad inseguire l’ignoto. Niente sentieri indicati sulle carte escursionistiche. Nessuna informazione recente. Solo la fiducia verso un escursionista d’eccezione come lo è Gian Marco Mondino. Leggi il resto dell’articolo

I laghi di Unghiasse

Il Gran Lago d’Unghiasse (2494 m) dall’alto

Testo e foto di Gian Marco Mondino

Grande escursionismo in Val Grande di Lanzo

I laghi di Unghiasse costituiscono una delle mete più suggestive delle Valli di Lanzo, un esempio di wilderness ancora intatto, che rimane impresso nella memoria di chi ha la fortuna di visitarli. Il Gran Lago, il più esteso delle tre valli, si impone per le acque scure e profonde e per l’ambiente severo che lo circonda. Poco più a monte il bacino della Fertà, con il suo colore azzurrissimo e le rive verdeggianti, offre invece uno scenario bucolico, da cui, ricordo, mi separavo con rammarico al momento del ritorno. E non dimentichiamo gli specchi d’acqua minori, tra cui quello del Crotass, incassato in un profondo avvallamento, quasi fuori dal mondo. Per l’escursionista medio (e tale io mi consideravo) queste distese lacustri costituiscono già una meta impegnativa, sia per la distanza sia per il dislivello, ma la fatica è sempre ben compensata dallo spettacolo offerto dai luoghi. Per me e mia moglie la gita ad Unghiasse era un classico della stagione ed offriva ogni volta emozioni intense, consuete e nuove ad un tempo, di quelle che si conservano nel profondo dell’animo. Leggi il resto dell’articolo

Il Colle Croset

Il Colle Croset (2405 m) sullo spartiacque Val d’Ala – Val Grande (Valli di Lanzo)

Seduti a cavallo del Colle Croset, mentre ci nutriamo con qualche pezzo di pane, siamo stretti come in una morsa: alla nostra sinistra, da est, le nebbie risalgono lentamente dal fondovalle, da dove siamo partiti qualche ora prima, accarezzando delicatamente le praterie, le rocce, le pareti e anche i nostri corpi, sfiniti ma protetti dalla giacca a vento. Alla nostra destra invece una scena bucolica allieta il nostro pranzo frugale: una mandria di vacche pascola beatamente e incurante di tutto, su di un altipiano sorretto da una grossa e tetra parete verticale che sprofonda nel Vallone Croset. Il Sole penetra tra le nubi e illumina vigorosamente il pianoro ove un minuscolo laghetto offre da bere alle manze solitarie. Intorno a noi solo silenzio. Siamo sospesi nel nulla. La civiltà chiassosa e fracassona ferragostana è sparita in un abisso, molte centinaia di metri sotto di noi.

Alle nostre spalle, in lontananza sul contrafforte della Punta Croset, una piccola ombra giace impassibile su di un pulpito di roccia, al di sopra delle nubi incombenti. E’ come un fantasma appeso tra le immense giogaie della Val d’Ala. Lo zoom della fotocamera cattura un giovane stambecco che osserva il fondovalle, anche lui incurante di tutto. Leggi il resto dell’articolo

Nel Vallone Croset

Quella che m’appresto a raccontarvi non è una storia a lieto fine. Quella che cercherò di narrarvi è l’esperienza di una perdita. E di una sconfitta.

Nelle Valli di Lanzo, a 2405 metri di altitudine, il Colle Croset unisce la Val d’Ala (la mediana delle Valli di Lanzo) alla Val Grande. Situato tra il Monte Doubia (2463 m), a est, e la Punta del Rous (2556 m), a ovest, è un valico cacciato in un angolino dal più frequentato Colle di Trione (2498 m), ad occidente, ove passa la famosa – soprattutto per i nordeuropei – Grande Traversata delle Alpi, la Via Alpina e, ora, il ritrovato Sentiero Italia. Tre percorsi di lunga percorrenza che si sovrappongono ma non ne basterebbero altri dieci per convincere gli italiani a mettersi in cammino per comprendere il senso dell’escursionismo.

Nella primavera del 2016 è stata una sottile linea rossa a farci venire l’appetito per questa lunga e profonda incisione, per nulla chiacchierata e molto misteriosa. Letteralmente schiacciato da due aree escursionistiche molto più rinomate, il Vallone di Trione (sentiero n. 305) e quello di Missirola (sentiero n. 304), il Vallone Croset (percorso dal sentiero Cai-Regione Piemonte n. 306) è stato dotato di bolli bianco-rossi da qualche anno a questa parte. E forse anche ripulito dalle piante infestanti. Leggi il resto dell’articolo

Una storia infinita

La storia infinita delle famigerate piste agro-silvo-pastorali nelle Valli di Lanzo (ma non solo), chi è affezionato a questo blog la conosce molto bene. Per chi invece è all’oscuro di tutto, allora suggerisco di dare un’occhiata proprio al tag “piste agro-silvo-pastorali“. Sono circa una trentina i post che negli ultimi anni hanno parlato di questa peste, come già nel 1994 recitava il titolo di una pubblicazione di Pro Natura Torino.

Abbiamo sempre fortemente dubitato sulla vera utilità di queste infrastrutture realizzate grazie ai soldi dei contribuenti europei (via PSR). La scusa una volta era la filiera del legno, l’altra lo sviluppo delle attività pastorali. Nella realtà queste “opere” (eufemismo) hanno annientato sentieri storici, un patrimonio culturale sedimentato nei secoli e portato fino a noi grazie alla straordinaria inventiva e laboriosità delle antiche genti alpine. Oggi questo patrimonio continua ad essere a rischio distruzione. E’ soprattutto un bene comune e, come tale, soggetto agli attacchi degli interessi particolaristici. Ci sono dei contributi europei (in buona misura a fondo perduto) e allora perché non prenderli? E chi se ne importa se poi si deve fare qualche danno ad un bene di tutti. Oggi è così, e vale sia per un umile sentiero (vero e straordinario propulsore di turismo escursionistico sostenibile e intelligente) e sia per l’aria che respiriamo. Non importa se si fanno danni pubblici (danni che tutti subiscono). Ciò che conta è che ci sia un guadagno privato, il solo che permette di fare parte della cerchia (tutt’altro che ristretta) dei furbi, ovvero di quelli che oggi sono i “vincenti”, coloro che ce l’hanno fatta proprio perché hanno gabbato la maggioranza per un tornaconto personale. Leggi il resto dell’articolo

Come muore un prato (e non solo…)

Scorcio del prato lungo la strada per il Santuario

Testo e foto di Gian Marco Mondino

A Forno Alpi Graie (Val Grande, Valli di Lanzo), quand’ero ragazzo e c’era ancora chi falciava il fieno, i prati migliori erano quelli lungo la stradina che conduceva al Santuario di Nostra Signora di Loreto. Passato il vecchio ponte di legno, ci si trovava in mezzo al verde punteggiato di fiori d’ogni colore. L’erba era alta e rigogliosa ed ospitava, tra gli altri, persino il nero raperonzolo di Haller, oggi diventato rarissimo in pochi angoli marginali. Ad un certo punto il tratturo piegava a destra, per accostarsi alle accidentate pendici boscose della montagna, all’altezza di un’edicola votiva. Questo per non togliere spazio alla preziosa risorsa dei prati, i quali erano interrotti unicamente dai muretti della “strà d’le crave” (strada delle capre), che li attraversava. Il tracciato a ciottoli, in margine alle rocce, con tanto di muri di sostegno, continuava ad offrire, verso sinistra, la vista della distesa prativa in tutta la sua estensione e bellezza. Oggi, dopo la costruzione della carrozzabile, rimane un brevissimo tratto di questo sentiero, ignorato da tutti. Troppa fatica ripulirlo e segnalarlo? Superato un piloncino sulla roccia in margine al torrente, si transitava sul ponticello e si affrontava la salita finale al Santuario, su stradina o sull’erta, rozza scalinata storica. Rammento che, andando a Messa al Santuario, se ero in ritardo, tagliavo su per quei gradini sconnessi, dove mi capitava spesso di notare dei pellegrini che effettuavano la salita in ginocchio, recitando un’Ave Maria per scalino. Leggi il resto dell’articolo

La verità

Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi sa ascoltarli, conosce la verità. (Hermann Hesse)

Avete appena letto e visto (foto a fianco) un tweet che è stato molto apprezzato, con molte condivisioni. Non tante quanto potrebbe generarle una rovesciata di CR7. Ma qui non parliamo di questi campioni, in fin dei conti inutili per la nostra vita.

Qui parliamo di alberi, le colonne del mondo.

Il 10 novembre 2018 ci troviamo in discesa sul sentiero 322A della Val Grande di Lanzo, per terminare un giro ad anello possibile grazie al suo ripristino, avvenuto nel 2013.

Di quella desolante escursione ve ne abbiamo parlato il giorno seguente con il post “Il cielo sopra di noi“. Se non l’avete letto, vi prego di farlo prima di continuare. Leggi il resto dell’articolo

La fabbrica del tempo

Il tempo resta il bene più prezioso che abbiamo, il vero lusso della nostra epoca. (Vittorio Sabadin)

Ci vogliono soltanto una decina di minuti di auto per raggiungere Vonzo (1231 m) dal Comune di Chialamberto (875 m), nelle Valli di Lanzo.
Pensate a questo piccolo borgo alpino come ad un trampolino di lancio per compiere svariate ascensioni nel versante sud della Val Grande: Ciavanis, Bellavarda, Roc d’le Masche, Bojret, Vassola, Castej d’le Rive,… sono tutti toponimi appartenenti a bellissime ed appaganti escursioni, per tutti i gusti e per tutte le gambe. E ve ne ho elencate solo alcune. Intorno a Vonzo c’è un mondo strabiliante per chi ama scarpinare. Per chi fa della fatica e del sudore il proprio way of life.

In quella manciata di minuti noi sentiamo di salire rapidamente verso un un punto di partenza. Magari arriviamo dalla pianura torinese o dal canavese. Oppure semplicemente da un qualche villaggio delle Valli di Lanzo. O forse da più lontano ancora. Tra i tornanti della strada asfaltata, in un attimo bruciamo quasi quattrocento metri di dislivello dal fondovalle. A piedi, un’ora di marcia tranquilla. Leggi il resto dell’articolo

Dialogo tra TomadiLanzo (Tuma) e il Genius Loci (Genio)

Testo di Laura Chianale* (per la traduzione delle parole in patois, cliccate sul numero che trovate subito a fianco: si apre un file a parte in pdf con le note al testo)

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Mi chiamo TomadiLanzo, ma quelli di qua mi dicono Tuma. Sono centinaia di anni che vivo da queste parti, conosco ogni sasso, ogni prato, ogni mucca, ogni fiore, ogni filo d’erba, ogni stalla, ogni margaro, ogni catapecchia, ogni veilin(1), ogni gerla, ogni garbin(2), ogni reirola(3). Sono stata su tutti i tavoli delle valli, li ho visti cambiare commensali e cibo, ho visto nascere e morire decine di generazioni, ho visto costruire case, ho visto le piene più devastanti della Stura, ho visto ogni tipo di neve, ho visto fulmini assassini, ho visto matrimoni e funerali, ho visto sparare e uccidere e morire, ho visto crudeltà ed eroismi, ho visto processioni e risse. Ho visto la fame e la miseria, ho visto la dignità, ho visto e vissuto tutti i cambiamenti, lo spopolamento, per me tanto doloroso che mi ha quasi uccisa, ho visto rinascite e ricadute, ho visto passione e testardaggine.

Ho però avuto a fianco un grande amico, il Genius Loci, io lo chiamo Genio, anche se non gli piace tanto. Genio è più vecchio di me, infinitamente più vecchio, abita qua da migliaia di anni. E’ difficile da descrivere, sembra impalpabile a volte, ma allo stesso tempo molto solido, un concentrato di energie. E’ un gran lavoratore, instancabile, giorno e notte. Leggi il resto dell’articolo