Non c’è più tempo

Balme ai giorni nostri (alta Val d’Ala, Valli di Lanzo) – foto Castagneri

Testo di Gianni Castagneri

Il recente incontro con Luca Mercalli, climatologo e volto noto della tv, che a Cantoira (Valli di Lanzo) ha rischiarato il numeroso pubblico presente con fondate ipotesi su quelli che saranno gli effetti dei cambiamenti climatici in montagna, richiede alcune riflessioni “locali”.

Possiamo indicare alcuni ordini di priorità. La prima riguarda le conseguenze che il riscaldamento globale comporta direttamente sul territorio, alcune delle quali già percepibili: scioglimento dei ghiacciai, innalzamento della quota della neve, accentuata piovosità con precipitazioni aggressive concentrate in poche ore alternate a lunghi periodi di siccità, bufere capaci di scoperchiare tetti e sradicare alberi secolari. Questi fenomeni che purtroppo già ben conosciamo, cozzano direttamente con la pianificazione che si vuole fare del territorio antropizzato e con l’amministrazione più o meno straordinaria dello stesso. Il terreno che frana e interrompe di frequente le vie di comunicazione, le esondazioni dei fiumi, le piante che si abbattono su edifici, strade e linee elettriche e telefoniche, incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini e richiedono spesso ingenti investimenti per far fronte alle emergenze. Dall’altro lato si riversano su aree vaste sulle quali l’incuria e l’abbandono hanno creato paesaggi che i valligiani non esitano a definire desertici, che non sono caratterizzati dalle dune di sabbia ma da una vegetazione cresciuta incontrastata e disordinata dove la lotta tra le piante e i rovi si combatte quotidianamente a svantaggio degli esseri umani, che da quei boschi brulicanti di selvatici, e di parassiti come le zecche, sono ricacciati brutalmente.

È un bell’ambiente quello trascurato da decenni di noncuranza? Lo sono quei versanti su cui si aggrappavano spettacolari muri a secco ora appena visibili, solo in inverno, tra il reticolo delle selve? Ha ancora lo stesso fascino quel paesaggio che per secoli fu curato e coltivato, sfamando migliaia di montanari, che attrasse i primi entusiastici fenomeni turistici e che è ora completamente irriconoscibile, trasformato in una boscaglia che avvolge ormai tutti i centri abitati, ricca sì di colori in autunno ma avulsa da ogni esigenza di vivibilità?

I muretti a secco sono uno dei più straordinari elementi del paesaggio alpino, che si notano soprattutto lungo i sentieri. Patrimonio Unesco dal 28 novembre scorso (http://www.areeprotettealpimarittime.it/news/283/muretti-a-secco-un-arte-patrimonio-unesco)

Su questo scenario che tutti conosciamo potrebbe abbattersi la previsione lungimirante di Mercalli: “Le valli torneranno presto ad essere attrattive, per lunghi mesi o in modo stanziale, meta ambita di gente in fuga dalle città”. Chiunque nelle valli si occupi di turismo sa che al di là di tutte le prodigiose pubblicità che possono essere propagandate sulle bellezze paesaggistiche, sportive, culturali e quant’altro, ciò che smuove veramente la persone è la calura estiva che infiamma le pianure spingendo verso l’alto persone innervosite in angosciata ricerca di refrigerio.

La profezia di Mercalli, gettata nello stagno sonnolento del quadro valligiano, apre dunque inaspettate attese e sorprendenti opportunità per luoghi che, è inutile nasconderlo, si cullano moribondi nel ricordo del bel tempo che fu e attendono da sempre, speranzosi, improbabili investitori esterni.

Balme negli Anni ’40

Non si può incessantemente pensare che le questioni si risolvano da sole. I problemi, che si tratti di riscaldamento globale, di immigrazione, di lupi o di cinghiali, vanno sempre affrontati. Se no incancreniscono e vanno ad aggiungersi a quelli precedenti. E a quelli che verranno.

Per questo, quando le valli saranno invase di persone (quasi tutti lo speriamo, quasi…), andranno accolte con necessaria apertura mentale, pretendendo al tempo stesso il rispetto per quegli anacronistici montanari che andando contro al luccichìo della modernità, mantennero un esiguo presidio umano in quei luoghi in qualche modo conservati e ora nuovamente appetibili.

Balme Anni ’50. Adesso, dove sta camminando la signora con il garbin, è area completamente boscata, Cliccate qui per vedere la medesima area fotografata nel 2007 (foto Castagneri)

Ma il nuovo esodo, per piccolo o grande che sia, avrà bisogno di grandi attenzioni: si sbaglierebbe se si desse di nuovo la stura a qualche rinascita di speculazione edilizia. Le ricette, del resto, son quelle che valgono già oggi per gli attuali abitanti. Si ricominci dal recupero del patrimonio abitativo esistente. E poi occorrerà pensare alle scuole, alle strutture sanitarie, ad efficienti collegamenti telematici, al miglioramento della viabilità, a servizi efficienti di trasporto pubblico, a favorire nuove progettualità imprenditoriali. E poi, non per ultimo, affrontando la cura dell’immenso patrimonio ambientale che così com’è è sempre più fragile, dannoso per sé stesso e per la comunità. Occorre gestirlo consapevolmente pianificando interventi che potrebbero creare numerose opportunità professionali, senza stravolgere la montagna ma presentandola bensì protetta e coltivata in un giusto compromesso, a vantaggio dei suoi abitanti e degli estimatori che verranno. Come titola un recente libro di Luca Mercalli, e il tema vale per tutti noi: Prepariamoci!

Gianni Castagneri


Arte del muretto a secco, conoscenza e tecniche

Alleanza mondiale per i paesaggi terrazzati

4 Responses to Non c’è più tempo

  1. Toni Farina says:

    Si legge con piacere lo scritto di Gianni, anche perché è davvero ben scritto (complimenti). Nel merito ci sarebbero da fare 7 convegni e scrivere una Treccani. E non basterebbe.
    Prepariamoci? Come farlo in un mondo che ci è ormai sfuggito di mano, mutamenti che si ripropongono alla velocità della luce mentre la Natura (che volenti o nolenti è Padrona) continua con i suoi tempi, i tempi dei boschi che ci metteranno decenni prima di trovare equilibrio. E sarà un equilibrio diverso dal passato perché nel frattempo altri mutamenti solo in parte naturali stanno ridisegnando i territori. Rapidissimi anche questi.
    La “profezia” di Luca Mercalli ribalta in parte luoghi comuni con cui mi sono misurato (e continuerò a misurarmi) come consigliere del Parco Gran Paradiso, indotti dalla mia presa di posizione sull’arrivo di tappa del giro d’Italia.
    Ovvero: “prova tu a vivere quassù (a Ceresole)”. A caldo avrei risposto: “prova tu a vivere quaggiù”. Quaggiù in una Pianura Padana che è tra le zone più venefiche del pianeta. Quaggiù in periferie urbane dalle quali d’estate non vedi l’ora di scappare (in montagna) e d’inverno non si vede il sole anche quando c’è e fa ben più freddo che sui monti.
    Esagero? Forse, ma credo che questa contrapposizione montagna-città sarrebbe tempo di superarla, di metterla in un angolo per preparare insieme, città e montagna, questo futuro che ci scappa di mano.
    Bravo Gianni. E bravo Beppe per questo spazio di pacato confronto.

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  2. Verglas says:

    Complimenti vivissimi a Gianni Castagneri! Per la sensibilità e lungimiranza (di cui ci eravamo peraltro già resi conto…) che dimostra, non tanto come esperto e conoscitore del territorio, ma soprattutto come persona che vive abitualmente le terre alte. Infatti è più difficile trovare amore verso questi luoghi da parte dei valligiani stessi piuttosto che dai frequentatori provenienti dalla pianura. Senza generalizzare ovviamente. Tuttavia la situazione attuale delle Valli di Lanzo, perfettamente descritta nel post, conferma la veridicità di questa considerazione. Il mio augurio è che tutti coloro, a partire dagli amministratori, siano essi “locali” o “forestieri”, che hanno a cuore il futuro di questi luoghi, possano unire le loro forze, le loro idee ed iniziative per scongiurarne l’ inevitabile decadimento. Non è una impresa impossibile. Se a muovere le persone, ciascuno nel suo piccolo, sarà un interesse non solo finalizzato alla monetizzazione di ogni azione, il risultato non potrà che essere positivo e portare benefici a tutti. In primis al territorio stesso… E non è poco…

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  3. luca says:

    parere mio…le montagne saranno invase solo per ore…al massimo giorni. non si ritornerà stabilmente in montagna. In piccolo ci si comprerà (la maggior parte lo ha già fatto) un bel climatizzatore con molte A e altrettanti +. In grande ci si ritroverà periodicamente in posti comodi e sicuri a pianificare ogni volta di più per anni sempre più lontani. La natura, lei, farà quel che riuscirà senza cercare lodi e senza paura di biasimo. la causa di tutto? i soldi…troppi.
    auguri a tutti di cose semplici, che costano fatica giusta, che riempiano il cuore, che viaggino adagio, che si conservino con amore, che si tramandino con saggezza e si ricordino con commozione.

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  4. Marco Blatto says:

    Penso che quello descritto da Mercalli sia uno scenario “possibile” ma piuttosto improbabile. Non dal punto di vista climatico, s’intenda, ma da quello “social-antropologico”. Da una parte mi dico “meno male”, perché in queste valli non abbiamo la cultura del bene comunitario, soprattutto, paesaggistico, dunque, un esodo forzato, qualora avvenisse, farebbe solo le fortune della cementificazione e della speculazione. Potrebbe, invece, ravvivarsi il periodo della villeggiatura estiva, ormai limitata da decenni al mese di agosto. Non saremo ovviamente preparati nemmeno in quel caso e pur con una quindicina d’anni di tempo a disposizione. Ri-educare è tutt’altro che semplice e implica per di più un cambio generazionale disposto ad andare controcorrente.

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