Ambiente alpino a rischio in Valle d’Aosta

Foto di Ruggero Franceschini

Eaux Blanches – Foto di Ruggero Franceschini
http://www.flickr.com/photos/tfrarug/8141140879

Costruzione di una centrale elettrica e di una nuova strada sull’Alpe di By

“Sul lato orientale dell’Alpe di By, al centro delle Alpi Pennine in Valle d’Aosta, alla testata della valle di Ollomont, esisteva un’area non ancora attraversata da strade percorribili da mezzi meccanici, quindi un territorio particolarmente amato da escursionisti e frequentatori della montagna. E’ l’area detta delle Acque Bianche (Eaux Blanches) per il colore che in estate hanno i torrenti che scendono dal Mont Gelè, trasportando il limo glaciale. I suoi alpeggi esposti a vedute spettacolari sulla catena del Mont Velan e Grand Combin contengono ancora gioielli di architettura rurale, ricchi di testimonianza, di silenzio e di pace. L’area è circondata da un bosco di larici che giunge fino ai massimi livelli della vegetazione arborea ed è visitata oltre che dagli escursionisti anche da altri ospiti molto discreti. Le acque che scendono dal ghiacciaio del Mont Gelè, sono uno spettacolo nello spettacolo, formando pozze cascatelle, scorrendo sul fondo di un vallone che incide l’Alpe. L’incontaminata bellezza del luogo continuerà a vivere solo nel ricordo di quei fortunati che l’hanno conosciuta e non sarà mai più disponibile a chi visiterà in futuro questi luoghi, perché è in fase di avanzata realizzazione un progetto di sfruttamento delle acque e di una rete stradale per il transito di mezzi pesanti. La costruzione di una centrale elettrica sta erodendo il bosco di larici con sbancamenti che compromettono la stabilità del terreno in un’area già colpita in passato da alluvioni e frane, preludendo a successivi interventi invasivi. Prioritario è ora il transito di autocarri, mezzi pesanti e l’intubamento delle acque, mentre i vecchi alpeggi sono adibiti a rotatorie per il traffico degli autocarri. Fra trent’anni, quando la concessione di sfruttamento sarà scaduta ed il ghiacciaio del Mont Gelè scomparso, questi ammassi di cemento e acciaio resteranno completamente inutilizzati ed in rovina ad imperitura testimonianza della imprevidenza degli amministratori del bene pubblico della nostra epoca.”

“[…] opere in corso sul torrente delle Eaux Blanches e al Plan du Breuil nel comune di Ollomont, nel cuore dell’Alpe di By, hanno completamente sconvolto la rete di sentieri della zona. In particolare il sentiero segnalato e numerato, documentato su ogni carta topografica, che conduce al bivacco Regondi e viene percorso ogni anno da centinaia di escursionisti è stato trasformato in una pista per camion. […]”

Leggete tutto l’appello di Alberto Conserva, socio cinquantennale del Club Alpino Italiano che, vedendo sconvolto un angolo meraviglioso della Valle d’Aosta, ha chiesto aiuto a Mountain Wilderness ed ha posto delle domande direttamente al Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta e al C.A.I. (sul sito si trova anche la risposta della Regione):

www.mountainwilderness.it/news/displaynews.php?idnews=317 (appello pubblicato il 28 novembre scorso).

Altre foto di questo luogo alpino incantevole le potete vedere al seguente link (foto di Ruggero Franceschini che ringrazio per la sua cortesia): www.flickr.com/photos/tfrarug/8141140879.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

17 Responses to Ambiente alpino a rischio in Valle d’Aosta

  1. paologiac says:

    Quello che hai scritto è agghiacciante. La risposta della regione è demenziale.

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  2. serpillo1 says:

    Potrò dire, tristemente, che la descrizione splendida della zona, decantata da Alberto Conserva, rimarrà solo nei miei ricordi… io c’ero stata qualche anno fa al Bivacco Regondi e quel sentiero in mezzo ai larici, dal sapore balsamico, mi aveva colpito.

    La solita vicenda dell’assalto alla montagna ed al suo delicato ecosistema.
    Il cemento ci invadera’ in nome di un progresso veloce.
    Qualcosa si riuscira’ a lasciare intatto alle future generazioni?

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    • Beppeley says:

      Si chiama “smantellamento del paesaggio”, un bene inestimabile. Come si fa a riparare a quei danni?

      Quella è sottrazione di bellezza che per certi personaggi vale qualche migliaio di euro…

      Perché non vanno a chiederli a Fiorito quei 600 mila euro? O a qualche politico che si è fatto i viaggi da 50 mila euro al colpo?

      Perché non ci lasciano almeno la montagna e tutte le su bellezze, giusto per riprenderci dal vomito quotidiano che ci propina la realtà?

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  3. MS says:

    Crisi economica o no, la realizzazione di strade in VDA non conosce sosta, cosa servono davvero poi lo possiamo immaginare (oltre ad avere prodotto una generazione di montanari che usa il fuoristrada anche per pascolare le vacche, non scherzo, ho visto io i pastori seguire le mandrie al pascolo spaparanzati sul gippone ascoltando la partita a tutto volume !). Ma non avevano deliberato il blocco a nuove sterrate tempo fa ? Eppure sembra che ogni alpeggio, anche il più dimenticato e diroccato debba avere la sua strada, in barba alla montagna (vera) ed allo stesso turismo che sta cambiando e cerca sempre più luoghi intatti, ma in VDA ne restano pochi (Parco del Gran Paradiso escluso). C’è già una strada in quella valle, che porta all’alpe di Lombardin. dx orog. della Coma che sino ora era intatta. La trovate nella mappa Open Street Map http://www.openstreetmap.org/?lat=45.88169&lon=7.33142&zoom=15&layers=M (come mappatore OSM non sapete e non so neppure io quante sterrate ho mappato in valle d’Aosta da foto aggiornate al 2006, ora chissà quante saranno). Qualche immagine della zona si trova anche sul mio sito, di qualche anno fa (quindi ormai è storia….) http://www.msmountain.it/aroundw/escursioni/escursioni_altrevalli/eva07-fenetre_durand.html

    Ho inserito il vostro sito nei miei link http://www.msmountain.it/varie/links/links.html

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    • Beppeley says:

      Ciao, sono contento che hai commentato così ho potuto conoscere il tuo sito (complimenti!) che con calma cercherò di navigarci, visto tutto quello che c’è… Sono contento di aver trovato una risorsa importante per quanto riguarda la Valle d’Aosta.

      Per le piste, sono d’accordo con te. Avevamo scritto qualcosa qui: https://camoscibianchi.wordpress.com/2012/07/23/piste-o-peste/

      Grazie mille per avermi segnalato Open Street Map! E grazie per averci inserito sul tuo sito.

      Ma come ti chiami?

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    • blacksheep77 says:

      caro MS, io sono una di quei montanari. non ascolto la partita perchè non sono tifosa di calcio e non ascolto la radio a tutto volume perchè non sono il tipo, ma mi è capitato di pascolare le pecore riposando sul sedile della jeep perchè di notte avevo dormito poche ore (per motivi “di lavoro” e non per essere andata a divertirmi).
      è con grande dolore che sento, leggo, vedo amici della montagna che pretendono di sapere come margari e pastori devono lavorare in montagna. dovrebbero restare fermi al XVIII secolo perchè altri godano di una montagna incontaminata. ma noi lì viviamo, noi lì lavoriamo, noi lì speriamo di poter crescere le nostre famiglie. oltre ai lussi (raro che in alpeggio ve ne siano, a meno che si ritengano tali il poter trasportare fino all’alpe frutta e verdura fresca), c’è da tener conto che le normative attuali ci impongono di lavorare diversamente rispetto ai secoli scorsi. è vietato caseificare con fuoco a legna e paiolo, come un tempo, ma occorre fornello e bombole di gas. e questo non è che un esempio.
      se non vogliamo che gli alpeggi vengano dimenticati davvero, ben vengano le strade. strade fatte bene, strade chiuse al traffico, fatta eccezione per gli aventi diritto (quindi chi lì vive e lavora). il turismo in montagna c’è anche grazie al margaro (giovane ed amante del calcio o anziano e burbero) che pascola con mandrie e greggi, contribuendo alla pulizia dei pascoli ed al mantenimento della biodiversità. c’è grazie alla produzione di formaggi d’eccellenza, rinomati a livello nazionale e non solo.
      la montagna per alcuni è un luogo di svago, per altri un luogo di lavoro per un numero di mesi più o meno lungo. per chi pratica questo mestiere, la “montagna” non è la vetta, ma è tutto ciò che gli animali possono pascolare. non a caso le Alpi si chiamano così…

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      • Beppeley says:

        Cerco, sperando di riuscirci, di interpretare quanto intendeva sostenere MS (visto che non so se tornerà qui a risponderti).

        Marzia, non puoi però nascondere il fatto che talvolta il fare delle strade non è propriamente un mezzo per sviluppare la pastorizia di montagna bensì rappresenta soprattutto la scusa per prendere dei fondi e poi far fare dei lavori… magari quella strada servirà solo ad un pastore, magari non più giovanissimo… cose già viste…

        E poi è davvero l’unica alternativa fare una strada per favorire la vita d’alpeggio? Sai benissimo quanto è deturpante del paesaggio, bene tutelato anche dalla nostra Costituzione (art. 9).

        Tra l’altro quando vengono fatte le strade spariscono per sempre i sentieri: non è giusto che si debba spazzare via l’esigenza di chi ama camminare e fare escursionismo. E’ davvero annichilente rendersi conto che il mondo, anche quello meno antropizzato, come quello alpino, è riempito di strade. Strade = motori, l’equazione è semplice. Più complesso farne un’altra di equazione: sentiero=uomo. Un sentiero mi permette di sviluppare un’immagine comprensibile e “leggibile” dell’umanità: un’umanità che sa ancora camminare.

        Perché obbligare i pedoni a finire su di una strada sterrata? Perché da quei fondi non si trattiene qualcosina per ripristinare la sentieristica?

        Da quanto ne so io (cose che tutti possono scoprire su internet nei siti istituzionali) in Svizzera è obbligatorio ripristinare i sentieri che vengono cancellati dalle strade: si chiama civiltà!

        Rispettare chi cammina è un segno profondo di civiltà. Dare dignità a chi ama fare un gesto rivoluzionario, come quello rappresentato dal camminare, oggi è quanto mai urgente affinché si riesca a ristabilire un sano e sostenibile equilibrio con ambienti delicati come quelli rappresentati dagli ecosistemi delle Alpi.

        Bisognerebbe sapere conciliare esigenze contrapposte: anche chi frequenta la montagna “solo” per svago è portatore di un interesse importante, ovvero far si che il bene “natura”, il bene “paesaggio” sia il più possibile preservato perché anche la sua semplice contemplazione fa stare molto bene, permettendo al cervello di “respirare”. Quel paesaggio intatto forse a molti introduce sane riflessioni che, per un momento, si distaccano da tutto ciò che rappresenta l’artificiale e l’urbanocentrico (a me, ad esempio, ha sempre favorito l’ uscire fuori dal dejà vù: anche questo è un modo per capire la montagna vera, la vita d’alpeggio, la vita dei montanari e dei pastori: grazie ad un paesaggio il più possibile non compromesso e non devastato dalle logiche cittadine fatte di gran velocità, iperconsumismo, inquinamento, cemento, grattacieli, gigantismo e via dicendo…).

        Purtroppo sappiamo benissimo che in un Paese come l’Italia, dove la maggioranza della popolazione non sa cos’è la montagna, è molto difficile portare avanti progetti che aiutino davvero chi ha intenzioni serie e soprattutto ecosostenibili. Infatti se c’è una strada sovente ci sono dei mentecatti che la utilizzano per scorrazzare con i mezzi motorizzati (trial, moto da cross, quad, 4×4, ecc.), ovvero uno di quei simboli che nasce proprio dalle logiche cittadine (motori, velocità ed inquinamento: il tutto con grande gioia dei petrolieri… però se devi muoverti con mezzi pubblici, che hanno minori emissioni di CO2 per persona, è un delirio: provare per credere).

        I veri limiti ad uno sviluppo “sano” e sostenibile della pastorizia di montagna sono rappresentati soprattutto dai nostri modelli mentali, figli delle logiche cittadine.

        Se tu in Italia fai una strada per servire un alpeggio è molto facile poi che succceda questo (e in Piemonte la legge lo vieta… ma chi controlla severamente?):

        https://camoscibianchi.wordpress.com/2012/11/26/borgata-paraloup-e-monte-tamone/

        …oppure questo:

        http://www.autoruote4x4.com/it/itinerari_4x4_alpe_d_ovarda.html

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        • blacksheep77 says:

          caro beppe, capisco il tuo punto di vista, ma… perchè per colpa dei disonesti, come sempre, devono rimetterci quelli che invece vogliono solo lavorare e condurre la loro vita?
          come scrivevo, io sono più che mai favorevole alle strade, fatte BENE, ed in questo bene comprendo il mantenimento dei sentieri, la vera chiusura al traffico (in foresta nera, germania, e nella svizzera che citi anche tu c’erano delle sbarre grosse così, se la chiave ce l’ha solo chi deve effettivamente passare, voglio vedere come si infrange la legge!) ed una realizzazione che garantisca il minor impatto possibile. le facevano alla perfezione 100-200 anni fa e adesso non siamo più capaci? con tutti gli studi sull’ingegneria naturalistica ecc ecc ecc?
          per rispondere alla tua domanda… sì, una strada è tra le cose fondamentali per garantire la continuazione della vita di un alpeggio. oggi serve ad un pastore non più giovanissimo, domani ad una famiglia di pastori giovani con figli. non è un mestiere che va a morire, conosco persone che vorrebbero salire in alpeggio, ma non lo fanno solo perchè non trovano alpeggi liberi (e, per alpeggi, non parlo di baite, ma di pascoli. quando vediamo una baita chiusa non significa che l’alpeggio non sia affittato, magari ci sono su gli animali e vengono a sorvegliarli ogni tanto).
          andate a vedere in che modo tocca vivere dove la strada non c’è… e dove invece c’è la strada! io ho provato sulla mia pelle entrambe le esperienze e vi garantisco che non ho dubbi su cosa scegliere. non è questione di pigrizia, ma di praticità e condizioni di vita minimamente consone al XXI secolo.
          quest’estate potevamo cibarci di frutta e verdura fresca quotidianamente, variando la nostra dieta in modo sano. lo scorso anno occorreva misurare ciò che si metteva nello zaino, una pesca era un lusso, un pomodoro uno sfizio. carne fresca non ne parliamo. prima veniva il pane, poi tutto il resto. toccava mangiare scatolette ed insaccati in quantità (le famose scatolette che poi sono da smaltire… ma alla fine si lasciano su, perchè quando scendi nello zaino hai altre cose più importanti).
          si scendeva in fondovalle di notte, arrivando a fare cena alle 22 o alle 23, per poi ripartire al mattino presto, con zaini che spaccavano le spalle e pure sacchi di pane duro per i cani. vi assicuro che in quel caso non si apprezzava affatto il sentiero pittoresco, che oltretutto si conosceva ad occhi chiusi (per fortuna, perchè quando scendi di notte, senza luna e pure con la nebbia…).
          non ho vissuto personalmente (ma mi è stata raccontata) la discesa di una persona che era andata su a dare una mano e si era fatta male ad una caviglia. il pastore non chiama il soccorso se non proprio in casi gravi (l’aveva fatto per animali rimasti intrappolati su di una cengia), così si stringono i denti, si impreca e ci si trascina fin giù dove la strada c’è.
          mi è capitato di percorrere a tutta velocità una strada che porta ad un alpeggio per portare un medicinale di cui c’era l’urgenza.
          un’alpeggio con la strada vuol anche dire quel minimo di vita sociale, amici e parenti che vengono a trovarti, si fa una cena in compagnia. dove sale solo il sentiero sono in pochi a venirti a trovare e al massimo trascorri un paio d’ore insieme, poi i visitatori devono rientrare.
          per concludere… nell’alpeggio (servito da strada chiusa al traffico) dov’ero quest’estate, a non rispettare il divieto di transito (solo un cartello) erano al 99% escursionisti. c’era la possibilità di salire con un sentiero che corre sull’altro lato della valle, per niente interessato quindi dalla pista sterrata, segnato e ben tracciato, ma invece venivano fin su, parcheggiavano sul prato e poi partivano a piedi, visto che già così di dislivello da percorrere ce n’era a sufficienza, per raggiungere colli e vette che sono le mete delle gite in quel bellissimo vallone.

          per noi l’alpeggio è luogo di vita e di lavoro per 3-4-5 mesi all’anno. quanti di voi sarebbero disponibili a raggiungere a piedi la casa per un periodo tanto lungo? con qualsiasi condizione di tempo (compresa la nebbia, la pioggia, i temporali e la tormenta), con tutto il necessario per vivere sulle spalle. qualche eremita per scelta lo fa, ma sono pochi… ricordiamoci che non siamo più nel XIX secolo, in alpeggio oggi si sale, ma tocca scendere tutte le settimane, se non di più. per vivere, bisogna andare a vendere i formaggi, e allora c’è chi va a fare mercati. c’è chi ha la cascina in fondovalle e deve andare a bagnare (spesso di notte) il mais o i prati. ci sono i figli che vanno a scuola fino a giugno e ricominciano a settembre, mentre in alpe magari si sale a fine maggio e si scende a metà ottobre. ricordo un padre che, sulla strada che porta al colombardo, tutte le mattine portava giù i due figli (che frequentavano l’istituto agrario a pianezza) e scendeva a prenderli nel pomeriggio, perchè ci teneva che completassero gli studi e non abbandonassero la scuola come invece capita a molti figli di allevatori.

          scusate la lunga risposta, spero che abbiate avuto la pazienza di leggerla tutta. per noi la montagna è il luogo più bello dove lavorare e vivere, ma non si salva la montagna non facendo nulla. le battaglie da combattere sono altre! controllate che si facciano per gli alpeggi, che si facciano bene, che non siano “mangerie” e furti di denaro pubblico. fate in modo che i comuni aiutino i veri margari e non gli speculatori dei pascoli. battetevi perchè la montagna viva!

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          • Beppeley says:

            “fate in modo che i comuni aiutino i veri margari e non gli speculatori dei pascoli. battetevi perchè la montagna viva!”

            A proposito di comuni di montagna e dei suoi sindaci… leggi anche gli altri commenti…

            Lascio a te scoprire di quale Sindaco parlavo (nella bellissima VdA).

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  4. MS says:

    Ritorno qua dopo essere passato dal blog Pascolo Vagante che già conoscevo (in questo momento mi sto interessando alle Valli di Lanzo) e mi pare ovvio che Blachseep77 si sia un po’ arrabbiata per le mie considerazioni messe giù un po’ all’improvviso ed anche in modo un po’ polemico. Occorre però considerare che io mi riferivo alla realtà valdostana e non a quella delle valli piemontesi, dove di strade ce ne sono ancora relativamente “poche”.

    Mappando da Open Street Map si disegnano nella mappa anche le strade sterrate (interpoderali o come vogliamo chiamarle), in Valle d’Aosta qualcuno dice che chiamarle sterrate è riduttivo, ve ne sono di asfaltate e lastricate meglio che il centro di Aosta, quella del vallone di Chasten ha pure gli idranti antincendio !. Se aprite la mappa Open Street Map in Valle d’Aosta le potete vedere, non sapete quante ne ho disegnate, qualcuno parla di migliaia di Km ma forse neppure la regione ha un conto preciso ed una mappa completa, ve ne sono sempre di nuove.

    Quello che voglio dire è che se da un lato è vero che senza strade ci sarebbe molta meno gente in alpeggio (ma siamo sicuri che sia così ? Quanti alpeggi ci sono nell’area del Parco del Gran Paradiso che lavorano senza strade ?), dall’altro lato vi sono Km e Km di sterrate che portano a quelli che ormai sono solo antichi ruderi, che non vengono ristrutturati ed utilizzati perchè i proprietari non hanno soldi (e non vengono piu finanziati con soldi pubblici come un tempo) ma si è provveduto lo stesso a costruire strade (e che strade) e infine vi sono molti alpeggi che ormai sono solo case per il week end dei proprietari neppure agricoltori che pretendono di arrivare con l’auto dinanzi casa e scaricare il pranzo pronto anzichè camminare un paio di orette a piedi come i turisti. Quando percorro i sentieri non trovo mai, dico mai o quasi un valdostano che salga in montagna a piedi per passione, te ne potrei citare solo qualcuno in tanti anni di escursioni (e ne faccio tante). Qualche anno fa conobbi un simpatico signore valdostano con tre bimbi tutti con lo zainetto che mi diceva “vorrei andare in montagna con amici che hanno i figli dell’età dei miei ma non li trovo, salgono solo in auto e solo dove c’è la strada”. Quando il mio vicino (300 mt da me) lasciava le mucche dinanzi casa mia e quelle scappavano sulla strada, lo chiamavo al telefono a casa e sai che faceva ? Arrivava da casa dopo mezzora in macchina (300 mt). In VDA purtroppo camminare in montagna, appartenenti al CAI esclusi (ma anche qua ce ne sarebbero da raccontare) è roba da “turisti”. In certe zone con molti alpeggi, salire al mattino a piedi lungo le sterrate vuoi per lavoro, vuoi per proprietari di alpeggi in vacanza, ecc. sembra di essere al centro di Milano ! Aggiungi che ho trovato gente in moto da trial di provenienza locale persino all’interno del Parco del Mont Avic e capisci da cosa nasce un po’ il mio commento sulle strade. La mentalità che hanno creato le strade è purtroppo quella, la strada non è vista come una necessità ma data per scontata indipendentemente dal fatto che poi serva davvero o che sia utilizzata in proporzione alla spesa (che non è poca), e la montagna viene abbandonata ugualmente sia dai pastori che dai turisti che spesso, almeno in VDA, dicono che la montagna sembra sempre più un cantiere e non è molto diversa dalla città. Il turismo sta cambiando e cerca asempre più anche zone più integre ed intatte, scoprendole nell’ottica del rispetto per la montagna e per chi ci vive e lavora e la ama e non vede solo una “natura avversa” da combattere con ogni mezzo (strade comprese). Forse fra un po’ al bar sentiremo di nuovo parlare di vacche anzichè di escavatori e soprattutto si ridurranno le distanze fra gente del luogo e gente che viene da fuori o che ha la seconda casa. Siti come il mio e OpenStreet Map devono servire anche a questo (ma qua sto andando OT).

    Per vedere la Valle d’Asta dall’alto (con la sua rete stradale) basta usare Google Earth o il sito del Portale Cartografico Nazionale (ripreso anche sul sito della regione), o come detto consultare la mappa Open Street Map http://www.openstreetmap.org/?lat=45.701&lon=7.359&zoom=10&layers=M (le trade agricolo forestali sono tratteggiate o tratto punto in marrone) tenendo presente che le foto PCN prese a riferimento sono aggiorntate al 2006.

    Sull’uso della tecnologia in montagna sono faveorevole nel senso che non vado in mnontagna come si faceva una volta ma come si fa oggi, col gps (per tracciare i sentieri) e gli scarponi in goretex ma so anche stare senza TV (non l’accendo mai a casa se son da solo, ci credi ?) e senza internet per un po’. Un po’ di “spirito avventuroso” se così si può definire (vado in montagna, non nel Borneo) ci vuole sempre nella vita. Ma questo a volte sembra che molti lo abbiano perso, anche in montagna purtroppo 😦

    Per il resto la risposta di beppeley riassume anche il mio pensiero, dobbiamo guardare avanti, invece spesso in montagna si ripropongono schemi mentali ormai superati (vedi impianti di sci a gogo quando la gente cerca tuttaltra roba). Forse io sono troppo avanti, lo penso sempre 🙂 Sinceramente concordo sul fatto che coi soldi di molte (o poche) strade inutili (per le quali i fondi si trovano sempre ) si potrebbero sistemare molti sentieri dimenticati o costruire qualche bivacco dive serve (opere per le quali i soldi non si trovano mai). Probabilmente ci arriveremo ma in Italia siamo sempre gli ultimi, bravi solo a chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati (cancellare una strada, se mai si farà, non è certo una cosa semplice, magari alcune cadranno in disuso perchè mai utilizzate o quasi), forse resteranno valli stravolte e deserte abbandonate anche dai turisti … Ne parliamo fra un po’ di anni ?

    Comunque conosco il lavoro dei pastori, sto lavorando ad un progetto con un amico e ho passato giornate intere con amici negli alpeggi, a correre dietro a mucche e stambecchi, per scoprire il lavoro loro e la montagna vera non quella degli stereotipi, forse quella che chi in montagna ci vive vorrebbe che chi viene da fuori imparasse a conoscere ed apprezzare davvero, ti lascio il link http://www.msmountain.it/varie/video/ledamedichalland.html

    Per Open Street Map spero di avere stimolato qualcuno a lavorare alla mappa nella zona (poco mappata) delle Valli di Lanzo, sul mio sito vi sono indicazioni per realizzare la mappa ma sarei lieto di dare una mano, servono soprattutto i tracciati gps dei sentieri, oltre al lavoro su forto aeree, ed un po di conoscenza delle zone.

    Con questo chiudo, l’una passata ma volevo provare a rispondere prima delle festività (non sono uno che scrive molto su forum e blog, non credo che scriverò altro), Buon Natale a tutti.

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    • Beppeley says:

      Anche in Piemonte, e proprio in Val Pellice, sono state fatte molte piste:

      https://camoscibianchi.wordpress.com/2012/07/23/piste-o-peste/

      Peccato che non possa scanerizzare la mappa presente in questo libretto dove sono state evidenziate le numerosissime strade agricole e forestali proprio della Val Pellice.

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      • blacksheep77 says:

        benedette strade della val pellice! senza strada resta solo il “nostro” alpeggio (ma è veramente impossibile realizzare qualcosa lì) ed un’altro nel comune di bobbio. non a caso la val pellice è una di quelle in cui l’attività d’alpe è più viva e praticata anche (soprattutto!) dai giovani

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    • Beppeley says:

      Sai che gioia ho provato quando, qualche mese fa, andando ad un convegno in Valle d’Aosta, durante il rinfresco (all’aperto) contemplavo le meravigliose montagne del versante opposto e mi chiedevo quali fossero i nomi di quelle stupende vette… Al convegno ha partecipato anche il Sindaco del paesino che lo ha ospitato (borgo bellissimo… ma non voglio fare nomi…). Quindi è stato naturale rivolgermi a lui per chiedergli come si chiamassero quelle bellissime montagne.

      “Non lo so”, mi ha risposto.

      “Me lo dica lei che è del CAI!”. “Guardi, al limite le posso dire che laggiù c’è il Gran Paradiso”.

      Ma se neanche un Sindaco di un borgo immerso tra le montagne sa il nome delle vette di casa sua, allora cosa possiamo aspettarci?

      Tu sicuramente saresti in grado di rispondermi.

      Cultura della montagna? Cultura dell’escurisionismo?

      Ma va là… tutte balle… Sci. Monocultura dello sci. Il mondo degli ultmi decenni ci ha programmato così.

      Come quando carichiamo un software su di un pc. Nel nostro cervello c’è solo lo sci… o qualche montagna simbolo, come il Granpa, il Bianco… il Cervino…

      P.S.
      Se fai una ricerca su questo blog potrai scoprire facilmente di che Convegno si tratta e quindi anche dove è stato tenuto.

      Meriterebbe un post quell’uscita di un Sindaco della Valle d’Aosta.

      Il titolo potrebbe essere “La montagna estranea”.

      Ma forse non sono ancora abbastanza incazzato.

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    • blacksheep77 says:

      io la val d’aosta la conosco poco… ma quando lavoravo al censimento degli alpeggi nella regione piemonte ricordo con che invidia dalla cresta (montagne di settimo vittone) osservavamo strade e baite aostane. lì i soldi sono arrivati (forse troppi? forse non sempre spesi bene??) e certamente è successo quello che dici tu, con alpeggi che sono diventati case per le vacanze e cose così.
      io lo spirito avventuroso lo riservo alle gite (che purtroppo non riesco praticamente più a fare), ma quando devo lavorare, con gli orari che comporta l’allevamento, preferisco qualche certezza in più e meno incognite d’avventura! 😉
      io al mondo dell’alpeggio ci sono arrivata da fuori. sono stata escursionista, sono stata tecnico che in alpeggio vi si recava per studio e per lavoro, ed adesso sono sempre di più abitante dell’alpe. ti assicuro che il tuo punto di vista cambia, quando vedi le cose sotto un’altra angolazione 🙂

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  5. MS says:

    Beppeley, non mi stupisci, io ho trovato un guardaparco del PNGP che non conosceva il nome della montagna dietro al suo casott, evidentemente per lui quello è un lavoro come un altro, per carità basta lo faccia bene ma forse non ci metterà molta passione. Non è raro che un “turista” come me conosca certi monti meglio di chi ci abita sia perchè gli abitanti non hanno tempo di scoprire le loro valli, sia perchè (sembra strano ?) non ne hanno interesse (i montagnini sono molto pragmatici ! Salire una vetta a che serve ?). Il problema che hai centrato è fondamentale: non sempre chi vive IN montagna vive anche LA montagna, a volte vive la montagna più chi viene da fuori, (magari non sempre nel mondo migliore). A me è successo di entrare al Mc Donanl’s di Aosta, a parte qualche poster di sciatori alle pareti, era come essere a Milano non in una città fra le Alpi, gli unici vestiti da montagna eravamo noi scesi da una escursione che sembravamo dei marziani (per carità, nessuno dice che occorre essere abbigliati da montagna in città, anche se io mi vesto da montagna pure in pianura 🙂 . Diciamo che molti che vivono in montagna forse sognano la città o si uniformano ad essa, e non si rendono conto del valore e della bellezza di quello che hanno davanti tutti i giorni. Io dico sempre che la maggior ricchezza della valle d’Asta sono le sue montagne (la principale fonte di reddito è un’altra ma non dico quale, non certo il turismo). Il problema è proprio quello, una cosa che nel mio sito ho cercato di esprimere da un po’ di tempo: la montagna non è solo un luogo fisico, è qualcosa che hai dentro. Spesso ci sono montanari che sono tali di nascita ma non di fatto, mentre altri sono montanari nel cuore anche se in montagna non riescono ad andare :-(. Purtroppo da ciò derivano molti guai delle nostre montagne, siano sterrate in soprappiù (che si intrecciano sui versanti delle valli come arabeschi gotici), sia le batterie dei trattori abbandonate nei boschi, il casino da discoteca ad alta quota, la wamp che vuole la baita col Jacuzzi, e sia tante altre cose belle/brutte/insensate/smontagnate 🙂 ad opera di locali e turisti maleducati o fuori posto. E la montagna muore (e noi con essa, visto che la montagna siamo noi, anche noi).

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    • Beppeley says:

      E’ il fattore culturale, tanto per cambiare, a determinare il paesaggio che vediamo in montagna.

      Sappiamo tutti che la montagna, quella di Cervinia, giusto per fare un esempio qualsiasi, è una montagna cittadina, nata e modellata dalle visioni urbanocentriche.

      Mi viene in mente un interessante libro di Camanni, “Il Cervino è nudo”.

      “Che piaccia o no, siamo molto più simili ai casermoni di Cervinia che al candore romantico del Breuil di Guido Rey, o agli chalet di Zermatt, museo a cielo aperto. Che ci piaccia o meno, assomigliamo esattamente a quelle nevi contaminate che hanno visto volare gli sciatori e morire i sogni. E da quelli dovremmo ripartire”.

      Cultura della montagna. L’Italia è fatta di montagne ma la maggioranza dei cittadini ci vede solo la neve e lo sci. Una sorta di mega luna park del divertimento.

      Peccato che tra quelle pieghe delle vallate alpine ed appeniniche si nascondono “tesori”.

      Peccato non accorgeresene.

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