Sentieri: risorsa o problema?

Salendo al Rifugio PonteseRiportiamo la sintesi dell’incontroI sentieri anima del turismo sostenibile e accessibile. La questione della frequentazione non regolamentata con motoslitte, mezzi motorizzati, trial e dell’eliski” organizzato dal CAI nell’ambito del Festival di cultura di montagna “La magnifica terra” e ne condividiamo il pensiero.

L’Italia – è emerso nel convegno – è il Paese con la più alta biodiversità d’Europa, è caratterizzata da paesaggi culturali e ambientali di rara bellezza e da produzioni enogastronomiche di eccellenza. In questo scenario si inseriscono i sentieri, un valore aggiunto del territorio sul quale puntare per promuovere ulteriormente i punti di forza del Bel Paese.

È tempo di impegnarsi con decisione per vincere le resistenze di chi vede il turismo a passo d’uomo come marginale e minore per farlo riconoscere una fonte di uno sviluppo che coniuga tutela dell’ambiente e arricchimento culturale.

In marcia!Gli oltre venti interventi hanno messo al centro sotto molteplici punti di vista l’importanza, ma anche la fragilità degli oltre 65.000 km dei sentieri italiani, considerati una delle infrastrutture di maggior valore del Paese e dell’ambiente che li circonda. Le montagne italiane sono un patrimonio davvero unico, questo patrimonio però necessita di una costante tutela e manutenzione.

Per questi motivi il CAI, di concerto con le altre associazioni ambientaliste, ha l’obiettivo di regolamentare la frequentazione indiscriminata dei mezzi motorizzati per fini ludici sui sentieri, dell’eliski e di nuove pratiche che si stanno lentamente affacciando, come l’elialpinismo e l’elibike. Ma soprattutto è necessario far rispettare le regole. Una delle strade, per il CAI, è la formulazione di una nuova definizione giuridica di sentiero, unica a livello nazionale, come via che può essere percorsa solo a piedi o in mountain bike.

“Vivere la montagna è un arricchimento costante, sia dal punto di vista culturale che da quello del benessere fisico”, ha concluso il Presidente generale del CAI Umberto Martini. “I sentieri sono uno degli elementi al centro della nostra mission, siamo convinti che la rete sentieristica sia uno strumento di rilancio economico e culturale per lo sviluppo di oggi e di domani del nostro Paese. ”

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

10 Responses to Sentieri: risorsa o problema?

  1. Anonimo says:

    la maggior parte dei sentieri vengono snobbati perchè di bassa montagna o perchè non conducono a qualche vetta. Ad ogni modo se anche solo il 50% delle persone che vogliono salvare montagne e sentieri iniziasse a trasferirsi in montagna forse sarebbe più viva e più apprezzata. comodo arrivarci solo nel tempo libero e volerla trovare “immacolata”.

    ad ogni modo vi lascio un altro lettura.
    http://www.allnews24.eu/greenpeace-inquinamento-alta-montagna-pfc/

    che sia il caso di abbandonare i capi tecnici e tornare e vestirsi di pelli?

    rispettiamo la natura sempre, non solo quando ci fa comodo.

    un saluto a tutti

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  2. Anonimo says:

    Non riesco a comprendere perché sia sempre necessario in questo nostro paese erigere il muro contro muro, dedicarsi al testa a testa come arieti in combattimento.
    E’ tutta questione di scelte, a volte, però, sono anche possibili avvicinamenti fra opposte opinioni, sempre che ci si renda disponibili a farlo. E’ vero, la maggior parte dei sentieri vengono snobbati a favore dell’alta montagna e delle alte cime; personalmente sono una che percorre sentieri dimenticati da tempo, e li trovo bellissimi,è anche vero, però, che bisognerebbe valorizzarli meglio, cosa che non avviene quasi mai.
    Non capisco perché dovremmo trasferirci tutti in montagna vestiti di pelli come uomini di Neanderthal: tutti nelle valli cercando di attirare i turisti con ogni sorta di iniziative, buone e meno buone. Continuano a ripeterci che la montagna vive di turismo (e per molte zone alpine questo è vero). Allora? Li vogliamo o no i turisti che portano i soldini e, quindi, desiderano anche trovare un ambiente curato, integro, conservato ed esteticamente bello?
    Ed è per questo che domani parto per le mie vacanze e vado in… Francia, nazione che ha capito da tempo cosa sia necessario per far vivere la montagna e dove, chi cammina lungo i sentieri, è ben accolto e coccolato perché costituisce una grande risorsa.
    Rispondo al saluto con cordialità, anche se gradirei parlare con un interlocutore e non con un “anonimo”. Coraggio! Ogni idea merita di essere espressa, ma anche sottofirmata.
    Ariela Robetto

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    • Anonimo says:

      Condivido quell che scrive Ariela…anche io vado in Francia (speso) per questo ed altri motivi. I francesi sono secoli Avanti a noi in questo genere di cose. Ho visto luoghi sperduti dove son state valorizzate piccolo “cose” che qui da noi (soprattutto in certe zone) enti o private di vario grado di sceleratezza avrebbero semplicemente distrutto. E’ vero, lì si è accolti bene, coccolati, I sentieri sono una rete circolatoria ben amministrata e curate, ma è ovvio che se ti vuoi avventurare fuori dai soliti circuiti trovi solo ometti e qualche pennelata qui e là (e ci sta, perchè vuol dire che ti inolri in luoghi dove occorre una più sostanziosa preparazione escursionistica)

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      • Anonimo says:

        Mi criticano spesso perchè frequent l’oltralpe…mi dicono che vai così lontano che noi qui abiamo il mondo. E’ vero, ma lì mi sento più a casa che qui per mentalità e modo di vivere/vedere la natura

        Souleiado

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  3. ste says:

    Un problema direi di no. Una risorsa, potenziale, sicuramente. I percorsi escursionistici potrebbero attirare turisti o comunque consentire di svolgere attività motoria a basso impatto e rispettosa dell’ambiente, sicuramente salutare presidiando territori che si stanno spopolando.
    Suggerirei agli escursionisti un compito ovvero, ogni tanto, percorrere i sentieri che partono dal fondo valle, che sono quelli più a rischio di sparire in quanto non portano su cime. Un sentiero ” vive ” fino a che viene percorso da qualcuno.

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  4. ventefioca says:

    Sono d’accordo con Ariela e Ste. Il sentiero è vivo fino a che lo si percorre. Prendiamoci un attimo per sistemare un muretto, togliere i rami che coprono i segnavia, allargare il passaggio quando finisce invaso da felci, rovi, lamponi e ortiche. Tutto aiuta.
    Gianpaolo

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  5. serpillo1 says:

    I sentieri hanno una grande potenzialità ma sono quasi dimenticati e mal “sfruttati”.
    Muoiono se non percorsi da margari o da escursionisti soprattutto quelli a bassa quota.
    Il guaio è che in Italia si cammina poco e che gli amministratori di comuni montani non sempre hanno tempo e voglia di scarpinare.
    Non penso servano idee nuove e strabilianti per valorizzare la rete sentieristica, il turismo lento e l’accoglienza: basta copiare e metterci del proprio!

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  6. Cari tutti,

    non sono propriamente in tema ma quasi. Ieri a Casale Monferrato si è svolto un incontro interessantissimo dal titolo “IL VALORE DEL BOSCO PER IL PAESAGGIO”. Vedete qui http://www.comune.casale-monferrato.al.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5553
    Una delle relazioni, tenuta da un relatore appassionato, funzionario della Regione Piemonte, ha informato sulle nuove misure del PSR-Piano di sviluppo rurale proposte per il ciclo della PAC-Politica agricola comunitaria.
    Ci ha detto che saranno spesi parecchi soldi per facilitare l’accessibilità ai bosci di versante. Perché pare che un problema derivi proprio dall’inaccessibilità di questi e quindi del difficile sfruttamento del legname.
    Appena prima, un altro relatore di IPLA-Istituto per le piante da legno e l’ambiente di Torino aveva riferito alcuni dati interessantissimi sulla resa economica dell’utilizzo di altri prodotti dei boschi: funghi epigei e tartufi. Ebbene, in diverse zone, il rendimento economico della raccolta dei funghi è di un ordine di grandezza superiore a quello del legname.
    Per informazioni e dati, cercare “amycoforest alcotra”

    Morale: il legname boschivo rende poco. Per cavarlo fuori si realizzano strade distruttive e antieconomiche.
    L’uso alternativo del bosco renderebbe di più.
    Mi sembra che dei disastri combinati nelle montagne anche delle Valli di Lanzo per realizzare le strade forestali si sia già detto in questo blog.
    Ricordiamoci che il legno cavato dalle foreste montane è spesso un costo e il taglio viene incentivato per far lavorare la gente. Una forma di valorizzazione realizzabile attraverso il PSR potrebbe, invece, essere la manutenzione sensata dei sentieri escursionistici. Il risultato sarebbe duplice: far qualcosa di buono per il turismo locale e per gli appassionati come noi e creare lavoro per le comunità locali in zone nelle quali questo è necessario.

    Saluti
    Giuseppe

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    • Beppeley says:

      Grazie infinite per il tuo autorevole ed importante contributo.

      Vorrei solo ricordare che i progetti delle piste forestali (e relativi finanziamenti) non prevedono in nessun modo il ripristino dei sentieri spianati dalle ruspe. Questo significa che a fronte di un “guadagno” da parte di qualcuno (pochi personaggi) c’è una consistente e grave perdita di bene comune visto in termini di potenzialità escursionistica, di cultura, di fruizione turistica (sviluppo diffuso) e in termini paesaggistici. Tra l’altro è alquanto odioso essere condannati a camminare su delle sterrate che non aiutano minimamente il camminatore perché allungano il percorso e rendono noiosissima l’escursione (inoltre, cosa non di poco conto, sparisce anche l’ombra del bosco, molto gradevole sui sentieri: l’estate torrida da poco finita ce l’ha ricordato in modo esemplare).

      In Svizzera è vietato danneggiare i sentieri e se proprio c’è una necessità importante di pubblica utilità per fare piste, allora è obbligatorio prevedere un nuovo sentiero per non danneggiare la viabilità pedonale e gli interessi degli escursionisti.

      In Italia invece vige la solita “regola” cialtrona, rozza ed inconcludente del “prendi i soldi e scappa”, senza rendersi conto che quel guadagno immediato (e quella fuga dalla civiltà e dalla responsabilità individuale) è in realtà una grave perdita per tutti nel lungo periodo.

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