C’era una volta un sentiero

Comincio con una precisazione doverosa: quanto segue esprime pensieri ed opinioni personali e non il punto di vista ufficiale del CAI.
IMG_1261rLa primavera scorsa, nell’ambito delle attività della Commissione Sentieri del CAI di Lanzo, volte al recupero ed alla valorizzazione di vecchi sentieri abbandonati, è stato ripulito e segnalato il sentiero sulle pendici del Monte Rosso, che collega Cantoira con le borgate abbandonate di Senale e Pian Uccello (Val Grande di Lanzo), passando a fianco del dolmen del Rio Combin per poi ridiscendere verso la Stura all’altezza della frazione Bergognesco e tornare così al punto di partenza, realizzando un bellissimo percorso ad anello.

Da Senale un altro sentiero, attraverso un meraviglioso traverso pianeggiante in faggeta, permette di raggiungere il sentiero storico 301 che da Cantoira sale a Santa Cristina.

Questa zona posta sull’inverso di Cantoira è stata descritta nel post “Storia e preistoria a Cantoira”.

L’attività di recupero del sentiero è stata voluta e sponsorizzata dal Comune di Cantoira. Qualche decina di persone si è adoperata lungo il percorso: oltre ai volontari del CAI, hanno partecipato diversi abitanti. Tutti insieme abbiamo lavorato per una intera domenica senza ricevere nessun compenso, spinti soltanto dall’amore per questo territorio e dal piacere di restituire alla fruizione di tutti alcuni angoli di montagna veramente molto belli.

Potete immaginare la sorpresa quando ho scoperto dopo pochi mesi che lo stesso Comune di Cantoira aveva in programma una strada forestale, finanziata con i contributi dell’Unione Europea, che avrebbe interessato proprio questa zona oltre al sentiero n. 301 di Santa Cristina. Nella mia ingenuità pensavo che, essendo di sicuro già pianificati questi lavori al momento dell’intervento di recupero del sentiero, quest’ultimo non sarebbe stato toccato dai lavori di costruzione della strada! Invece mi sbagliavo! Un paio di settimane fa sono tornato a ripercorrere il sentiero ed ho potuto constatare lo scempio che è stato fatto.

Non voglio qui parlare di temi fondamentali e cari ai “camosci bianchi” come la tutela ed il rispetto del territorio e della natura. Questi argomenti sono già stati espressi in post precedenti ed hanno suscitato un ampio dibattito in rete. Mi interessa questa volta invece sollevare la questione del rispetto delle persone e del loro lavoro. Perché prendere in giro decine di persone che prestano gratutitamente la loro opera e disprezzare quanto da loro fatto, distruggendolo pochi mesi dopo? Non era forse meglio rimandare l’intervento all’anno successivo in modo da evitare di pulire e segnare i tratti in cui la strada si sarebbe sovrapposta al sentiero? Perché parlare di volontà di valorizzare gli itinerari escursionistici e gli insediamenti del passato per poi subito dopo farne scempio? Ora, percorrendo il sentiero, ci si trova di fronte a tratti completamenti ricoperti dagli sbancamenti o dalle piante tagliate durante i lavori della strada che rendono impossibile proseguire il percorso.

Tutto questo solo per quanto riguarda la zona di Senale – Pian Uccello. Non ho avuto il piacere di verificare di persona quello che è stato fatto al sentiero di Santa Cristina ma si può fare riferimento a questo precedente post (“Andar per piste nelle Valli di Lanzo”) e poi anche a questo (“Una masticata di Valli di Lanzo”).

Seguono alcune immagini significative.

Il sentiero qui è interrotto dai rami delle piante tagliate che sono stati gettati a valle della strada.

Il sentiero qui è interrotto dai rami delle piante tagliate che sono stati gettati a valle della strada.

La nuova segnaletica dove la strada taglia il sentiero.

La nuova segnaletica dove la strada taglia il sentiero.

Risaliti sulla nuova strada e guardando verso valle, ogni tanto si vedono ancora i segnavia dipinti poco prima degli sbancamenti. Il sentiero invece non si vede più.

Risaliti sulla nuova strada e guardando verso valle, ogni tanto si vedono ancora i segnavia dipinti poco prima degli sbancamenti. Il sentiero invece non si vede più.

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Il sentiero era li sotto.

Il sentiero era lì sotto.

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Date le dimensioni dello sbancamento, qui si potrebbe costruire un autogrill.

Date le dimensioni dello sbancamento, qui si potrebbe costruire un autogrill.

Qui siamo all’inizio del pianoro, c’è un sacco di spazio, eppure sembra fatto apposta, i rami sono stati gettati proprio sul sentiero.

Qui siamo all’inizio del pianoro, c’è un sacco di spazio, eppure sembra fatto apposta, i rami sono stati gettati proprio sul sentiero.

Lo ripeto ancora una volta: se non vi importa nulla del rispetto della natura, almeno rispettate la fatica di chi presta gratuitamente la propria opera a chi non la merita.

Info paologiac
Amo la montagna, i boschi, gli alberi ed il...legno. Mi piace anche la montagna"minore", quella oggi meno frequentata ma che reca i segni della storia e delle genti che ci hanno vissuto.

80 Responses to C’era una volta un sentiero

  1. giramontes says:

    …bene bene, la devastazione continua. Complimenti a questo sito che ha il coraggio di opporsi al pensiero main stream che spinge alla “valorizzazione economica del bosco” facendo balenare irrealistici vantaggi economici per le comunità locali.
    Resta una grande tristezza. Un altro pezzo di montagna è perduto.

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  2. popof1955 says:

    Qualche giorno fa al telegiornale una persona commentava l’ultima frana con queste parole: “… è venuta giù la ceppaia …”. Ho guardato mia moglie e le ho chiesto “secondo te cos’è una ceppaia?” Mi ha guardato smarrita, perchè noi pensiamo alle abetaie, ai castagneti ecc. ma dei ceppi che rimangono dopo il taglio e che formano una ceppaia sappiamo poco, e se il termine esiste vuol proprio dire che ormai sono diffusi i boschi di ceppi, che poi marciscono e franano con il terreno intorno e la gente rimane sbalordita.

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  3. serpillo1 says:

    Qualche giorno fa è stato varato dalla Regione Piemonte il nuovo piano paesaggistico (strumento per la salvaguardia del territorio).
    Un veloce scambio di mail con un amico è bastato per far scemare il mio entusiasmo.. ha concluso dicendo di non farsi illusioni..

    Capisco molto bene e condivido la tua delusione.

    Io stessa cerco di evitare le zone dove sono state costruite piste forestali per non vedere lo stupro che è stato fatto. Il mio tempo libero cerco di passarlo in altre valli a camminare.

    E’ capitato che insieme a paologiac ed altri amici si è percorso un sentiero bisognoso di manutenzione armati di pennello e di vernice rossa e bianca.
    L’entusiasmo e la felicità di vedere “rinascere” un percorso è grande ed ancora più grande è la gioia di dare ad altri escursionisti la possibilità di camminarci in sicurezza tanto da dimenticare la fatica.

    Ricordo che i volontari del CAI (come anche gli alpini e le persone volenterose che danno una mano in questa operazione) svolgono gratuitamente questo servizio impiegando il loro tempo libero.

    La loro generosità d’animo viene ripagata da ipocrisia, maleducazione e ben poca gratitudine.

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  4. Beppeley says:

    Caro Paolo, non posso che pensare al “Buongiorno” di Gramellini (@MaxGramel) di ieri su “La Stampa” (http://www.lastampa.it/2015/05/20/cultura/opinioni/buongiorno/figli-di-fn-ksCF6UE50M9hdOXze6ugoM/pagina.html) che conclude affermando:

    “…in Italia a fare il proprio dovere non si passa per onesti, ma per falliti.”

    Nel caso dei soci CAI Lanzo, che si occupano gratuitamente e con immensa passione della manutenzione della rete sentieristica delle Valli di Lanzo, non si tratta di fare il proprio dovere, perché nessuno glielo impone.

    Ma allora, pensando ai figli di Achille, non sono (siamo) solo dei falliti.
    Oltre a dei falliti siamo anche degli imbecilli perché nel nostro piccolo operiamo per il bene comune dell’Italia, ormai ridotto esclusivamente alla sommatoria degli interessi privati che hanno conquistato ogni istituzione italiana.

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  5. Anonimo says:

    Che aggiungere, ANCORA! Io un’idea ormai me la sono fatta…stupri generalizzati… ceppaie intese come “quell che resta del bosco” (qualcuno sa che nel secolo appena scorso, nei boschi del Verdon (Francia) le ceppaie venivano usate per creare le bocce di legno? Non franava nulla allora e neppure adesso…con questo non voglio dire che dobbiamo costruire dei bocciodromi per dare un senso alle ceppaie, ma solo far visualizzare una dinamica di natura e rispetto di essa secondo la quale nulla va distrutto e tutto torna utile. No frane, grazie!)… libero arbitrio in interessi sempre più privati che ci “privano” ogni giorno che passa di un nostro pezzo di identità collettiva ( e non solo)…
    Il volontariato è qualcosa di degno ma secondo me è un’attività abusata, di questi tempi ed in determinati contesti. Credo che In alcune circostanze si debba lasciar perdere e non pretendere di ingaggiar tenzoni tipo Davide contro Golia. Non più.
    Dalle mie parti si dice “fai del bene e dimenticatelo”. Quel che è fatto è fatto. I poteri forti animati dal denaro continueranno ad avere la meglio, a discapito della buona volontà di tanti (ma non di tutti).
    Il mondo è pieno di posti che meritanop di essere visti e “camminati”, escursionando quà e là…le continue frustrazioni fanno male alla salute. Che la nostra coscienza sia sempre accesa, amici, ma che non diventi una fonte di malattia…Take care!

    Souleiado

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  6. ste says:

    Il problema è che le piste forestali vengono costruite con tutte le autorizzazioni e magari con fondi pubblici anche europei. Probabilmente la normativa forestale della Regione Piemonte ne prevede la realizzazione spacciandole come un incentivo alla economia locale. Questo è il problema. Sono una ferita inferta alla montagna che crea squilibri nei versanti. Vi è poi un accanimento nel costruirle a scapito dei sentieri preesistenti che vengono cancellati. Almeno si desse la continuità dei percorsi, invece si buttano a margine rami e terra che impediscono il raccordo tra i sentieri e la nuova strada. Mi viene in mente la zona a ridosso del Freidour, a monte della Verna, ove una miriade di piste forestali, banali crescono … Anche la val Chisone non è immune, basta vedere la zona tra il monte Malvicino e il monte Souliet. Oppure le piste da esbosco del Saluroglio sopra a Novalesa. Di piste se ne fanno tante anche perchè vengono realizzate con tecnica brutale di sterro a monte e riporto a valle, senza opere di sostegno tipo ingegneria naturalistica che potrebbero minimizzare l’impatto e i fenomeni erosivi, ma costano e allora…
    Però tutti gli ambientalisti da studio televisivo e da convegni sono li a gioire che è tornato il lupo nelle valli.
    Suma prope bin ciapà

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  7. Beppeley says:

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  8. flaco says:

    Il lavoro del CAI, in particolare del CAI Lanzo nel recupero dei sentieri è stato ed è davvero encomiabile:
    http://www.regione.piemonte.it/retescursionistica/cms/index.php?option=com_content&view=article&id=1067:con-il-cai-di-lanzo-al-recupero-del-sentiero-bussoni-bec-di-mea&catid=108:operai-forestali&Itemid=723 – anche qui in attesa della prossima pista forestale?

    Complimenti a questi volontari, sia per l’opera svolta che per l’azione di divulgazione presso enti e pubbliche amministrazioni volta a far comprendere il valore di questo patrimonio che si sta perdendo.

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    • paologiac says:

      Grazie. Peccato poi che qualcuno disprezzando la fatica altrui distrugga tutto!

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      • Anonimo says:

        Si distrugge tutto grazie all’aumma aumma tra amministratori, privati dispensatori di voti alle elezioni comunali e geometri pigliatutto. A proposito, quello che ha fatto i rilievi per lo splendido sfregio del Bec di Mea si chiama Andrea Giors ed è di Chialamberto. Mi dicono sia pure del soccorso alpino e “appassionato” (!) di montagna…. Facciamoli nomi e cognomi di questi signori.

        Ottobre Rosso

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        • andreagiors says:

          Approfitto del fatto di essere stato da te citato per cercare di portare un contributo alla discussione, senza alcuna pretesa diversa se non esprimere delle posizioni personali. Immagino che tra noi ci siano conoscenze comuni se “ti dicono” che io sia appassionato di montagna. Confermo sono un osa del sasp della stazione di valle (che non mi rende né migliore né peggiore di altri frequentatori della montagna) in cui si trovano professionalità differenti e non allineate su medesime posizioni, quali, ad esempio personale, cacciatori. E la mia “passione” per la montagna mi ha portato a scegliere di viverci in questa valle creando due attività: una l’hai chiaramente citata tu, l’altra è un’attività agricola.
          Di aumma aumma tra amministratori e geometri pigliatutto, come mi hai definito, c’è, almeno nel caso da te citato dello sfregio della Mea, nulla: tutte le fasi di candidatura del progetto per i finanziamenti e le successive procedure hanno avuto pubblica visibilità. Di questo intervento, tra l’altro, non sono solo il rilevatore ma anche il co-progettista e d.l. Dalla tua affermazione sulla mia attitudine professionale non mi dispiacerebbe che accompagnassi l’analisi con una osservazione di tutti i miei incarichi, magari raffrontati con quelli complessivamente affidati ad altri colleghi: l’amministrazione trasparente e la pubblicazione su albi pretori online renderà semplice questa ricerca e potrà supportare forse le tua affermazione. Non mi sento “pigliatutto”, la tua è un’affermazione che considero personalmente poco garbata, se non lesiva.
          Se farai questa ricerca ti accorgerai come in valle i miei incarichi siano modesti, in particolare nel comune in cui opero che hai nominato, Chialamberto…Non uscirà però un lavoro che ho sviluppato, senza compenso (e quindi avendo una struttura professionale alle spalle con dei costi) e sottoscritto dall’ufficio comunale, per la valorizzazione ed il ripristino di un importante tratto della rete sentieristica di Chialamberto, che da Vonzo risale verso Chiappili, Pian di Le’ e poi verso il Vailet. E al di fuori dell’attività lavorativa non uscirà, perché molti aspetti rimangono nell’anonimato, come l’intervento del 19 aprile tra le localià di Breno/Bussoni e la Mea, citato poco sopra dall’amico Marco (Flaco) sia stato richiesto, promosso ed organizzato con l’insostituibile lavoro dei volontari del Cai Lanzo e di altri locali, anche dal sottoscritto con raffronti fin dallo scorso anno per la calendarizzazione dell’intervento e per l’esecuzione materiale del lavoro.
          Vorrei tornare però al progetto della Mea: è un intervento che ricade all’interno di una programmazione di gestione delle risorse forestali dell’intero territorio comunale su un turno di venticinque/trenta anni, secondo un piano forestale sviluppato da professionisti compenti e che pone come elemento base che le risorse rimangano tali. Sulla sostenibilità dei boschi credo sia opportuno concentrare l’attenzione.
          Durante l’esecuzione dei lavori che hanno interessato il passè si sono evidenziate delle condizioni di insalubrità del bosco. Gli esemplari più maturi di abete sono stati impiantati, come molti sapranno, degli anni trenta del secolo scorso da squadre bergamasche. In seguito non sono state eseguite attività silvo-colturali idonee e la crescita di esemplari giovani ha raffittito il pendio. Quasi tutte piante presentano problemi al legname nella bassa del tronco, in cui la luce probabilmente non è arrivata a dovere. Non sempre un ambiente paesaggisticamente bello è anche salubre e garantisce la sua funzione protettiva.
          Mi rendo conto che la realizzazione di un’opera del genere non sia priva di impatto, che il sentiero dove sovrapposto non possa essere rivitalizzato e che paesaggisticamente non ci siano paragoni però, e su questo aspetto abbiamo lavorato con attenzione, abbiamo previsto e condizionato nel contratto con la ditta appaltatrice che le intersezioni tra pista e sentieri siano ricreate e rese fruibili. Con l’esperienza di altri interventi simili (anche se molto più modesti) abbiamo visto che l’inserimento ambientale di un tracciato simile avviene nell’arco di un paio di stagioni. Quindi mi auguro che una valutazione complessiva possa essere affrontata un po’ più in la, quando a cantiere chiuso il giusto tempo darà supporto alle posizioni.
          Oltre però a questi elementi, di carattere tecnico, vorrei portare all’attenzione di alcuni elementi che non erano inizialmente previsti ma che sono naturale conseguenza della realizzazione dell’infrastruttura: il primo è la possibilità di recupero di alcuni fabbricati esistenti che diversamente non sarebbe avvenuto, in quanto non tutti hanno la disponibilità economica di una ristrutturazione in quota con trasporto materiale con elicottero ed il secondo, secondo me di maggior pregio, è la volontà di rispristinare a pascolo la veileri a valle dell’alpe Vaccheria, con ripristino da noccioleti di invasione delle aree storicamente pascolive. Ne beneficeranno sia il paesaggio sia, mi auguro, l’economia locale anche se con minima valenza. Infine, tornando allo scopo della pista, alcuni giovani locali dediti ad attività silvo-colturale, potranno avere qualche occasione in più di lavoro in valle con un ritorno di sussistenza. E su questo aspetto credo che sulla sostenibilità delle risorse naturali sia da porre l’attenzione maggiore.
          Sono dell’opinione che l’inversione di rotta necessaria per la sostenibilità delle valli alpine in generale, e la nostra nello specifico, non possa tralasciare alcun aspetto, da quello turistico quello agricolo passando dallo sportivo al culturale ed altro ancora. Tutti elementi che facendo rete debbano alimentarsi a vicenda. Ma nessun aspetto, da solo, può cambiare direzione.
          Anni fa lessi un testo di un giovane ciriacese, purtroppo deceduto per un incidente nel vallone della Gura, che mi rimasero impresse: scriveva, a commento di una serie di immagini di montagna che avrebbe proiettato da li a poco, che le montagne siamo noi, rocce e ghiaccio senza le persone sono solo rocce ghiaccio. Senza presunzione e senza voler offendere nessuno posso dire di aver fatto mio il concetto, sviluppando l’idea che la nostra convivenza con l’ambiente non possa e non debba escludere la gestione dello stesso e delle sue ricchezze. In molti paesi questa cosa è possibile e voglio credere che lo sia anche nel posto in cui ho deciso di vivere. Attraversare ambienti molto belli in cui si vede la mano dell’uomo che oggi non riesce a fare un minimo delle cose che in passato faceva regolarmente è spiacevole: solo ieri ero per lavoro nel vallone di Vercellina ed è un peccato che pochi siano gli alpeggi ancora fruibili o in previsione di ristrutturazione, quando sugli architravi si leggono dare incise di fine ‘800.
          Mi auguro che il testo che ho scritto sia chiaro e, come premesso, senza volontà di esprimere altro che una posizione personale.
          Ovviamente, e volentieri, sono disponibile per qualsiasi confronto.
          Andrea Giors

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  9. ariela r. says:

    Vorrei dire un grazie a paologiac e a tutti i volontari che donano il loro tempo per consentire a noi tutti di trascorrere, camminando, bellissime giornate in montagna.
    Non so cos’altro aggiungere per commentare quanto è successo a Cantoira, ma anche in altri comuni delle Valli, non solo di Lanzo. Evidentemente lo stato delle cose riflette la nostra civiltà (?!), il nostro modo di porci di fronte al mondo sfruttato sino allo sfinimento. Manchiamo di rispetto alla natura, ai nostri simili, alle risorse, manchiamo di rispetto a noi stessi, considerato l’abbrutimento in cui molti tra noi si avvoltolano come cinghiali nel fango…!
    Probabilmente se dovessimo pagare un biglietto per percorrere un sentiero, allora ci renderemmo conto del lavoro di coloro che hanno impiegato il loro tempo per mantenerlo in ordine. Solo questo conta: più paghi e più vale.
    Guardiamo l’esempio del padiglione svizzero all’Expo di Milano: le risorse di bibite, caffé e biscotti messe gratuitamente a disposizione dei visitatori, programmate per durare sino alla chiusura, sono già finite, dopo soli 20 giorni. Ne hanno fatto incetta, anche madame ingioiellate e con il birignao molto alto. Se avessero richiesto un pagamento per i dolciumi e le bevande, probabilmente le scorte non sarebbero esaurite.
    Vorrei essere meno pessimista, ma non riesco a trovare un motivo per ben sperare. Un giorno toccheremo il fondo del barile, ma non sarà finita: una vocina suggerirà: “raspa, raspa ancora…”

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  10. Anonimo says:

    Grande Ottobre Rosso…facciamoli il più possibile sti nomi, giusto per ricordarci da chi stare alla larga o per sapere chi possiamo incontrare quando NOI, veri appassionati di montagna andiamo in giro e scambiamo chiacchere sui sentieri, nei bar o nei rifugi di queste valli incomprese e violate. Non dovrebbe esserci nulla di male, voglio dire che dare un nome agli artefici di tanto scempio non credo debba essere considerato come una “spiata” incoffensabile, visto che questa gente ha sicuramente emesso delle fatture a proprio nome (o chi per essa) per farsi pagare le proprie preziose consulenze…o no????

    Souleiado

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  11. paologiac says:

    Ieri ho scoperto un particolare che rende ancora più grave quello che è successo: lo scempio del sentiero è stato perpetrato non dopo qualche mese come ho erroneamente scritto, ma dopo un paio di settimane dall’intervento di rispristino.

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    • Anonimo says:

      Il comune di Groscavallo dovrebbe solo vergognarsi così come tanti altri praticanti di montagna valligiani che tacciono, anzi, acconsentono! Altri nomi di geometri locali (me li hanno riferiti dei dissidenti locali): Renzo Rollero, strada di Riane e Lavassè-S.Domenico (entrambe con denunce in corso o appena sbloccate), Dario Olivetti per la strada di S.Cristina…Mi dicono anche che a Groscavallo finalmente l’opposizione fa un’opposizione vera e non finta come quella che faceva la Dafarra quando era in minoranza. Il gruppo si chiama Groscavallo Domani, capeggiato da Fabio Santo. Si potrebbe mantenere collegamenti con lui.

      Ottobre Rosso

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  12. ventefioca says:

    “Quelli del CAI vogliono segnare quel sentiero? Che vadano. Se poi faremo la strada, vabbè, troveranno un altro sentiero da segnare, la montagna ne è piena…”
    Ci fosse un disegno criminale dietro tutto ciò (WOW) ne sarei contento, roba da scriverci su un paio di gialli-noir. Invece no, soltanto ordinaria stupidità. Segno dei tempi di sciatteria, arroganza e cialtroneria nei quali ci dibattiamo.
    Come reagire? Risalire in sella, come Don Chisciotte dopo essersi imbattuto nella pala del mulino a vento? Gli anni passano e certe ferite sono dure a cicatrizzare.

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    • Beppeley says:

      Un’istituzione come un comune di montagna delle Valli di Lanzo dovrebbe fidarsi del CAI e viceversa.

      C’è qualcosa di incomprensibile in questa mossa del Comune di Cantoira.

      Ad un anno ormai da tale accadimento io no so ancora il motivo per cui il sentiero voluto da codesto Comune è stato dallo stesso devastato e lasciato in tali condizioni.

      Il CAI di Lanzo ha ricevuto delle scuse? Delle spiegazioni?

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      • andreagiors says:

        Beppe posso chiederti una informazione. Premetto che non ho visto e non conosco l’intervento di realizzazione della pista che ha annullato il lavoro di sistemazione del sentiero appena precedente l’apertura del cantiere ma da quanto mi risulta il Comune non è committente della pista, che è stata invece realizzata da un consorzio. Il Comune ne ha autorizzato la realizzazione con il rilascio di un permesso di costruire che è emesso da un funzionario. Con le debite distinzioni tra amministratori e funzionari credo sia mancata una comunicazione ed un coordinamento tra essi con mancate prescrizioni agli operatori. La mia non vuole essere una giustificazione, anzi, ma per inquadrare separatamente responsabilità autorizzative ed esecutive.
        Grazie, Andrea

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        • ventefioca says:

          A mio avviso l’intervento di Andrea – al di là delle puntualizzazioni precise su un evento specifico – ribadisce e riconferma quanto penso da anni: non c’è futuro (sostenibile?) senza visione, gestione e pianificazione. Dentro questi termini metteteci quel che volete: io ci infilo altre parole, come rinuncia, sacrificio e bene comune. Rinuncio a esercitare determinati diritti particolari in funzione di un bene comune superiore, accetto il sacrificio di una porzione di ambiente naturale (naturale quanto?) in funzione di una ricaduta sul territorio che mi consente la gestione di una parte maggiore di altra naturalità. Purché siano chiari gli scopi. condivisi o anche solo ben spiegati i metodi, limpidi e tracciabili gli intenti degli “attori”. E’ giusto il richiamo a chi ha deciso e gestito di spiegare modi, scopi e intenti, lasciamo perdere la caccia alle streghe fatta su singoli nomi di professionisti e quadri intermedi, perché allora andremo a mettere alla berlina chi, la prossima volta? Il palista, il boscaiolo, il ragazzo che reggeva la stadia?

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          • paologiac says:

            GP, a mio parere un progettista e direttore dei lavori ha responsabilità nell’opera ben diverse dal palista e dal boscaiolo! Poi sono d’accordo che non serve la caccia alle streghe…
            Sono anche d’accordo che “non c’è futuro senza visione, gestione e pianificazione”, ma non tutte le gestioni e pianificazioni sono equivalenti. Di solito la politica del “facciamo qualunque cosa piuttosto che non far niente” non è molto illuminata e lungimirante.

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        • paologiac says:

          Andrea, magari ho sbagliato a far intendere che il Comune è il committente della pista (comunque non ho usato quel termine), ma lo scopo di quanto scritto era un’altro: se il Comune ha rilasciato l’autorizzazione, è chiaro che sapeva (tant’è che i lavori della strada, come mi hanno fatto notare sono iniziati una o due settimane dopo il nostro intervento) ed è quindi a mio avviso colpevole di spregio del lavoro dei volontari e disprezzo del loro impegno. Come ho già scritto nel post, non poteva chiederci di rimandare il nostro intervento a lavori della strada terminati? Adesso oltre ad aver fatto incazzare molte persone che hanno dedicato il loro tempo e la loro fatica non retribuita a rendere più fruibile la montagna, si trova con un sentiero che da un certo punto è impercorribile, e ti posso garantire che i raccordi tra sentiero e strada dopo Senale non esistono: non vorrei essere nei panni di una famiglia con bambini che vedendo bacheche, segnavia ed uno splendido sentiero (all’inizio) si trovano incastrati tra ramaglie e tronchi gettati sul sentiero, come puoi vedere dalle foto.
          Risponderò anche al tuo intervento precedente; non lo faccio adesso per mancanza di tempo. Apprezzo comunque la tua disponibilità a discutere ed esporre le tue idee mettendoci la faccia.

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          • andreagiors says:

            Grazie Paolo (tra l’altro – utilizzando una espressione letta sopra nei mei confronti – mi dicono tu sia di Candiela come me….), il commento alla volontà del comune non era riferita ad un tuo intervento ma a quello di Beppe con “il sentiero voluto da codesto Comune è stato dallo stesso devastato e lasciato in tali condizioni”. Sul sentiero di Santa Cristina e del Senale, ma la questione potrebbe essere riferita a molti altri interventi, non posso che trovarmi d’accordo con le tue affermazioni e con il rammarico con lo svilimento ed il disprezzo provato per lavoro dei volontari. Quando però affermiamo che il comune non poteva non sapere, senza voler giustificare alcuna figura anzi, occorre considerare quanto le attività negli uffici e tra gli amministratori siano spesso disgiunte. Chi rilascia le autorizzazioni (ahimè) non ha una visione estesa di tutte le attività che si svolgono sul territorio. Gli amministratori dei nostri piccoli comuni dovrebbero sopperire a questi limiti ma purtroppo spesso ci troviamo di fronte ai limiti che hanno le persone. E tra gli amministratori che conosco (e non per lavoro ma perché in tante attività – dalle sportive alle ricettive e non in ultimo per interventi di soccorso – c’è stata occasione di collaborazione da quando vivo in valle) raramente ho visto disinteresse e l’impegno non è mai indifferente ma a quanto pare non sempre sufficiente.

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  13. teo says:

    VERGOGNA!!!!! VERGOGNA AL COMUNE DI GROSCAVALLO!! MA QUALE RIPRISTINO! QUALE SUSSITENZA DELL’ECONOMIA, RECUPERO DEI CASOLARI, ETC. QUESTO E’ SOLO SFREGIO PER INTASCARE DEI QUATTRINI..E NON CITATE IL POVERO MARCO FASSERO, SI RIVOLTERA’ NELLA TOMBA A VEDERE UNO SFREGIO DEL GENERE..!! VERGOGNA!! SONO TALMENTE PUBBLICHE CHE FANNO TUTTO DI NASCOSTO..I VILLEGGIANTI DEVONO SAPERE QUALI SFREGI STANNO FACENDO I VALLIGIANI, E NON DOVREBBERO METTERCI PIU’ I PIEDI!

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  14. andreagiors says:

    Beh forse credi che le attività che ho riportato siano solo balle…ma non è così. Possiamo dissentire sull’utilità dell’opera, sulla ricaduta sul territorio e su molte altre questioni. Ma che qualcuno si intaschi dei quattrini me lo devi spiegare con criterio. Altrimenti possiamo discutere con toni da strilloni di porta palazzo ma non so con quale fine o con quale utilità.
    I fondi europei utilizzati, che in questo caso sono ricompresi in una misura del vecchio PSR, derivano da una programmazione vecchia di quasi 10 anni e che, come in tutte le programmazioni che vogliono dar sostegno, si prefigge un percorso di investimento almeno su scala regionale: in questo periodo è in corso di approvazione il PSR che finanzierà il prossimo settennato e nel caso in cui non si condividano gli obiettivi sarebbe buona cosa cercare una rappresentatività che meglio indirizzi l’utilizzo di risorse pubbliche, in tempo e prima che sfregi di questo genere vengano commessi. A meno che tu creda che fin da livelli più alti ci sia solo lo scopo di riempire le tasche di qualcuno.
    Invece sarebbero costruttivi dei progetti di sviluppo strutturati ed organici, che non escludano alcun settore di possibile crescita come ho scritto poco sopra, ma raramente se ne riesce anche solo a discutere. Io non ho la ricetta vincente per dare dignità al territorio ma non ne sento neanche molte in giro.
    Non ho citato appositamente Marco Fassero (l’hai fatto tu) per non offendere la sensibilità di nessuno ma non puoi negarmi di esprimere delle posizioni, per tanto diverse possano essere dalle tue, che hanno trovato origine da un suo pensiero.

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  15. Beppeley says:

    Sig. Andrea Giors, ma come si fa a credere che (tue parole) “Il Comune ne ha autorizzato la realizzazione con il rilascio di un permesso di costruire che è emesso da un funzionario.” quando è lo stesso soggetto che ha bussato alle porte del Cai di Lanzo?
    Ti pregherei di farmi capire per favore (scusa se sono un po’ ottuso).
    Da questa miserabile ed avvilente vicenda, raccontata dall’amico Paolo e sentita anche da altri volontari del Cai di Lanzo, emerge che Cantoira chiama il Cai per fare un sentiero e poi dopo 2 (due) settimane autorizza le ruspe a spianarlo e lo fa perché non sapeva nulla, semplicemente perché ci sono lupi solitari nel Comune di Cantoira e consorzi fantasma che agiscono come se il Comune fosse una cosa loro, senza sapere che cosa ha autorizzato (o meno) un minuto prima?
    Sai qual è la verità del Comune di Cantoira come di tanti altri delle Valli di Lanzo? Tu sicuramente la sai molto bene, ma io vorrei dirla comunque per informare correttamente tutti gli amici del blog che amano la montagna e che non conoscono da dentro la triste e annichilente realtà amministrativa delle Valli di Lanzo.
    La verità è esattamente quella che ha espresso l’ex sindaco di Lemie Giacomo Lisa (articolo de “Il Risveglio” del 4 giugno 2015) in merito all’andamento delle recenti elezioni amministrative (il grassetto è mio):

    “[…] Finalmente queste elezioni hanno dimostrato che le piccole realtà montane non hanno più senso di esistere a livello amministrativo. Perché un numero ristretto di famiglie può tenere in ostaggio l’intera comunità. E da noi è successo questo. […]”

    Qui in pdf l’intero articolo del settimanale “Il Risveglio”.

    “Un numero ristretto di famiglie può tenere in ostaggio l’intera comunità”.

    E’ terribile questa cosa.
    Pensare che le immense ricchezze paesaggistiche ed ambientali delle Valli di Lanzo siano in mano a poche famiglie, che “vedono” ancora il profitto uscire dai tubi di scarico delle ruspe e dai tralicci dell’alta tensione (devastando gli ultimi corsi d’acqua naturali, questo è il vero scempio ambientale) lascia davvero senza speranza.
    Ma quale istituzione credibile, per quanto minuscola, fa quello schifo che ha fatto su sentieri ripristinati grazie alle schiene piegate di volontari che custodiscono nel loro cuore una passione genuina ed autentica verso la montagna?
    Giors, per favore, forse i tu e i tuoi pari dovete ancora capire cosa fa felice un essere umano.
    Quei comportamenti incomprensibili sono solo giustificati dalla miopia di “poche famiglie locali” (come peraltro già confermato su questo blog da Marco Blatto) che per interessi prettamente egoistici scorrazzano nel mondo causando esclusivamente infelicità.
    E di conseguenza, povertà (avvisa le famiglie locali che esiste quella di ritorno, che si comporta come un boomerang).

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    • Anonimo says:

      Non devo convincerti ma il mio pensiero l’ho espresso sopra. Non credo, per deprecabile sia l’evento di cantoria, che ci fosse un intento voluto di svilimento del lavoro dei volontari. Un brutto esempio di superficialità. Non so nemmeno se io e i miei pari davvero non siamo in grado focalizzarci sulla felicita ma la tua é una affermazione superficiale. Non appartengo ad una delle poche famiglie che cercano di decidere in valle, sono un originario di ritorno, dopo l’abbandono della mia famiglia decenni or sono. Il mio pensiero non ha alcun peso al di fuori di quegli ambienti in cui si sia disponibili al confronto. Ma come x altri giovani, credo nella cooperazione e negli obiettivo condivisi. Elementi che sono mal visti da tanti valligiani e di possibile approfondimento quasi solo con i giovanissimi o con chi arriva da fuori. Su questo fronte parecchi tentativi sono stati fatti, sia con prove di ricettività ed intrattenimenti “alternativi” sia con progettazione lavorativa. Ma le risposte, quando arrivano e non sono disprezzate, sono l’ente e di difficile radicamento. E purtroppo non credo che basti un ambiente naturale impagabile.

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    • paologiac says:

      Solo una nota di commento all’articolo: qualche settimana fà abbiamo (con il CAI) sistemato il sentiero Villaretti-San Desiderio, intervento lunghissimo e molto faticoso. In questa giornata hanno partecipato come volontari molti dei profughi ospitati dal comune di Lemie. Non vorrei fare un affermazione sbagliata, non conosco tutte le persone che c’erano, ma ho l’impressione che fossero di più i profughi che gli autoctoni.

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      • Beppeley says:

        “Quando il volontariato si tinge di nero” è l’articolo pubblicato sul sito del Cai di Lanzo proprio in merito alla pulizia dei sentieri che ha coinvolto anche gli extracomunitari.

        Qui l’articolo.

        Grazie a tutti i volontari e al Cai di Lanzo per l’opera meravigliosa di manutenzione della sentieristica delle Valli di Lanzo.

        volontari extracomunitari giugno 2015

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  16. ventefioca says:

    Mi sembra che il discorso si stia allargando da un caso specifico, segnalato da Paolo, sul quale un po’ di coordinamento in più avrebbe sicuramente giovato, a una tematica molto più generale sulla quale ribadirò ora il mio pensiero e poi non interverrò più, per non ingolfare la posta su argomenti che sono già stati dibattuti altrove.

    Non voleva il mio essere un intervento a favore del “fare purché si faccia”, anzi, il messaggio voleva essere esattamente il contrario. Lavorando da venti anni nei cantieri ho ben presente la scala di chi decide cosa e fino a dove, chi fa cosa e fino a dove e chi si nasconde dietro un dito o il “fare” altrui. Proprio per questo motivo è necessaria, secondo me, se non una condivisione, almeno una spiegazione di quali possono essere interventi di una certa portata in ambito naturale, spiegando cosa si vuole fare, come e a cosa serve. Altrimenti chi decide senza riflettere continuerà a volare alto, chi opera attaccherà giustamente l’asino dove vuole il padrone e chi passa di lì per caso rimarrà perplesso, scocciato e disgustato, con l’amaro in bocca e la certezza di essere stato vilipeso e raggirato.

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    • teo says:

      FACCIAMOLI I NOMI DI QUESTE FAMIGLIE, E CHE SIAMO, IN SICILIA??. INIZIAMO A TAPPEZZARE LA VALLE DI VOLANTINI CON FOTO, NOMI E COGNOMI. QUESTE PORCHERIE SI COMBATTONO DANDO MASSIMA VISIBILITA’ ALL’ESTERNO. GIORS, TI CREDEVO UN RAGAZZO INNAMORATO DELLE VALLI. TI SEI RIPOSTO DA SOLO, SE SI PUO’ DISSENTIRE SULL’UTILITA’ DELL’OPERA E SU ALTRE QUESTIONI (PAROLE TUE), DIMMI A COSA SERVE SE NON A INTASCARE QUATTRINI DA PARTE DI QUEI 4 CHE CI LAVORANO..!! CHE SCHIFO!! SE ANCHE TU PENSI CHE FOSSE UNO SFREGIO, DOVEVI RINUNCIARE ALL’INCARICO, RINUNCIARE AI MISERABILI SOLDI, E OPPORTI CON ARGOMENTAZIONI TECNICHE!

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      • andreagiors says:

        Allora forse non sono stato chiaro…io la pista che ho seguito e che sto seguendo, all’interno di una pianificazione strutturata e di lungo termine, la condivido, come condivido la gestione sostenibile dei boschi. Chiunque può dissentire, ma conoscendo appieno la situazione.
        Porto un semplice esempio, poi accusatemi di qualunque cosa vi vada: ho letto nel primo articolo inerente i 30 km di piste nelle valli di Lanzo e ad un certo punto riferendosi alla pista diretto verso le Riane si affermava che i lavori erano stati interrotti perché finiti i soldi, che almeno si finissero i lavori! Beh io non c’entro nulla con quell’intervento e non voglio esprimere giudizi di merito ma l’affermazione della tizia che l’ha riportato è falsa, i lavori sono stati interrotti perché i il tratto da eseguire non è finanziato e non c’erano scadenze vincolanti. Affermare che finiscono i soldi è un bel modo per diffondere falsità e non lo condivido.
        Le situazioni vanno riferite nelle condizioni reali, poi sia concesso un legittimo dissenso.
        Teo (ci conosciamo personalmente?) a cosa (io credo) servano – se ben fatte – l’ho espresso con il rispetto che uso abitualmente. Legittima la tua posizione opposta.

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        • TEO says:

          MA SE HAI AMMESSO ESSERE UNO SCEMPIO, ORA LA CONDIVIDI? CHIARO CHE LE PARCELLE FA PIACERE VENGANO PAGATE..PECUNIA NON OLET. MA QUI OLET ECCOME.. IL TRATTO NON E’ FINANZIATO..E SI FA UN’OPERA PER COSA ALLORA? PER PUPPARE DEI SOLDI E BASTA..COME LE GRANDI OPERE SEMIFINITE IN ITALIA, SPRECO DI DENARO PUBBLICO..MA QUI BISOGNA COMINCIARE A DENUNCIARE QUESTE COSE! PENSAVO, CARO GIORS, CHE FOSSI UN GIOVANE CHE AMAVA LA VALLE..INVECE DI FRONTE AL DENARO NESSUNO SI FERMA A PENSARE..

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          • andreagiors says:

            Forse è meglio interromper qui perché se ho richiamato l’espressione scempio è per far eco a post precedenti.
            Non capisco se le tue considerazioni sono parole al vento apposta per infangare o per mia incapacità comunicativa: credi si facciano solo lavori con finanziamenti? il tratto finale verrà fatto con fondi non soggetti a contribuzione, tutto li, chi ha parlato di opera incompiuta?
            Più in la preferisco non risponderti. Se ti va di pensar male di me e dalla mia professione fai pure, non credo tu sappia che lavoro stia dietro ad un intervento del genere ma forse non ti interessa nemmeno.

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        • paologiac says:

          Andrea, spero nonostante quello che hai scritto, che tu legga ancora questo commento e magari che tu risponda ancora. Come avrai potuto notare, le discussioni su questo blog sono aperte a tutti, non abbiamo mai censurato nessuno anche se ha posizioni molto diverse dalle nostre e anche se usa toni molto accesi (il maiuscolo in internet equivale a gridare). E’ quindi inevitabile che ci sia chi usa toni “sopra le righe”, ma questa è democrazia e libertà di parola, purchè non si arrivi agli insulti.
          Qualche commento a quanto hai scritto nel tuo primo intervento:
          – Il fatto che nel passè ci fossero alberi vecchi e malati non deve essere per forza visto come una cosa negativa da eliminare; da molti anni sia in Italia che all’estero, le aree protette vengono gestite lasciando che l’ecosistema si sviluppi lasciando che ogni componente segua il naturale corso della vita in natura, quindi alberi vecchi che muoiono e vengono lasciati a terra ecc……Poi se ci dobbiamo preoccupare proprio del deperimento del bosco,ci sono un’infinità di aree boscate in condizioni disastrose che potrebbero essere sistemate senza costruzione di strade, esempio (ma solo uno), tutto il versante interessato dalla strada Chialamberto-Vonzo che conoscerai bene percorrendolo giornalmente.
          – Dovete dimostrarmi che la costruzione di una strada serve a rivitalizzare aree abbandonate: quanti alpeggi e boschi sono raggiunti od attraversati da strade, forestali e non, senza che questo abbia portato a gestioni corrette del bosco o ristrutturazione delle baite, vedi ad es. Vassola, Cuccetta, Missirola, Urtirè, solo per citare quelli a noi più vicini.
          – Anche io provo un grande rammarico a vedere le fatiche immani delle generazioni passate andare in rovina e venire dimenticate; ma credi davvero che la costruzione di una strada servirà a far rivivere questi luoghi? A qualcosa servono sicuramente: mi hanno riferito che ci sono gia dei quad che approfittano delle nuove strade per portare inquinamento, disturbo e rumore in quota, e non sono dei boscaioli!
          – Se vogliamo spendere dei soldi pubblici che abbiano una ricaduta economica a lungo termine (e non solo qualche tonnellata di legna ogni 30-40 anni), perchè non dotiamo di un parcheggio decente località come Rivotti od Alboni, punti di partenza di magnifiche escursioni nei valloni circostanti, tra le più belle delle Valli di Lanzo, pubblicizzate anche all’estero. Cosa penserà uno straniero che avrà la sventura di finire da queste parti e poi non troverà un posto dove lasciare l’auto; loro sicuramente non parcheggeranno sul prato e saranno molto delusi dall’accoglienza. E di nuovo, questo è solo un esempio….

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          • andreagiors says:

            Rispondo, e mi confronto, sempre volentieri cercando di essere assolutamente rispettoso.
            Non posso non essere d’accordo con te sulla possibilità di interventi diversi. Si tratta sicuramente di scelta ed in alcuni luoghi le scelte sono state diverse. Sull’esempio che mi poni, della strada che pratico quotidianamente, concordo: quel pendio è un’invasione. A parte alcune zone specifiche in origine (ma neanche troppi anni addietro) la copertura era inferiore al 15%. Il resto erano terrazzamenti, pascoli e campi. l’eccezione erano i tratti di bosco di castagno da frutto. Il riutilizzo e la gestione di queste aree è complessa in particolare per un motivo semplice ma che differisce enormemente dall’intervento su Groscavallo per cui ho espresso le mie posizioni: la frammentazione della proprietà, elevatissima su Chialamberto che non dispone di vaste aree pubbliche. Sarebbe molto interessante, ma qualcuno ci sta lavorando, la riorganizzazione stile “quinte”.
            Vero che non sempre la presenza di strade garantisca il mantenimento od il recupero di aree e fabbricati, ma non è vero nemmeno il contrario, Chiappili e gli alpeggi del Ciavanis ne sono un esempio. Un altro potrebbe essere qualche alpeggio lungo la strada delle fontane. Su Cuccetta ed Urtirè è un peccato ma non è escluso, visto l’interesse ed il lavoro di recupero delle aree pascolive li attorno, che non ci possa essere un miglioramento delle condizioni.
            Missirola non è servito da accesso. Sai però cosa succede in quegli alpeggi che non sono serviti? spesso vengono lasciate x mesi abbandonate manze e asciutte. Anche la cura dei pascoli viene trascurata ed il paesaggio non credo che ne risenta positivamente.
            Sulla motorizzazione selvaggia, non vincolata alle esigenze specifiche, e sull’assenza di “servizi base” per la fruibilità del patrimonio non posso non trovarmi in accordo ma ti faccio una riflessione: un tipo di investimento vincola o pregiudica l’altro? io credo di no.
            Andrea

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  17. TEO says:

    FATTO STA CHE UNO PRENDE DEI SOLDI PER ANDARE A FARE O PROGETTARE UNO SCEMPIO. MA SEI ANDATO A VEDERE???? E’ UNA VERGOGNA, UNO SCHIFO. SOLO CHE IN VALLE C’E’ L’OMERTA’, SI FANNO I LAVORI “DI NASCOSTO”..ADESSO CHE FINALMENTE QUALCUNO SI STA INCAZZANDO E STA DENUNCIANDO PUBBLICAMENTE QUESTO TURISMO INSOSTENIBILE, INIZIATE A STIZZIRVI? TANTISSIMI ESCURSIONISTI CHE VENGONO IN VALLE (SO ADDIRITTURA DI GENTE DI BERGAMO) E’ RIMASTA BASITA DALLA MANCANZA DI SENTIERI E INDICAZIONI IN UN TERRITORIO COSI’ BELLO. NON UN EURO PER UN SENTIERO, ZERO DI ZERO..CHE VERGOGNA. PORTA TUO FIGLIO, SE CE L’HAI O L’AVRAI, A VEDERE COME HAI CONTRIBUITO A DISTRUGGERE UNA MERAVIGLIA DELLA NATURA, SARA’ FIERO DI TE! CONTINUA A CORRERE IN MEZZO ALLE PISTE FORESTALI, CON GLI ALBERI A TERRA..CONTINUA A VEDERE IL BEL TAGLIO CHE E’ STATO FATTO NELLA FORESTA..

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    • andreagiors says:

      Cercherò di risponderti con chiarezza Teo: si, l’ho visto lo “schifo”, più di 40 volte da quando sono iniziati i lavori. Il mio non è un lavoro su carta, in fase esecutiva l’ho tracciato, verificato, prescritto correzioni all’impresa. Da settembre sono sul tracciato circa 3 volte a settimana, non solo per le attività appena scritte ma anche e ripetutamente per riposizionare cartelli, segnaletica, protezioni che regolarmente (in una occasione dopo due ore) vengono rimosse da qualcuno per poi ricevere segnalazioni sulla mancata segnalazione lavori….
      Io non sono stizzito, tutt’altro, e non capisco a quale “turismo insostenibile” tu faccia riferimento collegato alle piste. E non comprendo la tua ostinazione a parlare di lavori di nascosto: porta pazienza ma io per sapere cosa succede, cosa si delibera, cosa si programma, mi informo e non mi pare di essere all’oscuro, riesci, pacatamente, ad aiutarmi a capire?
      E’ vero, i sentieri sono una risorsa indiscutibile ma la tua affermazione su “non un euro per un sentiero” me la sai argomentare? perché io ti posso citare qualche intervento eseguito (poi sul come non aggredirmi, li non ho lucrato per niente…ho lasciato ad altri il barattolo aperto della marmellata): un intervento a Cantoira, due interventi a Chialamberto ed uno a Groscavallo realizzati con finanziamenti erogati dal GAL. Pochi? si è vero ma sicuramente più di “non un euro”. Anche questi lavori sono stati fatti di nascosto? Poi ti posso aggiungere, a parziale integrazione di un post in cui lessi che neanche un soldo sarebbe arrivato alle Valli di Lanzo in seguito a dei finanziamenti pubblici. E’ vero ma non per insensibilità ma perché tutti gli interventi proposti sono risultati in graduatoria distanti dai pochi finanziati. Parlo nello specifico di PAR FSC 2007-2013. Ti posso portare l’esempio di due progetti di cui sono a conoscenza, di Chialamberto (x adeguamento sentiero da Vonzo al Vailet) e di Groscavallo (x sistemazione tratto GTA nel vallone del Trione). Quello che manca è una programmazione finalizzata e coerente di tutto il territorio su obiettivi comuni. Ma che un manchi del tutto l’attenzione non è vero.
      in ultimo, sulla tua ultima affermazione: di alberi a terra, a conclusione lavori, non rimarrà quello descrivi. Che fosse più bello prima? è certo. Ma con un po’ di tempo mi auguro che la situazione si integri più di quanto immagini.
      Un saluto
      Andrea

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      • TEO says:

        SIETE BRAVI AD ARRAMPICARVI SUI VETRI. ABBI PUDORE, DILLO CHIARAMENTE CHE E’ UN’OPERA INUTILE E SCHIFOSA. E’ TUTTO UN’IPOTESI..POTREBBE SERVIRE, SI POTREBBE FARE, MAGARI QUALCUNO.. MA STAI SCHERZANDO?? SMEMBRI UN POSTO MERAVIGLIOSO, BASANDO UN PROGETTO SU DELLE IPOTESI DI SVILUPPO?DICI DI VIVERE IN VALLE, MA INVECE MI SEMBRA TU VIVA DA UN’ALTRA PARTE..VUOI CHE TI FACCIA QUALCHE ESEMPIO SU COME SONO TRACCIATI I SENTIERI?????? E SENTIAMO, COSA NE PENSI DEL PROGETTO ELETTRODOTTO E DELLA STRADA DEL VALLONE DI SEA???

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        • andreagiors says:

          Se ti rivolgi a me non scrivere “siete” perché io non rappresento nessuno se non me stesso.
          E’ chiaro che abbiamo posizioni diverse, se non ti va di rispettare le mie almeno non essere offensivo, io la faccia ed il mio nome lo metto senza remore nelle mie azioni.
          Non ti dirò quello che non penso, ma se tu vorrai illustrarmi come si tracciano i sentieri sarò lieto di imparare qualcosa di nuovo. Poi, cortesemente, dettagliami il tuo progetto di rilancio, sarò ancora più felice di ascoltarti. Non so dove abiti tu o cosa faccia per il territorio ma da quanto urli non so quanto il tuo verbo sappia arrivare a destinazione.
          E in ultimo abbi il tu pudore di non affiancarmi a progetti di cui non stiamo parlando e di cui non hai la più pallida idea sulla mia posizione. Tra l’altro la strada nel vallone di Sea deve essere tanto segreta che nemmeno io ne so nulla, incredibile….

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          • TEO says:

            SOLO PER CITARE L’ESCURSIONISMO: SEGNALETICA E RETE DI SENTIERI STRUTTURATI. IN VALLE NON C’E’ UN SENTIERO A POSTO. E’ UNA VERGOGNA. PROVA ANDARE AL LAGO DELLA FERTA’ (GIA’ L’UNGHIASSE, IN ALTO, SE C’E’ NEBBIA E NON CONOSCI TI PERDI), PROVA A SCENDERE DAL BARROUARD, PROVA AD ANDARE NEL VALLONE DEL CROSIASSE, PROVA A FARE IL GIRO DEL PASSO DELLE LOSE, DEL COLLE DELLA PICCOLA, DEL COLLE DELLA FEA, DEL GIAS LAVASSE’…DEVO CONTINUARE??CI SI PERDE. E COSA FANNO I COMUNI?? SBANCANO. PER PURO DENARO. AMMETTILO, AMMETTETELO. PERCHE’ E’ LA REALTA’ SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. PERCHE’ E’ IL PENSIERO DELLA STRAGRANDE MAGGIORANZA, CHE DOVRA’ DIVENTARE ANCORA PIU’ GRANDE GRAZIE AD AZIONI DIVULGATIVE. LA GENTE DEVE SAPERE. NON SAI NIENTE DI SEA E VIVI IN VALLE? POSSO ANCHE CREDERCI, MA ECCO CHE TI DICEVO QUANTO LE COSE VENGANO FATTE DI NASCOSTO..LEGGI QUA:https://rocciatorivaldisea.wordpress.com/2014/09/19/meglio-loro-che-altri-2/ COSA NE PENSI? TI DESSERO L’INCARICO LO FARESTI? O SI’ O NO E’LA RISPOSTA. E DELL’ELETTRODOTTO CHE MI DICI?

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  18. ariela r. says:

    Sono “la tizia” responsabile di aver scritto che la pista verso le Riane era ferma perché erano finiti i soldi. Mi ero riproposta di non intervenire più sul blog poiché non mi piace per nulla la piega che sta prendendo la discussione fra distorte verità e i “dagli all’untore” di manzoniana memoria. Sono una vecchia signora che frequenta le Valli di Lanzo (di cui erano originari i miei antenati) da sessant’anni e, quindi, penso di poter esprimere un mio parere su quanto sta succedendo. Essendo stata insegnante per molti anni, credo di conoscere un pochino il significato della lingua italiana: dunque “una strada interrotta nel nulla poiché sono terminati i soldi” corrisponde al politichese “il tratto da eseguire non è finanziato”. A parere mio, la cosa risulta persino più grave: un lavoro svolto in condizioni difficili, può vedere lievitare i costi e può succedere che la cifra stanziata risulti insufficiente, nonostante le buone intenzioni. Procedere all’esecuzione di un’opera, ben sapendo che non potrà in alcun modo essere completata, che altri fondi arriveranno chissà quando (con i chiari di luna correnti!) o forse non giungeranno mai, e intanto si verificheranno frane etc etc. mi sembra cosa ben peggiore! Siamo sempre i soliti azzeccagarbugli: ci aggrappiamo alle sottigliezze, ai cavilli, alle sfumature, quando non abbiamo argomentazioni valide, consistenti, per sostenere le nostre ragioni. Guardiamo ai risultati, siamo concreti, almeno una volta: la strada conduce nel limbo e non serve, così com’è, a nessuno. Quante altre sono finite così! Per fortuna, la natura se ne riapproprierà con la forza e il buon senso di cui è dotato tutto il creato. Non sempre, purtroppo, lo sono gli uomini!
    Ariela Robetto.

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    • andreagiors says:

      Gentile sig.ra Ariela, non voglio assolutamente polemizzare (e soprattutto esprimere giudizi sullo specifico intervento) ma continua ad esserci nelle sue parole del non vero. Io probabilmente non conosco bene la lingua italiana (infatti molte mie espressioni sono state interpretate non correttamente ma spero di aver chiarito con una delle ultime affermazioni) e posso accettare che volesse esprimere un concetto in “politichese” ma il seguito è assolutamente privo di fondamento. Io forse mi esprimo con concetti tecnici ma trattandosi di un’opera edile con tecnica e regolamenti dobbiamo confrontarci. Mi pare lei abbia scritto che il progetto prevedeva di scendere ai piani: quale progetto? quello allegato al permesso di costruire o quello allegato alla domanda di ammissione a finanziamento? io non li ho visti ma so di per certo che nel progetto allegato alla domanda di finanziamento l’ultimo tratto non poteva essere ammesso perché non aumenta di un solo grado il livello di accessibilità forestale secondo i parametri richiesti dalla Regione (è completamente fuori dall’area boscata infatti). Quindi non può essere mai stato neanche pensato che il pubblico finanziamento coprisse anche il tratto finale e nella previsione di investimento dell’operatore non poteva non esserci la consapevolezza che dell’ultimo tratto non avrebbe preso un solo contributo pubblico. Questione tempi: tutti i finanziamenti hanno delle tempistiche ristrette, inferiori alle tempistiche riferite al completamento delle opere edili che sono di 3 anni salvo proroghe. Se quindi il progetto da lei visionato è quello comunale credo che ci siano almeno ancora 2 anni per l’ultimazione dello stesso. Io non voglio cercare di convincere nessuno e far cambiare idea su nulla, ma alcune affermazioni, a mio leggere, sono almeno non accertate e precipitose.
      Se poi fosse preferibile completare immediatamente il tratto mancante, mettere in sicurezza le scarpate e procedere con tutte le opere necessarie, posso concordare con lei e credo che non troppo in la nel tempo i lavori riprenderanno.
      Andrea

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  19. ariela r. says:

    Ringrazio il geometra Giors per le delucidazioni in merito. Specifico che non ho preso visione di alcun progetto e ho ricevuto le mie informazioni dal proprietario di un terreno su cui è transitata la pista, il quale mi ha parlato anche di un suo futuro prolungamento sino all’alpe del Lajetto.
    Sono felice del fatto che, se ho ben compreso, il magnifico Pian delle Riane resti indenne da sbancamenti; forse in uno di questi giorni avrò anche il coraggio di percorrere il tratto di carrareccia da Pera Berghina sino al termine dei lavori. Confesso che, sino ad ora, il pensiero di non ritrovare il magnifico sentiero che ero solita percorrere ogni anno, mi ha tenuta lontano dalla zona cui pure sono tanto affezionata.
    Vista la sua cortesia, mi permetto di chiedere un’ulteriore informazione. Dalla copiosa letteratura relativa alle Valli, ho sempre appreso che la pecceta, chiamata in patois il Pasè, era l’ultimo baluardo naturale di una foresta, un tempo molto più vasta, unica rimasta nella zona delle tre vallate. Poiché essa era già stata sottoposta a tagli nei decenni scorsi, mostrava da tempo zone scoperte e altre piantumate con larici abbandonati a se stessi e “soffocati” dagli abeti. Tuttavia, l’abbandono delle zone pascolative superiori, aveva permesso l’espandersi del bosco verso l’alto e giovani abeti già stavano colonizzando il pendio sino a 1900 metri.
    Apprendo ora dai suoi scritti che il Pasè fu opera di rimboschimento avvenuta nel periodo fascista da parte di manodopera bergamasca. Sapevo di tale intervento nelle zone di bassa valle (Mezzenile, Traves, Viù) negli anni Trenta del secolo scorso quando il regime, per fornire lavoro agli autoctoni, consegnò loro questa attività: furono sempre impiantati pini neri e pini silvestri, quelli che al presente vediamo attaccati dalla processionaria e sono destinati a scomparire. Sarebbe perciò una vera novità che anche la pecceta della Val Grande abbia avuto tale origine e un vero “scoop” che operai bergamaschi siano migrati verso le nostre valli in epoca recente, come già fecero i loro progenitori nel XIV e XV secolo per la coltivazione delle miniere.
    Le sarei molto grata se potesse fornire ulteriori notizie e le fonti da cui ha potuto acquisirle.
    La ringrazio
    Ariela Robetto

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  20. andreagiors says:

    Le informazioni che ho riportato mi sono state descritte dal tecnico forestale che si è occupato della relazione forestale ed ambientale dell’intervento. Fortunatamente l’essenza impiantata è l’abete rosso e non una varietà di pino. Essenza che, a cognizione del tecnico che me l’ha descritto, è la migliore sotto l’aspetto di adattamento al tipo di suolo. Posso inviarle, se lo ritiene, la relazione in formato informatico in cui sono riportate (vado a memoria) una serie di indicazioni e ricostruzioni storiche su impianti e tagli.

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  21. TEO says:

    RIPRENDO LE FOTO POSTATE SU QUESTO SITO, PER RINGRAZIARE I SIGNORI COME ANDREA GIORS, MARIA CERUTTI DAFARRA E COMBRICCOLA VARIA PER AVER LASCIATO IN EREDITA’ A TUTTI NOI QUESTO STUPENDO PAESAGGIO. GRAZIE PER QUESTE STRADE CHE FINISCONO NEL NULLA, SPLENDIDE PISTE NELLE FORESTE. NON AVREMMO POTUTO CHIEDERE DI MEGLIO.

    https://camoscibianchi.wordpress.com/2014/08/03/il-pase-e-una-strada-o-due/

    PS:LA SPERANZA E’ L’ULTIMA A MORIRE, MAGARI UN PO’ DI VERGOGNA A VEDERE QUESTE IMMAGINI, LA PROVERANNO….

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    • andreagiors says:

      Ti stavo rispondendo alle domande che mi hai posto nel tuo ultimo post, su Sea ed elettrodotto, certo che avrebbe potuto esserci un confronto sano e costruttivo ma mi si è bloccata la connessione ed ho perso il testo. Il tuo modo di esprimerti pur rispettandolo, mi indispone, non credo di aver pazienza per riscriverlo. Ti saluto. Se ti va di confrontarci de visu conosciamoci. Io avrò di sicuro da imparare. Magari mi risponderai ad alcune cose che ti ho chiesto che hai glissato.

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    • Beppeley says:

      Teo, personalmente sono molto felice che tu e tutti gli altri frequentatori di questo blog possiate esprimere le vostre opinioni (ringrazio di cuore tutti), anche se diametralmente opposte alle mie.

      Ti chiederei solo una cortesia, ovvero di non scrivere in maiuscolo perché vuol dire urlare, come ti ha già informato paologiac (Netiquette di internet: http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette).

      Questo blog per ora non ha moderazione (ovvero i commenti vengono immediatamente postati senza un filtro di controllo): è un grande risultato e lo dobbiamo alla civiltà e all’educazione dei partecipanti.

      Sono certo che anche tu vorrai contribuire a mantenere libero questo spazio.

      Grazie.

      P.S.
      Avviso agli anonimi e a tutti coloro che usano nickname: nessun problema ad usare anonimato e nick ma se fate nomi e cognomi, e puntate il dito contro qualcuno (al limite delle accuse), allora dovrebbe essere da persone responsabili, mature e civili di firmarvi con nome e cognome. Questo per rispetto di coloro che qui hanno il coraggio di firmarsi quando commentano e per rispetto degli amministratori del blog che ne sono responsabili di fronte alla legge.
      Grazie.

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      • Teo says:

        Ok. Mi veniva più comodo scrivere in maiuscolo, ma va bene anche il minuscolo.
        Ti indispongo? E’ chiaro, quando si è di fronte all’evidenza, al torto, allo scempio che si è fatto, al nicchiare, al non avere argomentazioni..beh, non ci si può che indisporsi..Tutti i fautori di questo schifo, potrebbero farsi un bell’ingrandimento della foto e metterlo in salotto o come sfondo del desk..così quando qualcuno viene a trovarvi, potrete dire “opera mia”..ti pensavo diverso Andrea Giors..invece di fronte al denaro..

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        • Teo says:

          Un’altra cosa, parlare pacatamente con certa gente non serve. Bisogna denunciare, incazzarsi, e metterli alle strette..chissà, magari anche i villeggianti inizieranno a fare la spesa fuori valle, a vendere le case o a non affittarle più, o, se devono prendere un geometra, a cercarlo fuori vallata..

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  22. Beppeley says:

    La cosa che più mi amareggia di questa miserabile vicenda, in perfetto stile italiano, è che dopo un anno e dopo ben 52 commenti su questo post:

    1. non c’è un responsabile del danno (è colpa di tutti e di nessuno);
    2. il sentiero non è stato ripristinato;
    3. il sentiero è completamente inagibile;
    4. non è stata tolta la segnaletica verticale che invita comunque a percorrerlo (grave);
    5. nessuno si è degnato di scusarsi o quantomeno di giustificarsi per l’errore commesso (sbagliare è umano) stante l’opera totalmente gratuita offerta dai volontari del Cai.

    Fino a qualche anno fa credevo (stupidamente) che la montagna fosse diversa dalla pianura dal punto di vista caratteriale.
    No, è esattamente uguale alla pianura, come quella che circonda Roma, e tante altre metropoli sparse per l’Italia. Se non peggio.

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  23. ariela r. says:

    Desidero intervenire un’ultima volta solamente per ringraziare il geometra Giors per le informazioni in merito all’impianto del Pasè. Non è necessaria la documentazione: se la notizia proviene da un tecnico della Forestale, sicuramente sarà frutto di accurate ricerche d’archivio.
    Rimane l’amaro in bocca nel constatare come un regime dittatoriale (pur se a fini propagandistici etc. etc.) abbia fornito occupazione alle popolazioni locali “piantando alberi”, mentre, al contrario, la nostra democrazia persegue le medesime finalità “abbattendo alberi”.
    Da vecchia insegnante in pensione, consiglierei a tutti la lettura di un minuscolo libro di Jean Giono (autore francese d’origini piemontesi): “L’uomo che piantava gli alberi”. Ogni albero abbattuto, e non sostituito, costituisce una sconfitta per tutti noi.

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    • serpillo1 says:

      Ariela e Beppe la vostra amarezza e’ anche la mia.

      Grazie Ariela per aver suggerito di leggere “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono: storia positiva e commovente di un vecchio pastore e del suo segreto.

      Riporto il film d’animazione di Frédérick Back tratto dal romanzo di Jean Giono e vincitore del premio Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione. Il racconto è narrato da Philippe Noiret. (durata del video: 30 minuti e 49 secondi)

      “..Perché l’albero rappresenta, fin dai tempi più antichi, il simbolo e l’espressione della vita,
      dell’equilibrio e della saggezza.”

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      • Verglas says:

        Bello, Bello, Bello!
        Grazie Ariela per il suggerimento e grazie Serpillo per averci dato la l’immediata possibilità di conoscere in questo modo la storia.. mi avete rincuorato.
        Oggi ho di nuovo passato due ore a leggere cose belle e interessanti su questo sito. Quello “vero”, per dirla alla Beppe, cioè quello che parla di luoghi, di miti, leggende, ricordi, escursioni, notizie culturali e naturalistiche. Non il sito degli ultimi giorni che somiglia troppo un talk show politico, come già fin troppi che ci opprimono ogni giorno…
        Così si svilisce il sito che ho apprezzato proprio perché non contaminato (o perlomeno in modo contenuto) dall’ormai consueto modo di trattare gli argomenti e cioè con toni accusatori che sfiorano l’offesa… A mio modesto avviso si stanno affrontando temi sopra le reali capacità di interpretazione di tutti, o meglio, gli argomenti sono troppo vasti e toccano realtà di cui non è semplice aver la piena conoscenza (ma c’è forse modo di averla??). E’ giusto informare e discutere di fatti importanti come quelli trattati, purtroppo nessuno ha la “verità” in tasca. Ogni opinione ha le sue ragioni, nessuna le ha tutte.
        Sono lieta di questa ritrovata moderazione.
        Un saluto cordiale a tutti.

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        • serpillo1 says:

          Ciao Verglas, secondo me, bisogna parlare anche delle brutture che stanno capitando nelle nostre Valli forse proprio per salvaguardare e difendere una parte di montagna che piace a noi.
          Il silenzo non è un comportamento trasparente.
          Una buona serata, a presto in qualche escursione 🙂

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          • Verglas says:

            Certamente, a presto. Con le parole è più facile chiarire i concetti. Probabilmente non mi sono espressa bene e sono stata fraintesa. Non intendevo né “silenziare” le brutture e neppure essere remissiva. A questo punto però si è veramente già scritto molto sull’argomento, resta l’amarezza di vedere tali devastazioni in un territorio a cui tutti a quanto pare, siamo molto affezionati..

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        • teo says:

          E come no..potremmo dire: “cari amministratori, cari geometri, cari sostenitori di scempi ambientali, siete stati molto cattivi a fare queste strade. Però ve lo vogliamo dire con garbo e delicatezza, nella speranza che non succeda più. Scusateci ancora l’intromissione”. E intanto loro, giù con ruspe in lungo e in largo!!
          Tu scrivi “a mio modesto avviso si stanno affrontando temi sopra le reali capacità di interpretazione di tutti”..ma stai scherzando?????? c’è poco da interpretare..ma mi chiedo..”hai visto cosa hanno fatto”??

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      • paologiac says:

        Come potete immaginare, il libro di Giono ha un posto d’onore nella mia biblioteca.

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    • Teo says:

      Se è per questo il Duce ha fatto più lui in 20 anni (ricordo, in montagna, l’istituzione del Parco Nazionale del Gran Paradiso) che non “la democrazia” in 60. La cosiddetta democrazia ha portato sprechi, privilegi e nefandezze simili, come queste di cui stiamo discutendo.

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      • Beppeley says:

        Ti suggerisco un libro: “Montagna e natura nella vita di Renzo Videsott. Atti del Convegno (Ceresole Reale, 8-9 settembre 2012)” a cura di Gabriele Achilli (anno pubblicazione 2014).

        Leggilo, così cambi idea e soprattutto personaggio.

        P.S.
        Perché non ti firmi con nome e cognome con indicazione della tua mail (solo gli amministratori del blog possono leggerla)? Che ne dici?

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        • teo says:

          Ciao Beppe, io aspetto ancora una tua chiamata!! Sul personaggio non cambio assolutamente idea, il Duce, come tutti gli statisti, ha fatto cose grandi (te ne potrei indicare almeno 100, di cui molte ancora oggi in atto, utilizzate e usufruibili da tutti gli italiani) e meno grandi. Sono piuttosto a-politico, ma vedo che spesso in questo paese, in 60 anni di malgoverni e pseudo democrazia, si tende ad offuscare e non ammettere verità storiche sotto gli occhi di tutti. Soprattutto da chi ha militato, e continua a militare nella parte di sinistra del paese. Quindi, mi spiace, sul personaggio non cambio idea ma, anzi, dovremmo ammirare molte cose che ha fatto.
          Invece complimenti per il sito, è grazie anche a questo sito che tante cose vengono messe in luce e denunciate.

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          • paologiac says:

            Teo, sarebbe quanto mai opportuno evitare le discussioni politiche su questo blog e sopratutto di buttare in politica le discussioni sulla montagna. Per questo motivo non ho replicato e non replico alle tue affermazioni. Ti sarei grato se d’ora in poi ti astenessi da questa pratica che porta qualunque discussione a finire in caciara. Sono già troppi i luoghi reali, televisivi ed in rete dove la gente urla e si accapiglia in discussioni politiche.

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  24. teo says:

    E chi la butta in politica? semplicemente ho replicato a due commenti (ariela prima e beppeley poi). Considerazioni puramente storiche e, soprattutto la prima, legate al mondo della montagna (avevo solo citato l’esempio dell’istituzione del P.N.G.P.). Sono d’accordo con te, la discussione deve rimanere nell’ambito “costruzione strada”, però se apri un blog, non puoi poi pretendere di mettere il bavaglio..(soprattutto, come mi pare di capire, se uno non la pensa come te!!).

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  25. ariela r. says:

    Per favore, desidererei non mi si attribuissero idee che non mi appartengono assolutamente. Ho constatato con amarezza che in talune circostanze (e parlavo esclusivamente dell’abbattimento degli alberi), oggi riusciamo a far peggio di quanto non abbia fatto un regime dittatoriale. Con questo non intendo in alcun modo difendere ventenni trascorsi, che portarono l’Italia ad una ignominosa rovina e furono causa di migliaia di morti, anche all’interno della mia famiglia.
    Pensavo che il mio pensiero fosse chiaro, evidentemente non mi sono espressa correttamente.
    Ariela Robetto

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    • teo says:

      Nessun commento politico, ma è verità storica che la dittatura fascista ha fatto (anche) molte grandi cose (anche se molti non hanno il coraggio di ammetterlo). Saluti e chiudo anch’io la discussione.

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    • paologiac says:

      Gent.ma Ariela, si era espressa correttamente. Mi spiace che abbia interpretato male il mio richiamo che non era certo rivolto a lei.

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  26. ariela r. says:

    Per Paologiac: non mi riferivo a lei, anzi ammiro il suo pensiero sempre molto equilibrato e, soprattutto, il tono pacato dei suoi interventi. D’ora in poi mi prenderò un periodo sabbatico e taccerò. Spesso, il silenzio è d’oro.

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  27. Caro Andrea (Giors), apprezzo la tua pacatezza negli interventi in questo topic, nonché la precisione con cui tenti di difendere la questione “piste forestali=sviluppo”, purtroppo (e secondo me) con ben poche chance. Vedi, il mondo degli appassionati di montagna di cui tu fai parte come ti è stato rinfacciato maldestramente dal sedicente “ottobre rosso”, si divide in due: coloro che si relazionano con il paesaggio alpestre senza alcun scopo utilitaristico-economico ( e di questa categoria fa parte il buon Teo e mi ci metto anch’io) e coloro che si relazionano invece con uno scopo utilitaristico. Con tutta la tua buona fede possibile, tu, purtroppo, fai parte di questa seconda categoria e non c’è niente da fare: la tua sarà una visione sempre diversa dalla nostra.
    E io penso che se alcuni luoghi delle nostre Alpi, patrimonio dell’umanità (e sottolineo “umanità” cioè in quanto bene collettivo e non di pochi privati) continuano a sopravvivere è grazie a visioni e a sensibilità esclusivamente come le nostre. Se si deve scegliere tra un bene paesistico nella sua interezza, convertibile in risorsa economica a basso impatto ambientale, e un segno irreparabile nel paesaggio naturale per lo sfruttamento delle sue risorse, non c’è alcun dubbio eticamente ed esteticamente nella scelta: il paesaggio va tutelato. Punto e basta. Non ci sono “se” e non ci sono “ma”. L’ambiente alpino integro rappresenta l’unica e vera risorsa per l’economia alpina, almeno allo stato attuale e considerando che nell’ultimo secolo il sistema alp – wirtschaft si è sgretolato e profondamente modificato con l’evolversi stesso del tessuto sociale delle comunità alpine. Oggi il paesaggio è da considerare-interpretare come un bene-risorsa collettivo e non come una possibilità per pochi. E il paesaggio è e rimane un elemento dalla forte connotazione etica ed estetica, che non può cadere nella trappola pressapochista dello sfruttamento salvifico di dubbia natura. Venendo a questo secondo punto, sarebbe ora di finirla col propagandare che la filiera del legno può costituire una risorsa per valli come le nostre, perché vi sono esempi eloquenti che dimostrano il contrario. Tra l’altro, si potrebbero realizzare delle “piste” che piste siano davvero e non strade di tale ampiezza! Vi sono inoltre altri mezzi per lo sfruttamento della filiera del legno utilizzati in regioni delle Alpi ben più all’avanguardia della nostra, come per esempio teleferiche e monorotaie ad alta tecnologia e minimo impatto ambientale. La legge regionale 27/81 permetteva la realizzazione di piste solo come extrema ratio, mentre la “nuova” legge 45/89 è assai gradita a privati e imprese lasciando mano libera e “pesante”. Oltre tutto mi risulta che la strada è stata resa possibile solo all’escamotage della “pubblica utilità” (!) dal momento che non vi era altro modo per bypassare l’ostacolo del dissesto “idrogeologico”. Non voglio entrare in merito a polemiche di scambio-favore locali sostenute da qualcuno, che peraltro in altre occasioni ci sono state e sono state sotto gli occhi di tutti nelle nostre zone. Non sarà certamente questo il caso è nemmeno m’interessa più di tanto. Io voglio solo rimarcare come come vi siano diverse visioni nella gestione della montagna e delle sue risorse. E il paesaggio come risorsa diverrà un fatto culturale e “spendibile” davvero soltanto se prevarrà una visione di conservazione e a minimo impatto. Dico anche che fin’ora ci siamo fatti un po’ sorprendere dai fatti e dagli eventi. Questo però non succederà più.

    Cordialmente ti saluto

    Marco Blatto
    Mountain Wilderness

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    • andreagiors says:

      Ciao Marco, mi fa piacere leggere le tue considerazioni, argomentate e convinte e confrontarmi con te senza, come ripetuto in più occasioni, voler portare verità assolute. Anzi. Come hai evidenziato tu abbiamo un approccio o una visione diversa della gestione della ricchezza delle nostre terre. La tua definizione “utilitaristica” mi sta un po’ stretta ma se la leggo in forma estesa alla collettività la posso accoglierla.
      Non voglio irritare nessuno ma la lettura del tuo testo mi stimola a fare qualche considerazione. Intanto una precisazione sugli aspetti di dissesto idrogeologico ed escamotage: non si è trattato di definire di “pubblica utilità” la pista ma di definirla “infrastruttura lineare a carattere pubblico”, la differenza può apparire minima ma il significato è diverso e soprattutto non è una condizione di bypasso di un dissesto ma di un bypasso di un ostacolo burocratico (tempistiche di approvazione regionale del PRGC con cui si recepirà definitivamente la riperimetrazione del PAI oggi non conforme alle indagini geologiche puntuali sul territorio). Nella relazione (provinciale) dell’autorizzazione in area sottoposta a vincolo idrogeologico i responsabili (provinciali) hanno condiviso la riperimetrazione dell’area di dissesto consentendo l’esecuzione in sicurezza dell’opera (prima del rilascio delle autorizzazioni è stata indetta una conferenza di servizi a cui ero presente), qualcuno crede che un ente preposto alla verifica delle condizioni di sicurezza e di stabilità dei versanti chiuda un occhio su un’area dissestata?. E’, come tutte le altre indicazioni che ho riportato, di pubblico dominio. Non mi arrampico oltre sui vetri…volevo solo portare un elemento in più perché l’opinione in merito possa svilupparsi con la conoscenza di tutte le componenti.

      Ho letto un tuo articolo sul Segnassebloc 2015, di cui riporto uno stralcio qui di seguito: “Si potranno così mettere a confronto due realtà opposte: la “Via degli alpeggi” del Sagnasse-Alpetta, una strada che in trent’anni ha permesso di recuperare realmente un’economia agro-pastorale nell’area, e le due più recenti strade Rivotti-Riane e Rivotti – Bec di Mea, la cui utilità appare più nebulosa e discutibile”. Non credi che un confronto tra due interventi (dimensionalmente molto simili) debba avere, come in tutte le attività di “valutazione”, degli elementi comuni? giustamente parli di uno sviluppo reale negli ultimi trent’anni mentre sulle nuove piste i lavori non sono ancora conclusi… Ammetto che le tue analisi e proposte alternative, raffrontate a realtà che hanno investito molto e prima, siano assolutamente obiettive e rispettabili, ma anche la strada di Segnasse ha inferto a suo tempo “un segno irreparabile nel paesaggio naturale per lo sfruttamento delle sue risorse”. Non ho mai negato che un’opera del genere lasci indenne il paesaggio ed il territorio ma aspettare un minimo di tempo potrebbe essere utile, credo.

      Approfitto di questo spazio, se me lo consenti e perché trovava origine da un link al tuo blog, per riscrivere quella parte di testo che non si è caricato qualche gg fa, dopo l’insistente richiesta di Teo che mi esprimessi su alta tensione e strada nel vallone di Sea. Come se, paradossalmente, debba difendere qualunque cosa sia paventata fuori luogo. Non ho voglia di difendermi perché non credo di avere atteggiamenti “dolosi” ma il mio approccio (professionale) va ed è andato spesso, durante le fasi pubbliche (pubbliche….) di revisione dei piani regolatori comunali (strumento potenzialmente importantissimo di pianificazione e sviluppo di sostenibilità del territorio), per spingere per una riduzione drastica (se non per l’annullamento) di creazione di nuove aree edificabili, ad eccezione di mirate e concrete soluzioni di sviluppo agricolo ed artigianale, con inserimento di elementi premianti per il recupero del patrimonio esistente, che anch’esso parte del paesaggio! Elementi che hanno spessissimo trovato nessuna risposta. Vuoi per insensibilità, vuoi per mancata preparazione degli urbanisti o per mancata conoscenza delle basilari esigenze dei custodi del territorio montano.
      Questa leggera divagazione, apparentemente fuori luogo, per tornare sul tema su cui Teo mi ha incalzato animosamente: il primo sulla strada nel vallone di Sea. L’articolo inizia con “Ci sono giunte all’orecchio alcune voci, secondo le quali il comune di Groscavallo non avrebbe ancora abbandonato l’idea di realizzare il progetto di una strada nel vallone di Sea. Secondo il progetto originario, fortunatamente naufragato nell’assurdità della sua “essenza”, si voleva realizzare una specie di laboratorio caseario didattico nei pressi del Gias Neuv, ai piani di Sea”. Io non ero a conoscenza di quanto riportato ma se questo “progetto originario” è esistito sul serio io vorrei conoscerne gli estremi. In alcuni dei commenti riportati più in alto sono stato “ripreso” per portare a sostegno delle mie opinioni solo delle ipotesi… e poi mi si chiede un parere su “voci”. Se vogliamo affrontare l’argomento seriamente io sono il primo a voler sapere di chi sono queste voci! Se sono di un’amministrazione trovano conferma esclusivamente se supportate da una pianificazione, non verbale, che si appoggi a qualche deliberazione, almeno di indirizzo. Su una “voce” di questo genere non posso che esprimere una mia posizione personale negativa. Manca, non solo ad un approccio superficiale, quella progettualità utile da evidenziare almeno gli aspetti positivi che ne potrebbero nascere. Ma sono molto più evidenti gli aspetti negativi, come ben indicati su rocciatorivaldisea.
      Secondo argomento su cui Teo mi ha chiesto di esprimermi: Il mega elettrodotto. Di questo specifico progetto so le poche cose lette sui giornali locali. Pare che nessuno sappia chi abbia dimensionato potenzialmente l’impianto. Ho avuto occasione in un recente passato di osservare, nel monregalese, gli impianti di consegna corrente pertinenti 4 o 5 centraline come quelle che dovrebbero attivarsi nelle nostre zone: beh la conduttura è stata completamente interrata e resa invisibile, più che sufficiente ad assolvere al suo scopo pur considerando il possibile sovradimensionamento per esigenze future senza funamboliche strutture aeree. La potenzialità con cui è dimensionato quello di cui si è scritto mi suggerisce che forse si pensi ancora (ma chi, Enel?) al vecchio e contestato progetto di prosciugamento di tutti i rii oltre i 1600 m tra Val d’Ala e Val Grande, molti di noi lo ricorderanno. Mi auguro di no. Fu per me, da ragazzino, la prima petizione su cui misi firma. Qualcuno ha qualche informazione “accreditata” in merito.

      Ricambio volentieri il saluto di Marco, estendendolo a tutti,
      Andrea Giors

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      • teo says:

        Giors, complimenti, ti candidi alle prossime politiche? un pappardellone allucinante, per dire assolutamente, NIENTE. La strada della Mea l’ho “conosciuta” andandoci a sbattere il muso di persona, mentre per la prima strada ho visto il pauroso taglio dal colle delle Lose, questa estate. Tutto fatto nel silenzio. Non mi stupirei se ci fossero progetti di strade a Sea non resi noti. Mi sembra che queste allucinanti piste siano state fatte in sordina. Ovvio, la tua parcella vedo che vale migliaia di euro, pecunia non olet, ma se almeno fossi stato un forestiero..invece hai svenduto la tua terra al più bieco, assurdo e squallido dei progetti..Un giorno, portando tuo figlio a vedere l’aridità del territorio che hai lasciato, un tempo splendido bosco, potrai dire “questo l’ha fatto tuo padre”. Magari te ne pentirai. Forse. Fino alla prossima Misura, fino alla prossima parcella.

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        • andreagiors says:

          Teo, comincio a dubitare che qualunque mio pensiero possa aver senso per te. Pazienza, me ne farò una ragione però è difficile comunicare se in mente hai esclusivamente l’idea di demonizzarmi con responsabile del male assoluto. Ma forse non lo vuoi fare. E ti rispetto ugualmente. Un saluto, e a disposizione. Andrea

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          • Teo says:

            Non mi interessa che mi rispetti. Quando ho visto lo scempio fatto, quasi mi sono messo a piangere, dalla rabbia, dalla disperazione. Avete distrutto qualcosa che non tornerà più. E tu sei uno di loro, sei come loro, e anche peggio di loro, perché tu, ci hai guadagnato. Hai distrutto solo per soldi, per guadagnare. Dovevi opporti al progetto, non farne parte, se veramente eri un amante di queste valli. Vedi, Marco Fassero, che tu citi, e io conoscevo molto bene, non l’avrebbe mai fatto, si rivolterà nella tomba a vedere questo scempio. Almeno, abbi il buon gusto di non citarlo più. Sai benissimo che è un’opera inutile, non hai argomentazioni (potrebbe, magari….), forse te ne sei già pentito, forse te ne pentirai. Resta il fatto che sei un distruttore e il tuo nome sarà per sempre accomunato a questo scempio.

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    • serpillo1 says:

      Marco, condivido il tuo pensiero.

      "Mi piace"

    • Beppeley says:

      Condivido.
      Grazie.

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  28. teo says:

    Bravo Marco, ottima analisi.
    Ecco il fiume di soldi. DISTRUGGERE LA MEA VALE 316.000 €!!
    http://www.servizipubblicaamministrazione.it/Siti/grscvll297/AlboPretorio/2015/2015-000118-1.PDF

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  29. serpillo1 says:

    Riporto il link de “La Stampa” – Rubrica Specchio dei Tempi di oggi, 23 Luglio 2015.

    L’ultima lettera parla di Cantoira, di “un paio di strade che non portano da nessuna parte, con grande disappunto degli escursionisti che frequentano la zona” e del nuovo campo di calcio.

    http://www.lastampa.it/2015/07/23/cronaca/rubriche/specchio-dei-tempi/le-lettere-del-luglio-FWGIxtAo9RHnYkOcWdHKyJ/pagina.html

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